Sfumature di Borgogna: l’espressione del Beaujolais

Un vitigno quasi dimenticato, un territorio nascosto all’ombra della Borgogna. Il Beaujolais, piccola denominazione nei pressi di Lione, regala vini freschi, profumati e con un’impronta territoriale unica.

Nell’ultimo incontro del ciclo In the Mood for Wine, torniamo in Francia. Per l’occasione, Luca Cuzziol incontra Jean-François Coquard, la tredicesima generazione di vignaioli della sua famiglia.

autoritratto jean francois

Jean-François, patron della JFC vins, racconta il suo territorio e i suoi vini. Diviso tra Francia e Italia, dove ha passato 15 anni della sua vita, porta avanti l’onore della sua zona e di un vitigno in grado di esprimersi perfettamente in queste zone: il gamay.

Jean-François Coquard lavora da anni per cambiare l’immagine della denominazione creata negli ultimi tempi, segnati da un grande successo commerciale ma che non esprimono a pieno la vera identità del territorio.

Una zona di 15.000 ettari tra Lionee Mâcon, a due passi dalla grande Borgogna. Il 97% della superficie vitata è coperto dal gamay, cugino del pinot nero. Un vitigno precoce, con grappolo compatto che dona vini dal colore scarico e dai sentori fruttati. Per la produzione di bianchi, invece, viene utilizzato principalmente chardonnay. Lo stile di produzione è tipicamente borgognone, ma i vini prodotti in questa zona hanno un’identità completamente diversa.

«La divisione (del territorio n.d.r.) è prettamente politica. Dal punto di vista stilistico, le due zone si assomigliano molto. Io in teoria potrei denominare i miei bianchi come Bourgogne Blanc, ma ho fatto una scelta diversa. Voglio valorizzare il mio territorio, rivendicare il nome Beaujolais. La richiesta in aumento di vini bianchi dalle nostre zone ci dà ragione».

La scelta di Jean-François è coraggiosa: indicare in etichetta la provenienza esatta della propria uva. Ma la missione è ben più ampia, con questo gesto vuole spingere tutti i produttori della zona a rivendicare un prodotto sottostimato.

vendemmiaLe potenzialità di crescita sono molte e la nuova generazione sta lavorando in maniera interessante. I prezzi sono contenuti, e probabilmente lo rimarranno anche in futuro, ma i vini prodotti di altissima qualità.

Negli ultimi anni, sempre più produttori stanno portando avanti la conversione in biologico. La gestione in vigna è molto difficile a causa del clima, tuttavia lavorare su appezzamenti molto piccoli porta a ottimi risultati. Gestendo la densità degli impianti, si riescono a ridurre i trattamenti al minimo indispensabile. È importante ridurre il numero di piante per ettaro e permettere una buona areazione per evitare che l’uva marcisca.

Ma quanto ha influito l’esperienza in Italia sul suo modo di lavorare?

«Da enologo, il mio focus principale è il vino. Ma senza una buona uva, io non servirei a nulla. In Italia c’è molta attenzione per la pianta. C’è grande fantasia e innovazione, sia nei macchinari che negli impianti. Non ho ancora portato tutto a casa, ma è stata una grande scuola. Fare cambiamenti da noi è molto difficile, ci vuole molto tempo: in Francia c’è un grosso attaccamento alla tradizione».

Ma la tradizione non basta. A volte bisogna spingersi oltre, e per farlo, Jean-François ha dei nuovi progetti per il futuro. La richiesta di bianchi è in continuo aumento e l’idea è quella di creare un vino bianco più importante.

Pur vedendo questa recente espansione dei bianchi, il protagonista indiscusso rimane il Beaujolais Nouveau. Messo in commercio il terzo giovedì di novembre, regala sentori vinosi, fruttati e floreali.
Il gamay è molto versatile e può rivelarsi vincente nelle sue diverse declinazioni. Infatti dalla sua esperienza italiana, Jean-François ha portato a casa un sogno: creare un gamay con buona struttura, ricchezza olfattiva e con un buon potenziale di invecchiamento. Le prospettive sono buone, e in futuro questo vino potrebbe regalare nuove emozioni.

 

 

Fotografie di Jean-François Coquard