Rubinelli Vajol, il poeta dell’Amarone

È stato un maggio piovoso, ma ricco di appuntamenti quello della Banca del Vino di Pollenzo: tra le aziende protagoniste Rubinelli Vajol, un gioiello nascosto nel cuore pulsante della Valpolicella classica.

Nicola Scienza, che oggi guida l’azienda insieme agli zii Renzo e Alberto Rubinelli, ci ha aperto le porte del Vajol, in una brillante degustazione condotta da Fabrizio Gallino, collaboratore della Guida Slow Wine e di Banca del Vino.

La storia della cantina inizia all’inizio del XX secolo con Gaetano Rubinelli, bisnonno di Nicola e ingegnere idrico, che acquistò la campagna del Vajol, attratto dalle sue caratteristiche uniche: una splendida conca di 10 ettari vitati rivolta a sud, tutti a corpo unico, con terreno tufaceo e una sorgente naturale nel centro del podere. «Un terreno magico – ha detto Nicola – perché lavora come una spugna, ha la capacità di assorbire l’acqua e di rilasciarla quando la pianta ne ha bisogno. Questo ci ha permesso di non patire i problemi di siccità degli ultimi anni».

Da allora, generazione dopo generazione, la famiglia ha coltivato con amore e competenza queste terre, perfezionando l’arte della vinificazione: dopo aver inizialmente prodotto vino per la famiglia, Rubinelli Vajol diventa una realtà imprenditoriale nei primi anni Duemila, conquistando rapidamente un posto d’onore nel panorama vinicolo della regione. La decisione di aggiungere il toponimo “Vajol” al cognome della famiglia Rubinelli riflette la filosofia aziendale, incentrata sulla trasmissione dell’unicità del territorio e del legame inscindibile tra terra e famiglia.

Il processo di produzione dei loro Amarone della Valpolicella è un’arte che rispetta i tempi della natura: la lenta maturazione delle uve sotto il sole caldo, il riposo e l’appassimento dei migliori grappoli nel fruttaio, e infine il lungo sonno dei vini nelle grandi botti di rovere, custoditi nella fresca e buia cantina scavata nel tufo.

I vini di Rubinelli Vajol

Il rispetto dei tempi della natura emerge con vigore anche nei bicchieri d’entrata, in cui sono protagoniste 5 varietà autoctone della Valpolicella: corvina e corvinone che donano corpo al vino, oseleta che dà colore, mentre rondinella e molinara donano acidità e freschezza a questi vini.

Tutti nella sala hanno concordato sull’impressionante facilità di beva del Valpolicella Classico 2021: con soli 12 gradi di alcol, il vino scivola con molta leggerezza. Nicola ci conferma che il vino non ha mai toccato legno, ma è stato interamente affinato in botti di acciaio. Al contrario, il Valpolicella Classico Superiore 2021 ha molta più struttura e corpo: qui il legno si sente, pur senza arrecare fastidio, anzi è ben integrato: il finale di bocca è lungo e piacevole.

La serata continua con gli Amarone della Valpolicella, vino complesso e spesso considerato di difficile collocazione sulla tavola e bevibilità per molti. Nicola ci spiega che invece troveremo nei nostri bicchieri dei vini sorprendentemente più leggeri di quanto ci si potrebbe aspettare. «Fino a 15 anni fa, nessuno era abituato a vedere un Amarone di questo tipo» ha raccontato Nicola, sottolineando come questi rossi abbiano tipicamente grande corpo e alte gradazioni alcoliche. Tuttavia, lo stile di Rubinelli Vajol mira a un approccio completamente diverso, offrendo un Amarone della Valpolicella più leggero e originale.

L’Amarone della Valpolicella Classico 2016 viene da una vendemmia solare. Nel calice i sentori di frutti rossi sono nitidi: fragole, lamponi, frutti di ogni tipo che tendono a frutta secca, insieme a un mix di spezie come di pepe. Al palato il vino fa sentire la propria voce, ma senza essere troppo burbero. L’Amarone della Valpolicella 2015 è figlio di una vendemmia ancora più calda. I sentori sono simili, ma tendono più a tabacco e caffè, insieme a note di frutta rossa in confettura.

Finiamo la serata con due chicche molto interessanti.

La prima è un Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2011. Prodotto solo nelle annate migliori e dalla selezione delle botti migliori, l’affinamento di questo vino dura per ben 7 anni. Fabrizio Gallino definisce questo vino come “schizofrenico”, forse perché è un vino che vuole dire la sua, non ha paura di esprimersi e dimostra il suo carattere in vari modi, cambiando ad ogni sorso. In parole più semplici: è particolarmente pulito ed elegante, ma nasconde una complessità aromatica che può essere scoperta solamente bevendo l’intera bottiglia.

La seconda è un Recioto della Valpolicella Classico 2015. La più grande differenza dall’Amarone è che il Recioto si può definire quasi come un vino dolce, perché la fermentazione viene interrotta in anticipo lasciando al vino un residuo zuccherino molto più alto del normale (in questo caso, intorno ai 80-90 mg/l). Può sembrare tanto, ma in realtà la beva è ben equilibrata: la parte dolce non sovrasta mai il gusto del vino e l’acidità aiuta ad ottenere un’armonia eccellente.

Insomma, che dire? Grazie Nicola per averci sapientemente condotto alla scoperta della poesia della tua Valpolicella e dei vini che ne sono indiscussi portabandiera!