Prosecco Colfondo: anche gli zingari vanno in cielo!

Cogliamo il titolo di un film bellissimo dedicato agli zingari e premiato qualche decennio fa al San Sebastian Film Festival.

Anche il Sur lie, Colfondo o “Frizzante… naturalmente” ha vissuto da zingaro, viandante o pellegrino fra le caneve, i canevel e le osterie di Valdobbiadene, Conegliano e Treviso, amato lì, pur reietto altrove e dagli altri, figlio spurio dal cuore immenso di una terra dura che poco lasciava.

Poi i venti, gli alisei, perché ci piace chiamarli così, hanno cambiato direzione e il brutto anatroccolo si è trasformato in cigno meraviglioso al Bolshoi sulle note sublimi di Ciaikovsky. Il mese di novembre è il mese che esprime il punto più alto tra la filosofia e il tempo. L’autunno raggiunge il suo apice di vissuta intensità nella trasmissione di emozioni che dipingono le esistenze con le loro gioie e malinconie, i fulgori e gli abbandoni.

Le prime stagioni hanno formato la persona per l’avvento dell’escatologia nel fluire magmatico delle nove sinfonie di Beethoven. I cuori placano le loro turbolenze con il canto del pensiero, sapendo che l’anno con dicembre chiude la porta per non far fuggire il caldo tepore, pronto ad aprirla con il dalliano anno che verrà, affinché le acque raccontino di nuovo lo sbucciare dei fiori.

 

 

Nulla di meglio, allora, quale congiunzione di ogni nostro riflesso, di un sorso infinito di Prosecco Sur lie dai più affascinanti terroir di Valdobbiadene e Conegliano; insieme con alcuni dei vignaioli più iconici: Casa Coste Piane, Ca’ dei Zago, Malga Ribelle, Malibran, Miotto, Mongarda, Nicos, accompagnati da un nobile signore di questi territori, Paolo Bisol.

La squisita ospitalità del domaine Miotto insieme con sopressa e formaggi “da capotarse” ha tonificato una degustazione senza pari ed un confronto-filò ricco di note, accenti, sussurri e grida. I millesimi si sono snodati come torrenti di montagna dalla 2012, alla 2013, dalla buia e tempestosa (thank you Snoopy) 2014, all’armonica 2016, fino alle 2017, 2018, 2019, 2020 per giungere all’inarrivabile 2021.

Sì, una certa qual anima del Prosecco, quella che noi amiamo in modo particolare, senza voler assolutamente escludere le altre, quella con cui siamo cresciuti e con la quale andar per campi, boschi e foreste, cinguettando come i passeri un inno senza fine alla contadinità.