Sangiovese con amore, una questione di sentimento

Qualche tempo fa ho partecipato alla degustazione Sangiovese Con Amore voluta da Alessandro De Filippis, Rocco Trauzzola dell’Azienda Fattoria Mani di Luna di Torgiano (PG) e Giovanni Cenci dell’Azienda Agricola Cenci di Marsciano (PG). L’evento si è svolto al ristorante Osteria a Priori di Perugia dove l’oste Alessandro Casciola ci ha accolti e rifocillati, come sempre, con attenzione.

Il sangiovese è sicuramente uno dei vitigni italici più importanti che si è affermato con il nome sanguis Jovis (sangue di Giove) sin dall’epoca etrusca. È l’uva a bacca nera più coltivata in Italia, occupando circa il 10% dell’intera superficie viticola italiana. La sua espressione nobile più conosciuta arriva dal centro Italia, da regioni come la Toscana, Umbria e Romagna che la vedono solitamente protagonista nella versione monovitigno, mentre non di rado in altre regioni viene spesso utilizzata in assemblaggio con altre varietà.

Rocco Trauzzola, prima di iniziare ha chiesto ai partecipanti di procedere con la degustazione «in modo libero, con poca testa e più corpo» e ancora, «cercare di fare uno sforzo meno mentale ma bensì essere rilassati ascoltando le sensazioni del corpo». In batteria erano presenti 5 Sangiovese umbri e 4 toscani nella versione monovitigno per una degustazione rigorosamente alla cieca, con sottofondo musicale e sensi accesi. Le percezioni ricevute dai vini durante la prima ora sono state quasi tutte superate dalle evoluzioni delle stesse nel calice nelle ore successive.

Alcune note di seguito sono i primi segnali dell’interazione quando una linea costante di nota ematica l’ha fatta da padrone su tutta la batteria.

I Sangiovese degustati

Piantata Riserva, Cantina Cenci, 2019 Umbria: Marsciano (PG), sin da subito colpisce per il colore elegante, rosso rubino scarico con riflessi granati, che lascerebbe intendere il suo essere sottile e leggiadro anche in bocca, dove così si rivelerà. L’uva viene coltivata su una terra ricca di ph alti ed una presenza calcare attivo molto alto che entrambi concedono al vino un’innata leggerezza, acidità e grande bevibilità. Frutti piccoli rossi, liquirizia, lampone, pepe nero, in bocca leggero e scattante. Qualcuno in sala ha suggerito che somigliava ad un pinot nero, e non aveva torto.

Selezione Le Cese, Collecapretta, 2020 Umbria: Spoleto (PG), sangiovese forbito e profondo, profumi sottili di frutti piccoli rossi e scuri, ciliegia, amarena, mallo di noce, in bocca fresco, vivo, succoso, materico, sul finale un tannino morbido che accompagna il sorso per tutta la sua incredibile lunghezza.

Tutto Anfora Rosso, Cooperativa La Ginestra, 2018 Toscana: San Casciano in Val di Pesa (FI), da una vigna di trenta anni questo sangiovese che fermenta e affina in anfora si è mostrato subito coinvolgente al naso con la sua opulenza olfattiva unita a sensazioni roboanti scure di odori di terra e di selvatico per poi concedersi ed elargire in bocca tra esuberanza di frutta matura, acidità, tannino e lunghezza. 

Esperienze, Azienda Macchion dei Lupi, 2019 Toscana: Suvereto (LI), il sangiovese della costa toscana, un vino fresco, agile, di grande bevibilità, dove le parti dure e morbide sono in perfetta armonia, al naso prevale la nota speziata che poi si ritrovava guizzante al palato sorretta da un’acidità vibrante e tannino lieve.

Rosso di Montalcino, Stella di Campalto, 2015 Toscana: Montalcino (SI), il sangiovese “riconoscibile” di manifattura ilcinese, territoriale, verticale, fine ed elegante. Al naso frutti piccoli rossi, ribes, liquirizia e radice, in bocca scorre fluido, morbido e succoso con una nota di affumicatura sul finale. 

La Cupa, Azienda Agricola Mani Di Luna, 2014 Umbria: Torgiano (PG), un vino signorile e fine dove a farla da padrone sono i profumi terziari dalle spezie al tabacco, dai frutti rossi sotto spirito alla frutta secca.  Un vino che mostra “serietà senile” oscurando quella spontaneità tipica delle annate più giovani. Un vino eterico e territoriale.

Ferriere dei Sabbioni, Cantina Margò, 2016 Umbria: Perugia, al naso è intrigante e coinvolgente, spezie fini e frutta matura, sensazioni eteree e balsamiche. In bocca è energico, fresco e brilla di una luce propria. L’uva raccolta in sur maturazione con muffa nobile viene vinificata con i raspi. Un vino speciale, ampio, succoso e infinitamente lungo; una visione geniale di interpretazione di questa uva per un risultato originale e spaziale.

Alberello, Cantina Fonterenza, 2020 Toscana: Montalcino (SI), un vino che deve essere aspettato, al momento giovane con le sue sensazioni crude e nervose. Al naso erbe aromatiche e note balsamiche che fanno presagire la sua ecletticità e freschezza. Con il trascorrere del tempo nel bicchiere ha mostrato anche la sua parte calda e avvolgente.

Janus, Cantina Marco Merli, 2021 Umbria: Casa del Diavolo (PG), il vino più giovane della batteria che sin da subito si è mostrato muscoloso, giovane, pronto e scattante, si può immaginare la finezza che conquisterà con il tempo trascorso in bottiglia. Al naso immensa frutta, ferro, pepe, foresta, terra, in bocca caldo e maturo. Un vino tonante e sincero.

Il sentimento nel vino come per gli esseri umani.

Questa degustazione è stata voluta per mostrare l’espressione dell’uva sangiovese di piccoli produttori artigianali, tra i 15.000 e le 25.000 bottiglie, umbri e toscani, che per la realizzazione di questi vini hanno agito con sentimento: avvalendo il principio che “chi ha sentimento osa nella vita”.

Per venire conquistati da un vino quest’ultimo deve toccare quelle corde che tengono viva l’interazione. Il desiderio acceso viene stimolato con la sfumatura, con il quid differenziale, e alcune volte con la stortura che fa parte dell’esistenza. Il “tutto in ordine” non esiste, però ce lo fanno credere quei vini perfettamente costruiti e realizzati per il consenso oggettivo anziché soggettivo. La realizzazione di alcuni vini artigianali è il risultato della volontà, libertà, visione, genialità, creatività e manifattura di un produttore. Può essere il risultato di un ragionamento intenso oppure di un sentimento intenso, oppure dell’unione dei due.

Però chi vive solo nel pensiero “non sente” e quando prevale il logico e razionale, quando il pensiero è superiore al sentimento, quando non si investono emozioni e si mostra distanza rispetto all’intimità, all’emotività, si origina una sorta di personalismo, nei vini come nelle persone, che a mio avviso limita e allontana. Chi ha sentimento porta energia nell’universo che arriva e coinvolge le persone, a volte le travolge, come per i vini. Il sentimento genera apertura, spinta propulsiva e non paura verso l’incerto e il non conosciuto, ma bensì accoglienza della differenza che genera quell’osmosi che porta all’evoluzione e al non giudizio, se ne siamo capaci.

Per farsi attraversare da un vino, come dalle persone, occorre attivare il sentimento, cioè sentire quello che gli altri, in questo caso i vini – però vale anche per gli esseri umani – emanano. I vini fatti con sentimento e spontaneità sono quelli che si lasciano andare e si sentono liberi di esprimersi perché hanno il coraggio e non sono bloccati nella loro personalità preconfezionata di “eleganza formale” vuota di veri contenuti. I vini non liberi sono quelli ad esempio dove eccessive solforose li hanno bloccati in una sorta di “fotogramma emozionale” lasciandoli in quella manifestazione dall’apertura della bottiglia fino all’ultimo sorso.

Il Sangiovese in questa degustazione ha rivelato ancora una volta la sua incredibile anima versatile ed eterogenea, grazie all’impiego di sentimento e alla terra con la quale ha interagito e scambiato informazioni endogene mostra di essere un fuoriclasse di straordinarie sensazioni.