Slow Wine 2013 – Bianchi del Nordest: un’annata sotto tono. Chi si è salvato?

Il grande caldo che ha imperversato nella seconda metà di agosto, unito a una siccità già presente nelle campagne (e alla conseguente mancanza di acqua), non poteva infatti non avere ripercussioni sui prodotti vinicoli. Chi ha potuto è ricorso a qualche forma di irrigazione di soccorso, altri hanno rispolverato il vecchio Manuale delle Giovani Marmotte per imparare il rituale della danza della pioggia.
In ogni caso le piante hanno sofferto questo clima torrido e si sono comportate di conseguenza; non crediamo che siano servite a molto le vendemmie anticipate, a cui si è ricorso per evitare che crollassero le acidità e salisse di molto il grado zuccherino, con il conseguente esubero di alcolicità nei vini. Ha prodotto bene chi ha mantenuto le piante in un discreto equilibrio, non troppo stressate dal caldo: ovvero chi ha lavorato (non solo in questa annata) per bene in vigna, magari avendo impianti con parecchi anni sulle spalle, che meglio di altri sanno adattarsi ai repentini ma sostanziali mutamenti climatici.

 

Il comprensorio di Soave e di Gambellara – le terre più vocate per la garganega – ha in genere consegnato vini caldi, decisamente alcolici, privi di una grande definizione aromatica e piuttosto piatti; spesso, in caso di “correzioni di freschezza” fatte in cantina (pratiche ovviamente ammesse dai disciplinari), si sentivano le sensazioni acide scisse dal resto del vino, con una sensazione spesso fastidiosa per il palato. In Friuli la situazione è stata molto simile, forse migliore sul piano dell’integrazione acida ma comunque non solita: la situazione più ricorrente è stata quella di vini che andavano bene al gusto fino a un certo punto e poi “sparivano” dalla bocca, mancando di persistenza e rimanendo in questo modo un po’ monchi. Per entrambe le zone il problema del contenimento dell’alcolicità è stato prioritario: in Friuli abbiamo assaggiato tante Malvasie (veniva definita un’annata “magica” per questa varietà …) che, per quanto ben definite aromaticamente, bruciavano al palato per una gradazione alcolica preponderante, che spesso superava i 15°.

 

Ovviamente ci sono state delle belle eccezioni – neanche troppo isolate, per la verità – che andiamo ad elencare qui di seguito, unendo naturalmente quei prodotti di annate precedenti che sono arrivati nei mesi scorsi in degustazione e che presto usciranno in commercio (o che sono già in vendita).

 

 

VINI SLOW

 

Veneto:
Sassaia 2011 – La Biancara
Soave Cl. Castelcerino 2011 – Filippi
Soave Cl. Casette Foscarin 2010 – Monte Tondo
Soave Cl. Staforte 2010 – Prà
Studio 2010 – Ca’ Rugate

 

Angiolino Maule ci consegna una nuova versione di Sassaia, prodotto senza macerazione delle uve: è un vino narrativo, che racconta il percorso di vita di Angiolino e la sua idea di vino. Si potrebbe dire altrettanto per il Castelcerino di Filippo Filippi, esuberante nella sua espressione olfattiva, profondo al gusto. Monte Tondo da una splendida versione del cru Foscarino, tesa e incisiva, nel pieno rispetto della tradizione; così come Graziano Prà, con il suo elegante, minerale e complesso Staforte. Infine lo Studio di Ca’ Rugate, cristallina espressione del trebbiano di Soave, vino capace di coniugare territorialità, stile e ricerca.

 

Friuli:
COF Chardonnay 2011 – Ronco del Gnemiz
COF Friulano AT 2011 – Aquila del Torre
COF Verduzzo 2011 – I Clivi
Collio Bianco 2011 – Edi Keber
Collio Bianco Vigne 2011 – Zuani
Collio Friulano 2011 – Vosca
Collio Friulano Vigna del Rolat 2011 – Raccaro
COF Friulano Vigne Cinquant’anni 2010 – Le Vigne di Zamò
Friuli Isonzo Friulano 2010 – Borgo San Daniele
Carat 2006 – Bressan Mastri Vinai

 

Eccellente, ma capace di migliorare ancora nel tempo, il vino de I Clivi, che nobilita il troppo spesso bistrattato verduzzo. Aquila del Torre offre una grande interpretazione di Friulano, misurata e viva, frutto di una viticoltura attenta e sostenibile. Motivazioni che valgono anche per il Friulano di Borgo San Daniele, espressivo, ricco e vivace. Ancora due grandi versioni di Friulano, quella dei “vicini di casa” (hanno le vigne quasi attaccate) Francesco Vosca e Dario Raccaro, che esaltano il territorio di Cormons. Molto convincenti – sia per l’idea che li ha creati e sia per quello che esprimono al palato – l’elegantissimo e croccante Collio Bianco Vigne di Zuani e il solido e appagante Collio Bianco di Edi Keber. Elegante e sottile il Friulano Vigne Cinquant’anni di Zamò, un’etichetta simbolo di questa storica azienda e dello splendido comprensorio di Rosazzo, dal quale proviene anche il buonissimo Chardonnay di Ronco del Gnemiz, uno vino in stile borgognone (buono subito e sempre più buono nel tempo) che esprime perfettamente il territorio dal quale proviene. Infine l’unico vino bianco da uve macerate, l’energico e complesso Carat di Fulvio Bressan, bravo nel concepire il vino e soprattutto nell’aspettare il giusto momento per metterlo in commercio.

 

 

GRANDI VINI

 

Veneto:
Soave Cl. Calvarino 2010 – Pieropan

 

Friuli:
COF Friulano 2011 – Petrussa
Collio Bianco 2011 – Colle Duga
Collio Friulano 2011 – Isidoro Polencic
Collio Pinot Bianco 2011 – Venica & Venica
Les Enfants 2011 – Villa Russiz
Friuli Isonzo Chardonnay Ciampagnis Vieris 2010 – Vie di Romans

 

 

 

VINI QUOTIDIANI

 

Veneto:
Soave Cl. 2011 – Brigaldara
Soave Cl. Monte Tondo 2011 – Monte Tondo
Soave Vigna della Corte 2011 – Corte Adami
Soave Vigne di Mezzane 2011 – Corte Sant’Alda

 

Friuli:
COF Bianco 2011 – Visintini
COF Friulano 2011 – Butussi
COF Friulano 2011 – Pizzulin
COF Friulano 2011 – Volpe Pasini
Collio Malvasia 2011 – Buzzinelli
Friuli Annia Sauvignon 2011 – Bortolusso
Friuli Aquileia Malvasia 2011 – Mulino delle Tolle
Friuli Grave Pinot Grigio 2011 – Vistorta
Friuli Isonzo Pinot Bianco 2011 – Tenuta di Angoris
Friuli Isonzo Sauvignon 2011 – Carlo di Pradis

 

 

 

 

Tutti questi ottimi vini bianchi saranno in degustazione il 28 ottobre 2012 durante la presentazione di Slow Wine 2013. Se volete farvi un bel regalo, non dovete farvi scappare questa occasione unica.

 

 

 

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