Quanto Impatta il vino? SOStain e Nativa per uno sviluppo più sostenibile

Nel panorama moderno che vede, ogni giorno di più, lo stagliarsi di scenari scoraggianti per l’ecosistema in cui viviamo, è sempre più evidente come sia necessario integrare una mentalità “sostenibile” nel proprio lavoro e nella propria quotidianità.

Ma sostenibilità non significa semplice consapevolezza ecologica e rispetto dell’ambiente, no: la sostenibilità ambientale, senza considerare le necessità economiche e sociali, non può essere considerata tale.

L’Università di Scienze Gastronomiche è in prima linea per quanto riguarda lo studio e la divulgazione di queste tematiche, pertanto ha invitato le dottoresse Lucrezia Lamastra e Anna Cogo a Pollenzo per discutere delle iniziative Nativa e SOStain, entrambi progetti che mirano a promuovere lo sviluppo sostenibile.

Nativa è stata la prima Benefit Corporation in Italia e tra le aziende fondatrici del movimento B-Corp in Europa, ci spiega la dottoressa Cogo, Benefit Unit Officer di Nativa. In quanto partner del B Lab, l’ente di certificazione per B-Corp, questa società promuove i valori del modello Benefit ed è autorizzata a effettuare il B Impact Assessment, ovvero un’analisi preliminare degli impatti di gestione, sottoposto alle aziende che vogliano ottenere la certificazione.

Pilastri fondanti della mentalità B-Corp sono l’introduzione del modello Benefit – ovvero l’integrazione del principio di profitto d’impresa con il perseguimento della pubblica utilità tipica del no profit – fin dalla nascita dell’impresa con la redazione dello statuto, e il monitorare il proprio impatto anno dopo anno, per comunicare con trasparenza e consolidare il valore del progetto. La valutazione assegna un punteggio da un minimo di 0 a un massimale di 200. Nativa ha posto a 80 punti la soglia che definisce un’impresa “rigenerativa”, ovvero in grado di produrre più risorse di quante ne consumi.

Segue inoltre un modello aperto: i costi che le aziende devono sostenere per utilizzare il logo sono calcolati in relazione al fatturato e Nativa ha programmato un software di auto-valutazione gratuita a uso di qualunque azienda sia interessata a conoscere i propri impatti.

Oltre a Nativa, protagonista della conferenza è stato SOStain. La dottoressa Lamastra, professoressa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e parte del Comitato Scientifico di questo progetto, ci ha illustrato come funziona questo ente di certificazione.

SOStain studia l’impatto delle realtà vitivinicole siciliane su ambiente, società ed economia dell’isola e valuta quelle cantine che soddisfano i dieci requisiti studiati dal Comitato. Oggi le aziende certificate sono dieci, tra cui grandi realtà enologiche siciliane come Tasca d’Almerita e Planeta. Nato nel 2010, il progetto segue le linee guida del programma nazionale VIVA (Valutazione dell’Impatto della Vitivinicoltura sull’Ambiente) conforme alla norma ISO 14006.

Rispetto ad altri enti di certificazione SOStain integra nelle sue valutazioni il benessere dei lavoratori, la salute dei consumatori, il coinvolgimento delle comunità locali oltre ovviamente alla valorizzazione del territorio circostante, non solo l’impronta carbonica della produzione agricola o l’impronta idrica.

Per produrre un vino che veramente risulti poco impattante, si devono considerare numerosi fattori che SOStain ha elencato in questa lista:

  1. Impatto dei trattamenti, del produttore e del consumatore sull’ambiente;
  2. Quantitativo di solforosa usato nella produzione;
  3. Grado di inerbimento dei filari durante l’inverno;
  4. Uso energetico: bisognerebbe restare sotto la soglia dei 0,6 kwh per litro di vino prodotto;
  5. Utilizzo di competenze e risorse locali;
  6. Peso delle bottiglie;
  7. Livello di biodiversità nei campi;
  8. Utilizzo di materiali biodegradabili ed ecocompatibili;
  9. Redazione di bilancio di sostenibilità;
  10. Infine, impronta idrica, carbonica ed ecologica.

 

Oggi sviluppo e progresso sono parole dal significato molto diverso rispetto al passato, anche se pare ancora non lo comprendano in molti. Grazie a iniziative come le due che abbiamo avuto modo di incontrare a Pollenzo, Nativa e SOStain, e naturalmente grazie a molte altre realtà è possibile raggiungere chi ignora questo fenomeno per inconsapevolezza o disinteresse. Ciò è particolarmente importante in un mondo come quello del vino, spesso fossilizzato su posizioni radicate a un passato deleterio.