Prima era Fiano, poi è diventato Minutolo: comunque è unico! Le migliori etichette di questo bianco di Puglia.

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressochè unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

 Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà. Seguiteci 🙂

 

MINUTOLO

 

Il vitigno che oggi chiamiamo minutolo è presente da tempo remoto nella val d’Itria – dov’era conosciuto nei secoli passati come fiano o moscatellina (come testimoniato dallo studioso e ampelografo Jatta, nel 1889) oppure come fianello (come riporta Fonseca, nel 1892) – ma se ne erano perse le tracce a partire dagli anni Settanta dello scorso secolo.

È stato riscoperto grazie alla curiosità e all’acume dell’enologo pugliese Lino Carparelli che nell’estate del 2000 setacciò, assieme ad alcuni anziani contadini della zona, vecchissimi vigneti del comprensorio di Locorotondo, in provincia di Bari, per selezionare le poche e sparse piante ancora esistenti, conosciute in zona come fiano minutolo e associate pertanto al più famoso fiano coltivato in Campania.

Carparelli, con l’importante contributo del CRSA Basile Caramia di Locorotondo, effettuò una serie di approfondite analisi che alla fine sancirono definitivamente che il minutolo non ha nulla a che vedere geneticamente con il vitigno che origina il Fiano di Avellino e altri Fiano campani.

Nel 2011 il minutolo è stato finalmente iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite con il suo proprio e semplice nome, decidendo così, per non generare inutili confusioni, di abbandonare completamente il tradizionale termine fiano.

L’area di maggiore diffusione del minutolo è attualmente rappresentata dalla val d’Itria – situata tra le provincie di Bari, Brindisi e Taranto -, in particolare dal territorio sul quale insiste la Doc Locorotondo, che prevede l’utilizzo del vitigno assieme a verdeca e bianco d’Alessano. Viste le interessanti caratteristiche della varietà – in particolare la delicata, caratteristica e accattivante vena aromatica, che ricorda la frutta esotica – negli ultimi lustri sono stati registrati molti nuovi impianti non sono nella zona d’origine ma anche in territori limitrofi, come il comprensorio della Daunia e quello di Gioia del Colle.

Ad oggi in Puglia è facile trovare parecchi vini che riportano in etichetta il termine Fiano: in buona parte sono vini prodotti con la varietà di origine campana ma in qualche caso prevedono anche la presenza, totale o parziale del minutolo, che non viene citato perché si preferisce mantenere, per supposti benefici commerciali, il nome Fiano.

Il vitigno si presenta con un grappolo di medie dimensioni, cilindrico e piuttosto allungato, dotato di più ali. Gli acini sono di forma ellissoidale, di dimensioni medio-piccole, con una buccia coriacea leggermente pruinosa che a maturazione assume un colore giallo dorato con sfumature ambrate. Ha una media vigoria e predilige i terreni argilloso-calcarei, con coltivazione a spalliera e ad alberello. Matura in genere attorno ai primi di settembre.

Un’adeguata vinificazione in riduzione (in acciaio, con temperature piuttosto basse e limitando più possibile il contatto con l’ossigeno) tende a dare vini molto interessanti, decisamente profumati e fragranti, caratterizzati da una caratteristica e intensa vena aromatica, fine ed elegante; al palato in genere risultano piuttosto asciutti e sapidi, di bella articolazione gustativa. Non mancano, di recente, alcune interessanti versioni in stile ossidativo, con utilizzo dei legni sia in fermentazione che in affinamento.

 

Di seguito l’elenco, in ordine alfabetico, di alcune aziende che producono etichette molto interessanti di Minutolo (in genere in purezza, ma in qualche caso in blend con altre varietà), recensite in Slow Wine 2019.

 

Michele Biancardi, Cerignola (FG)

Sempre di ottimo livello L’Insolito 2017 (7.000 bt; 11 €), che conferma ad ogni annata la felice mano enologica di Michele Biancardi: si presenta al naso con note agrumate e di macchia mediterranea, in bocca ha acidità guizzante e lungo finale ricco di sapidità.

 

Cannito, Grumo Appula (BA)

Elegante, persistente, con una equilibrata e fresca acidità, il Drùmon F 2017 (15.000 bt; 10 €) è una versione personale e convincente della varietà, di impatto immediato.

 

Colli della Murgia, Gravina di Puglia (BA)

L’emblema della cantina è l’Erbaceo 2017 (50.000 bt; 10 €), blend di minutolo e piccola percentuale di greco, che si presenta immediatamente fresco, sapido e intensamente fruttato, con bei sentori di erbe aromatiche a chiudere il quadro aromatico. Il minutolo viene invece utilizzato in purezza nel Tufjano 2017 (15.000 bt; 13 €), che conferma la bontà dei bianchi aziendali: al naso regala grande florealità e piacevoli sensazioni di agrumi, per una bocca scorrevole e sorretta da viva acidità.

 

Donato Giuliani, Turi (BA)

Il Chiancaia 2017 (10.000 bt; 8 €), ottima prova di vinificazione di uve bianche di una cantina specializzata nella produzione di Primitivo, unisce alla piacevole facilità di beva una bella mineralità e una croccante vena acida.

 

I Pàstini, Locorotondo (BA)

Il Rampone 2017 (15.000 bt; 12 €) è stata una delle prime etichette pugliesi a valorizzare il minutolo in purezza, merito di questa azienda che al tempo fu tra le prime a intuire e interpretare il valore di questa varietà: si presenta con note di frutta bianca e tropicale, e ricordi di glicine; in bocca ha carattere, buon corpo e viva freschezza.

 

Mazzone, Ruvo di Puglia (BA)

Il Trousse 2017 (4.000 bt; 10 €) è una versione molto fresca, immediata e scorrevole della varietà, dotata di accentuata mineralità. Il Collezione Jazzisti 2013 (4.000 bt; 15 €) invece viene prodotto con uve raccolte in cassette e fatte appassire al sole: è un vino dolce e avvolgente, dotato di buona vena acida, che non risulta mai stucchevole nonostante la voluttuosa morbidezza.

 

Valentina Passalacqua, Apricena (FG)

Buon corpo e bella beva disinvolta per il Terra Minuta 2017 (20.000 bt; 10 €), in cui il minutolo è affiancato da una percentuale di greco:si apre al naso con frutta gialla in evidenza mentre al palato è corroborato da freschezza e sapidità.

 

Polvanera, Gioia del Colle (BA)

Questa cantina, famosa per la sua grande selezione di varie etichette di Primitivo, produce anche un bianco in numero consistente di bottiglie: il Minutolo 2017 (90.000 bt; 11 €) è piacevole, aromatico, con un bel frutto e un delicato sentore di agrumi e fiori bianchi.

 

Vetrère, Taranto

Il VT 2017 (7.000 bt; 20 €) è un bel bianco che fa della sua elegante e leggera aromaticità, della piacevolezza di beva e della profonda e succulente sapidità i suoi punti di forza.