Riconoscimenti Slow Wine 2020: Umbria

Ripercorrere a ritroso questi 10 anni di enologia umbra implica la considerazione di un passaggio generazionale di portata epocale: un ragionamento che, a ben pensarci, può essere esteso a tutta la viticoltura nazionale. Siamo partiti con l’edizione 2011 di Slow Wine che constatava la letterale esplosione di ettari vitati a Montefalco: una superficie vitata che nei primi 10 anni dei Duemila era passata da 122 a 650 ettari, decuplicando il numero di bottiglie immesse sul mercato. A un certo punto di quel periodo parlare di vino umbro coincideva con l’occuparsi di Sagrantino di Montefalco.

La metodologia di lavoro messa in campo dal gruppo di Slow Wine, con le visite nelle cantine e il contatto diretto con l’universo produttivo regionale, ha variato inevitabilmente un quadro semplicistico e fin troppo monotono, per quanto il Sagrantino rimanga il vino umbro per eccellenza. Da tale indagine è emerso un paesaggio produttivo complesso e variegato, nel quale si è potuto apprezzare il carattere originale della viticoltura regionale così legato al contesto culturale agricolo, che è uno degli aspetti più affascinanti dell’Umbria.

In questa parte d’Italia, chiamata sovente non a torto “cuore verde”, l’orgoglio del proprio passato contadino è vissuto come consapevolezza e proiezione verso una visione del mondo fiera, acuta e caratteriale, che si avverte non appena si ha la possibilità di respirare a lungo in questi splendidi luoghi.

Ma accennavamo a un epocale passaggio generazionale. In effetti tale cambio di prospettiva è avvenuto grazie a nuovi viticoltori che hanno amplificato il modello imprenditoriale nato negli anni Novanta, come un po’ in tutta Italia, e affidato alle consulenze enologiche, più o meno di fama. Il cambiamento a quel punto è stato geografico, agronomico e gustativo. In questi ultimi anni la nostra guida ha rilevato come i movimenti enologici più innovativi siano giunti da aree esterne al duopolio Montefalco–Orvieto, forse per una certa comprensibile insofferenza tutta giovanile verso la rigidità dei disciplinari di produzione, oppure per aver scovato, in versanti non comuni, un patrimonio di vigne vecchie che i massicci investimenti agronomici passati avevano dilapidato nelle zone a vocazione.

Fatto sta che la viticoltura diretta ha portato anche una sensibilità ecologica diffusa, che per fortuna si è riverberata su tutto il comparto viticolo regionale. Infine la forma espressiva: ormai alle spalle gli eccessi enologici passati, finalmente assistiamo a una dimensione godibile e alimentare del vino umbro, che non può che rassicurare sul potenziale futuro che sapremo raccontarvi.

 

 

VINO SLOW

Arboreus 2012, Paolo Bea
Montefalco Rosso Pomontino 2017, Tenuta Bellafonte
Montefalco Rosso Ris. 2014, Adanti
Montefalco Rosso Ris. 2016, Fattoria Colleallodole
Montefalco Sagrantino Colle Grimaldesco 2015, Tabarrini
Orvieto Cl. Sup. Campo del Guardiano 2017, Palazzone
Spoleto Trebbiano Spoletino Poggio del Vescovo 2018, Cantina Ninni
Suppriscola 2018, Annesanti
Trebbiano Spoletino Vigna Vecchia 2018, Collecapretta

 

GRANDE VINO

Amelia Vin Santo Caratelli al Pozzo 2013, La Palazzola
FiorFiore 2017, Cantina Roccafiore
Grechetto di Todi Sup. I Rovi 2017, Cantina Peppucci
Montefalco Sagrantino 2015, Bocale
Montefalco Sagrantino Medeo 2015, Romanelli
Montefalco Sagrantino Sacrantino 2015, Fratelli Pardi
Ramici 2016, Leonardo Bussoletti

 

VINO QUOTIDIANO

000152019 2018, Cantina Marco Merli
Giole 2018, Cantina Cenci
La Peschiera di Pacino Bianco 2017, Raìna
Orvieto Cl. Bi.An.Co. 2018, Castello di Montegiove
Orvieto Cl. Sup. Ca’ Viti 2018, Enrico Neri
Trasimeno Gamay Divina Villa 2018, Duca della Corgna
Trebbiano Spoletino 2018, Perticaia
Villa Conversino Bianco 2018, Di Filippo

 

 

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