Tappo a vite vs sughero: la “riprova” con il Pecorino Ekwo di Tenuta Terraviva

Ci ho riprovato.

Ho fatto nuovamente la prova di assaggio dello stesso vino chiuso con tappo di sughero e con tappo a vite (non scrivo Stelvin perché questo è solamente il nome di UNA ditta che fornisce questa chiusura per le bottiglie di vino…).

Questo grazie alla gentilezza di Pietro Topi – proprietario assieme alla moglie Pina Marano dell’azienda Tenuta Terraviva, di Tortoreto (Abruzzo) – che mi ha fornito alcune bottiglie di un’unica partita del loro Pecorino Ekwo tappate sia con tappo a vite che con tappo di sughero monoblocco.

Devo aggiungere che l’accortezza di Pietro è stata quella di fornirmi non l’ultima versione del vino in commercio – in questo caso la 2019 – ma i prodotti dell’annata precedente. Vini quindi che hanno già trascorso quasi due anni in bottiglia e che – lo conferma in maniera inequivocabile l’assaggio – sono nel momento di piena maturazione e di migliore espressione gusto-olfattiva.

Il risultato, ve lo dico subito, è stato questo: la bottiglia tappata con il sughero si è immediatamente aperta nel bicchiere, ha espresso profumi ampi e insistenti che però, con il trascorrere dei minuti, si sono un po’ affievoliti; è risultata fresca e pimpante al palato, semmai con una leggera “svogliatezza” nel finale. Il Pecorino chiuso con tappo a vite è risultato subito piuttosto chiuso e reticente a mostrare il suo bagaglio olfattivo, salvo poi dimostrarsi inarrestabile – con lo scorrere del tempo – nell’esprimere profumi via via più intensi e variegati; per quanto riguarda il gusto il timbro del vino era evidentemente lo stesso, ma qui ha mostrato una dinamica più pimpante e scattante, decisamente più accattivante e incisiva del suo “gemello” tappato con sughero.

In sostanza due vini molto buoni, integri e chiaramente appaganti, ma con l’evidenza che quello tappato a vite era “di più e meglio”, sia all’olfatto che al gusto.

Non mi sono stupito troppo del risultato, perché ho già avuto modo in passato di fare prove simili. Scrissi già qualcosa su questo tema nel 2012 (clicca qui se vuoi leggere questo vecchio post), quando ebbi la fortuna – grazie alla gentilezza di Andrea Felluga, figlio del grande Livio, fondatore della rinomata cantina friulana – di assaggiare diverse annate del vino più importante dell’azienda, il Terre Alte, con la formula che per ogni millesimo era prevista una bottiglia chiusa con tappo a vite (prelevata da una piccola dotazione aziendale “sperimentale”) e una chiusa “normalmente” con sughero.

Era la mia prima esperienza e il risultato fu eclatante: con il passare dei minuti i vini chiusi con il sughero cominciavano a segnare il passo nel bicchiere, diventando meno nitidi e ampi nell’espressione (talvolta mostrando qualche inizio di ossidazione) mentre quelli a vite diventavano sempre più espressivi, vivi e appaganti, sia all’olfatto che al gusto.

E con questo Pecorino è stata la stessa cosa. Per onor di cronaca devo aggiungere che tra la mia prima esperienza con il Terre Alte e quest’ultima con l’Ekwo di Tenuta Terraviva sono state decine le prove simili a cui ho avuto la fortuna di partecipare, con risultati sempre uguali: evidente, alla distanza, una certa “supremazia” del tappo a vite.

Aggiungo che evidentemente non sono il solo ad aver fatto queste prove: se cliccate qui potete leggere, per esempio, un bel post di Paride Cocchi che riguarda una degustazione “sughero vs vite” fatta qualche anno fa con i vini di Franz Haas.

È chiaro che, dopo questi responsi, sia obbligatoria una doverosa e necessaria precisazione: non proporrei mai di tappare ogni tipologia di vino prodotto in Italia con tappo a vite ma per alcune di esse – come i grandi bianchi prodotti in stile riduttivo, i bianchi aromatici, i rosati e in generale tutti i vini giovani, bianchi o rossi che siano, il cui consumo è previsto e consigliato nell’anno successivo alla vendemmia – propenderei senza problemi per questo genere di chiusura.

Poi resta molto da discutere sui problemi di “immagine” che ancora oggi affliggono i vini chiusi con tappo a vite (per molti consumatori questa chiusura richiama immediatamente alla mente i bottiglioni di vino dozzinale che si trovano negli scaffali più bassi dei supermercati…); ma su questo argomento ci riserviamo prossime, appassionanti, discussioni 🙂