Sono due, quello Grosso e quello Piccolo, entrambi piemontesi. Le migliori etichette in commercio di Pelaverga.

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressoché unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo deciso, già da tempo, di proporvi su questo sito un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà.

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PELAVERGA GROSSO

E PELAVERGA PICCOLO

 

 

Con il nome Pelaverga vengono riconosciuti in Piemonte due vitigni diversi, che presentano caratteristiche genetiche e morfologiche decisamente autonome e che vengono coltivate in due zone distinte: per differenziarli tra loro viene infatti aggiunto per l’uno l’aggettivo Grosso e per l’altro Piccolo, indicando in tal modo la differenza principale che sta nelle dimensioni dell’acino.

 

Il PELAVERGA GROSSO è un vitigno originario delle zone pedemontane del Saluzzese, in provincia di Cuneo; è detto anche Cari nel Torinese, altro bacino storico di allevamento. L’introduzione del Pelaverga Grosso nel Saluzzese si fa risalire all’VIII secolo, quando un gruppo di monaci fondò un convento a Pagno, in Val Bronda (il vitigno è infatti conosciuto anche come Pelaverga di Pagno), iniziando presto la coltivazione dell’uva; di lì a poco il Pelaverga Grosso si sarebbe diffuso in tutta l’area, andando spesso a occupare terreni prima destinati a bosco.

In pratica non esistono notizie di una presenza del Pelaverga Grosso al di fuori delle due aree succitate: il territorio di Chieri, nella variante onomastica di Cari, e soprattutto l’area di Saluzzo. Nel Canavese è presente in maniera sporadica un vitigno detto Peilavert, che dovrebbe però appartenere a un ceppo genetico diverso. Iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1981, il Pelaverga Grosso rientra nella composizione delle Doc Colline Saluzzesi e Collina Torinese.

Il grappolo è di taglia medio-grande o grande, piramidale e compatto. L’acino è grande, ellissoidale, con buccia di medio spessore e pruinosa, di colore variabile dal violaceo al blu-nero. L’epoca di maturazione è medio-tardiva e la raccolta di solito avviene intorno alla metà di ottobre.

 

Non si hanno notizie certe circa l’introduzione e l’epoca di diffusione nelle Langhe del PELAVERGA PICCOLO, anche se la tradizione orale vuole che sia stato portato dal Saluzzese a Verduno dal beato Sebastiano Valfrè nel Settecento. In ogni caso si ritiene originario del piccolo centro periferico del comprensorio di produzione del Barolo e per questo è detto anche Pelaverga di Verduno.

Recenti studi hanno dimostrato la sua totale estraneità al Pelaverga saluzzese – il Pelaverga Grosso – e per distinguerlo da questo si è decisa la dizione aggiuntiva di Piccolo, per le minori dimensioni dell’acino. Il successo commerciale, che ancora oggi accompagna l’esigua produzione di vino ottenuto da questo vitigno, risale però solo agli inizi degli anni Settanta quando, su intuizione e spinta dei produttori locali, si iniziò a vinificare il Pelaverga in purezza, ottenendone un prodotto gradevole e di felice impatto.

Il percorso di promozione del Pelaverga ha trovato il suo momento più importante nell’istituzione della Doc Verduno Pelaverga, avvenuta nel 1995, un anno dopo l’iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Infatti è Verduno il vero e solo epicentro di coltivazione del Pelaverga Piccolo, anche se tracce della presenza del vitigno si hanno in pochi centri limitrofi, tanto che l’area di produzione della Doc Verduno Pelaverga si estende anche a parte dei comuni di Roddi e La Morra.

Il grappolo è medio-grande, di forma conica o piramidale allungata, alato e compatto. L’acino è medio-piccolo, sferoidale, con buccia molto pruinosa di colore blu-nero. L’epoca di piena maturazione dell’uva è medio-tardiva e va a cadere all’incirca nella prima decade di ottobre.

 

Di seguito un breve elenco – in ordine alfabetico – delle aziende che producono etichette interessanti di Pelaverga Grosso e Pelaverga Piccolo in Piemonte; sono tutte recensite in Slow Wine 2021. Per ogni vino aggiungiamo anche l’indicazione del numero di bottiglie prodotte e del prezzo medio di vendita in enoteca.

 

PELAVERGA GROSSO

CANTINA MELOGNIS, Revello (CN)

Lontano dalle rotte più battute dagli enoturisti – che in Piemonte giocoforza si dedicano alle colline di Langa – questo angolo del cuneese è quasi marginale, dimenticato, ma proprio per questo da riscoprire e da valorizzare. Si stanno dedicando all’obiettivo di farci innamorare dei vini nati all’ombra dell’iconico Monviso Vanina Maria Carta e suo marito Michele Fino. L’azienda possiede tre appezzamenti che si dividono tra Revello e Saluzzo: vengono coltivate vari vitigni locali tra cui pelaverga grosso, barbera, chatus, freisa, neretta cuneese, quagliano, oltre a pinot nero e due vitigni a bacca bianca di origine montana: il gouias blanc e lo chasselas. Il Colline Saluzzesi Pelaverga Divicaroli 2019 (3.500 bt; 13 €) è un vino agile e scorrevole, intenso nelle note olfattive di spezie e piccoli frutti rossi, moderatamente intenso e sapido al palato.

 

PELAVERGA PICCOLO

ALESSANDRIA FRATELLI, Verduno (CN)

Questa bella azienda a conduzione familiare ha sede da sempre nel cuore del comune di Verduno, e con il suggestivo borgo ha un rapporto di romantico scambio. Vittore Alessandria, istrionico e inarrestabile, la conduce nel solco tracciato dal padre Gian Battista, coadiuvato dallo zio Alessandro, rinnovando continuamente la sua dedizione al territorio, che anche grazie al suo impegno è oggi riconosciuto come uno dei più vocati di tutta la Langa. A Verduno hanno sede i due iconici cru dell’azienda – San Lorenzo e Monvigliero, dedicati al nebbiolo – così come le vigne da cui nasce la specialità esclusiva del comune, il Pelaverga. Il loro Verduno Pelaverga Speziale 2019 (20.000 bt; 14 €) è un vino di grande dinamicità, molto varietale nel profilo olfattivo finemente speziato e leggermente fruttato, agile e scattante al palato.

 

G.B. BURLOTTO, Verduno (CN)

Fabio Alessandria è il degno erede di un pezzo importante della storia del Barolo, scritto nell’Ottocento dal trisnonno Giovan Battista Burlotto. Umile, intelligente e di innegabile talento, Fabio è riuscito a riportare questa storica realtà ai vertici della denominazione, e al contempo a valorizzare il locale Pelaverga. Il cuore del vigneto aziendale si trova sui ripidi pendii che circondano il centro abitato di Verduno. Molto fine ed equilibrato, il Verduno Pelaverga 2019 (8.000 bt; 13 €) è decisamente espressivo, intenso nelle note speziate e sorretto, al gusto, da una ficcante vena acido-sapida.

 

CASTELLO DI VERDUNO, Verduno (CN)

L’azienda Castello di Verduno è prima di tutto l’unione di due famiglie del vino, i Bianco di Barbaresco e i Burlotto di Verduno, saldatesi nel matrimonio tra Franco e Gabriella. È così nata una delle cantine più prestigiose di Langa, custode della storia di un castello che ha visto i nobili natali del Barolo e protagonista di un presente importante, che passa anche attraverso l’ottima produzione di Pelaverga. Il Verduno Basadone 2018 (22.000 bt; 16 €) è tipicamente speziato, e pur essendo più strutturato di altri suoi cugini, ha slancio e succo da vendere.  L’azienda, poi, con le uve pelaverga produce anche un fresco e leggiadro Metodo Classico, il Dosaggio Zero S-ciopét 2016 (1.600 bt; 24 € ).