Quando la vigna è buona non ce n’è per nessuno

“Quando la vigna è buona non ce n’è per nessuno” potrebbe essere una frase del Liga, che da buon emiliano con quel “non ce n’è per nessuno” intenderebbe dire “nessuno potrebbe reggere il confronto”, oppure “state a casa perchè non c’è gara …”.

image_02Invece è un pensiero che mi è venuto in mente qualche giorno fa durante la visita a un’azienda romagnola, Maria Galassi (nella foto), che sta a Paderno, sulle prime colline alle spalle di Cesena andando verso Bertinoro. A dire il vero il concetto che sto per esprimere ricorre abbastanza di frequente quando si visitano i migliori vigneti di ogni parte d’Italia, ma l’altro giorno mi è risultato più lampante che mai.

Paderno è una località da sempre famosa e vocata per la viticoltura, tanto che Giosuè Carducci durante i suoi soggiorni estivi a Villa Silvia di Cesena, tra il 1897 al 1906, mandava a prendere il vino di Paderno per la sua tavola. La piccola conca dove alloggiano i vigneti di Maria Galassi è dall’Ottocento di proprietà della famiglia Placucci (madre di Maria): una grande tenuta immutata nel tempo – con viti, olivi, alberi da frutto, seminativi e boschi – condotta, per forte volontà di Maria, fin dagli anni Novanta in totale regime biologico. Il padre di Maria per anni ha venduto le uve dei 18 ettari di vigneti alle vicine cantine sociali ma ciò non piaceva alla figlia che nel 2006 decise di intraprendere la strada del vino di qualità in bottiglia.

IMG_2282Chiamò l’enologo Francesco Bordini (nella foto), figlio dell’agronomo Remigio, il più grande conoscitore delle vigne romagnole, per proporgli di seguire l’azienda in questa delicata fase di cambiamento. Francesco la incontrò anche se era piuttosto reticente, a causa dei tanti impegni, nell’accettare l’eventuale consulenza e comunque prima di pronunciarsi chiese di assaggiare le bottiglie che il padre di Maria aveva prodotto e imbottigliato artigianalmente in passato, per il proprio consumo. Stapparono alcune bottiglie e il vino si dimostrò sorprendentemente buono, anzi molto più che buono. Francesco decise di accettare l’incarico!

 

IMG_2278Alcune di queste bottiglie sono state riaperte l’altro giorno in occasione della mia visita. Una era sicuramente del 2004 (una rudimentale etichetta lo testimoniava), delle altre due s’ignorava l’annata. Le assaggiamo: veramente buone. Il 2004 è un perfetto Sangiovese di Romagna, un po’ grintoso ma comunque elegante e leggero, in perfetta forma, anzi quasi giovanile nei tratti fruttati e nella viva spinta acida. La seconda bottiglia, una bordolese, ci ha dato subito l’idea di un Sangiovese di un’annata fredda, probabilmente la 2002: sottile, soave, leggero, con un tannino leggermente raspante che contribuisce ad aumentarne il carattere. La terza bottiglia, borgognotta, ci ha proposto invece un vino più caldo, dal frutto ampio e voluttuoso appena segnato, nella sua freschezza, da una leggera nota ossidativa: un vino in grande forma che comincia a mostrare, nelle contenute e fini note eteree, i segni dell’età. Tre vini contadini di grande spessore, dietro i quali c’è stata sicuramente un’enologia primordiale e una viticoltura di grande qualità. E quando la vigna è buona non ce n’è per nessuno.

 

IMG_2287La vigna continua a esserci e quindi, durante il pranzo, siamo passati all’assaggio delle sei annate del vino più rappresentativo dell’azienda – il Sangiovese di Romagna Superiore NatoRe – prodotte dall’avvento di Bordini in poi. Dal più giovane al più vecchio, alcune impressioni e alcune note sull’affinamento del vino, differenziato negli anni per interpretare al meglio la vigna e la vendemmia:

 

2011: buonissimo, espressivo, fine, molto profondo. Appena imbottigliato, uscirà in commercio tra alcuni mesi; interamente affinato in botte grande.

2010: leggermente sottotono e meno espressivo, figlio di un’annata “piccola” per la Romagna, buono ma non all’altezza di altre annate; affinato in parte in barriques e in parte in acciaio 50/50.

2009: subito si sentono al naso alcune sensazioni dolci di legno, in un vino di grande espressione aromatica, ottimo nell’equilibrio tra corposità e freschezza; interamente affinato in legno.

2008: meraviglioso, affinato solo in acciaio, bello, gustoso, polpa sostanziosa e tannino perfettamente risolto; un Sangiovese di grande bevibilità, piacevolissimo ed estremamente territoriale.

2007: rigido, monolitico, ancora inchiodato sui tannini, con poco frutto e scarsa avvolgenza; interamente affinato in legno.

2006: soave, leggiadro, nessuna nota cadente, succoso e elegante, appena un po’ rigido nel finale; un Sangiovese capace di nobilitare la terra di Romagna (ed era la prima annata ad andare in bottiglia con etichetta …).

Al termine: sono proprio convinto che il Liga abbia ragione, anche se nessuno si ricorda di averlo mai sentirlo dire che “quando la vigna è buona non ce n’è per nessuno!”.

 

P.S. Spero non ci sia bisogno di spiegare chi è il Liga, quello che canta.