Sicilia En Primeur Global Webinar 2020

Venerdì scorso con la mente e lo spirito siamo andati a Cefalù, piccola perla siciliana e patrimonio UNESCO. Proprio lì si sarebbero svolte le giornate conclusive della 17a edizione di Sicilia En Primeur, la kermesse promossa da Assovini Sicilia per presentare in anteprima i vini siciliani della nuova annata.

In una primavera decisamente sui generis i nostri fondoschiena erano invece saldamente ancorati a sedie o poltrone dei salotti di casa – di cui hanno letteralmente preso la forma in questi mesi – e ancora una volta è stata la piattaforma Zoom a permettere a oltre 150 giornalisti nazionali ed esteri di partecipare a un viaggio virtuale alla scoperta delle caratteristiche e dei numeri della vendemmia 2019 in terra trinacria.

 

Veniamo agli interventi

A fare gli onori di casa è Alessio Planeta, Presidente di Assovini Sicilia, l’associazione che riunisce 91 aziende vitivinicole siciliane e da lui definita “un piccolo miracolo” per coesione e lungimiranza. Da poco Assovini ha anche una sede fisica a disposizione dei soci e dei visitatori.
Il suo intervento è emozionato, orgoglioso e quasi romantico, e guarda alla ripartenza.
Si punta sui mercati esteri, in cui il brand Sicilia ha sempre più appeal, e alla sostenibilità: è siciliana la più alta percentuale di superficie vitata bio d’Italia (e con il Consorzio DOC Sicilia nascerà anche la Fondazione per la Sostenibilità Sicilia).

La parola passa ad Antonio Rallo, Presidente del Consorzio Sicilia DOC. Si parte naturalmente facendo i conti con il Covid-19 e l’impatto che ha avuto in regione: «l’onda è arrivata, forse un po’ meno violenta che altrove» con perdite intorno all’11%, in effetti più contenute del -40% registrato dal vino italiano. Qualche numero: la denominazione conta 24.929 ettari (dai 9.300 del 2013) e coinvolge 461 aziende, per 8.354 viticoltori. Nel 2019 continuano a crescere i volumi (+19%) con 95 milioni di bottiglie: sia le tipologie di Sicilia Doc monovarietali, sia le bottiglie che in etichetta aggiungono la menzione Sicilia accanto alla denominazione territoriale (+11%). Inoltre gli sforzi sul posizionamento dei vini siciliani all’estero continuano con successo, sia in Europa che oltreoceano, con awareness in posizione molto alta in classifica rispetto ad altre regioni italiane e mondiali.

Pino Cuttaia, patron del ristorante La Madia a Licata e Presidente de Le Soste di Ulisse, il compito di dare voce alla ristorazione siciliana: indispensabile, come dopo ogni grande crisi, trovare la forza di risollevarsi facendo squadra per essere tutti ambasciatori di questo meraviglioso territorio.

 

La nuova annata

Prima del momento Q&A, Mattia Filippi, enologo e consulente fondatore di Uva Sapiens, ha fatto la presentazione tecnica della nuova annata: la produzione si attesta sui 4,3 milioni di ettolitri, in media con gli ultimi 5 anni, e la 2019 è la terzultima vendemmia quantitativamente più scarsa degli ultimi 10 anni. La resa per ettaro è la più bassa di’Italia e la produzione è sempre più all’insegna della sostenibilità, sia per quanto riguarda il biologico certificato (ricordiamo che la Sicilia rappresenta il 34% della superficie bio italiana) sia per il crescente numero di cantine che aderiscono a protocolli volontari o a certificazioni legate alla sostenibilità. Supportati da fattori intrinseci che aiutano e facilitano un approccio sostenibile, clima in primis.

«Climaticamente il 2019 non ha subito innalzamenti di temperatura rispetto alla media degli ultimi 30 anni e nel periodo tra marzo e ottobre 2019 sono state rilevate temperature nettamente sotto la media degli ultimi 15 anni e una piovosità mediamente elevata rispetto agli ultimi anni, ma meno elevata rispetto al 2018. Questo ha comportato ovviamente un forte ritardo nel germogliamento e soprattutto una fioritura con un’allegagione scarsa generando come conseguenza delle produzioni medie molto basse. A livello generale l’annata 2019 è stata bilanciata con punte di eccezionalità, soprattutto in riferimento alle varietà a bacca bianca e porta in bottiglia vini estremamente interessanti sia dal punto di vista aromatico che da un punto di vista di maturazione fenolica».

 

Territori e varietà

Qualche parola sui diversi territori e le varietà autoctone che nei secoli si sono adattate a tali aree.

In Sicilia occidentale (province di Trapani, Palermo e Agrigento) non si è assistito a fenomeni estremi di caldo africano, anzi la vendemmia è stata ritardata da temperature miti. Le uve a bacca bianca quali catarratto, grillo e inzolia ne hanno beneficiato, con un aumento delle acidità e l’esaltazione degli aromi varietali.

In Sicilia sud-orientale (province di Ragusa, Siracusa e Caltanissetta) le piogge autunnali hanno dilazionato il periodo vendemmiale, soprattutto per le varietà del Nero d’Avola (che ha goduto delle basse produzioni per ettaro ed è riuscito a mantenere molta freschezza e acidità) e del Frappato (maturato molto lentamente, mantenendo le caratteristiche varietali).

Infine in Sicilia del Nord Est (Doc Mamertino, Faro ed Etna) si è assistito ad un’annata bilanciate e dalle condizioni microclimatiche favorevoli. Le precipitazioni autunnali, arrivate con un mese di ritardo rispetto all’anno precedente, hanno permesso una raccolta molto dilatata nel tempo. «Nello specifico nella zona etnea, il Carricante ha avuto delle evoluzioni aromatiche molto bilanciate con un profilo molto acido e verticale. E come per il Catarratto, è probabile sia un’ottima annata dal punto di vista della longevità. Per il Nerello mascalese, le condizioni sono state veramente perfette durante la vendemmia che ha permesso alle aziende di sfruttare al massimo la maturazione polifenolica tipica della varietà».

Tutti i presupposti sono dei migliori e aspettiamo conferma dagli assaggi. Auspichiamo un 2021 come il 2019: con tutto alle spalle tornando a bere siciliano e a viaggiare in Sicilia.

Salutandoci con un brindisi, arrivederci all’anno prossimo in un’altra meravigliosa location per Sicilia En Primeur 2021!