Pranzegg e la “schiava liberata”

L’Alto Adige vitivinicolo odierno è dominato dai vitigni a bacca bianca, su tutti pinot grigio, gewürztraminer e chardonnay. Eppure solo 30 anni fa la situazione era completamente diversa e le varietà autoctone a bacca rossa, soprattutto schiava e lagrein, erano quelle maggiormente coltivate.

Martin Gojer, vignaiolo che gestisce il maso di famiglia Pranzegg, è animato da un forte desiderio di libertà espressiva e non ha paura di andare controcorrente. Infatti, fortemente convinto delle potenzialità di questi vitigni autoctoni, ha deciso di non omologarsi alla massa e di impostare la sua produzione principalmente su vini a base di schiava.

 

 

Il Vitigno

Nel XIII erano definite viti schiave tutte quelle varietà allevate a basso ceppo e legate a sostegni, quali pali o alberi. In realtà il termine schiava indica una famiglia di varietà, anche per certi versi differenti tra loro, ma che hanno in comune il luogo d’origine.

La forma d’allevamento utilizzata da Martin per questo vitigno è quella della tradizione locale, ovvero la pergola. Questo sistema di allevamento asseconda lo sviluppo naturale della pianta, i cui tralci tendono a cadere verso il basso e i cui frutti cercano costantemente l’ombra delle foglie.

L’uva di questa varietà ha buccia sottile ed è povera di tannini. È per questo motivo che, presso il maso Pranzegg, la vinificazione delle versioni più strutturate e longeve avviene con l’utilizzo di una percentuale variabile di raspi in base ai risultati che si vogliono ottenere. Le fermentazioni sono spontanee e a temperatura non controllata.

Le uve nascono da vigneti che si estendono su ripidi pendii terrazzati dove le altezze oscillano tra i 300 e i 700 metri di quota.

 

Le Interpretazioni

Molto spesso i vini che nascono da uve schiava sono associati a immagini che richiamano la semplicità, la facilità di beva e la standardizzazione del prodotto.

Invece la sensibilità e la duttilità che contraddistinguono questa varietà fanno sì che i vini che ne derivano possano presentare caratteristiche completamente differenti in base al lavoro del vignaiolo.

Uno degli obiettivi di Martin consiste nel dimostrare che da questo vitigno “minore” possono nascere, oltre a versioni più facili e immediate, vini caratterizzati da una maggiore struttura, da un inaspettato potenziale evolutivo e dalla grande personalità.

La serata di presentazione dell’azienda Pranzegg, tenutasi presso la Banca del Vino di Pollenzo, è stata aperta da Alberto Farinasso, di Triple A (Agricoltori Artigiani Artisti), la selezione di Velier che dal 2001 guida gli appassionati nella ricerca di etichette autentiche, per sfidare e combattere quella «standardizzazione che sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nei caratteri organolettici e incapaci di sfidare il tempo».

La degustazione è stata condotta da Martin e da Fabrizio Gallino, collaboratore Slow Wine.

 

 

Vino Rosso Leggero 2018
La prima “interpretazione” in degustazione è nata dall’esigenza di Martin di creare un prodotto genuino e quotidiano che richiamasse l’espressione territoriale contadina. Anche la scelta del tappo a corona non è casuale, ma vuole ricordare l’idea di semplicità, convivialità e immediatezza. Infatti siamo di fronte a un vino che presenta facilità di beva, ma allo stesso tempo le caratteristiche del prodotto gli conferiscono una forte energia.

È una versione davvero godibile, giocata sul frutto; la bocca è dominata da freschezza e incredibile sapidità.

Campill 2016
Questo vino è nato per dimostrare che il vitigno schiava può dare vita a versioni più strutturate e complesse. Per ottenere questo risultato una percentuale dei grappoli non viene diraspata. Il vino poi affina per due anni in botti grandi; durante questo periodo subisce pochi travasi, nessuna chiarifica e non viene filtrato.

L’annata 2016 ha visto, in una prima fase, da abbondanti piogge primaverili e dalla presenza della peronospera, causando una netta riduzione della produzione. Tuttavia, verso la fine di luglio, le condizioni climatiche ottimali hanno permesso all’uva presente di maturare bene. Ne è nato un vino vibrante, dominato al naso da un frutto molto scuro, ma dalla bocca leggera.

Campill 2015
Al contrario della 2016, l’annata 2015 è stata caratterizzata da una primavera molto calda, ma da un’estate molto piovosa che ha causato un iniziale ritardo della maturazione; tuttavia al termine del mese di agosto le temperature hanno subito un notevole rialzo con conseguente impennata della velocità di maturazione.

Rispetto all’assaggio precedente siamo di fronte a un vino più floreale al naso e più grasso in bocca, con una trama tannica incisiva e leggermente meno elegante se paragonata alla 2016.

Campill 2014
Annata davvero difficile, piovosa e ostile che ha dato origine a una versione sottile ed elegante. Al naso si esprime attraverso sentori più complessi dove spiccano in particolare le note vegetali e le spezie, mentre il palato è arricchito dalla presenza di note ematiche.

Fuori Serie MMXIII
Il primo Fuori Serie nasce nel 2011. Questo vino è frutto di uve schiava che provengono dalle vigne più vecchie del maso e che necessitano, esclusivamente in annate particolari, di lunghi periodi di affinamento prima di raggiungere l’apice delle potenzialità espressive.

I sentori che ritroviamo nell’annata 2013 richiamano la confettura di frutti di bosco e note vegetali. La materia è davvero notevole e, nonostante il lungo periodo di maturazione a cui è stato sottoposto prima di essere messo in commercio, risulta essere ancora un vino giovane.

Campill 2009
Vino di grande equilibrio gustativo. In questa versione i sentori legati al legno sono maggiormente preponderanti rispetto agli assaggi precedenti, proprio a causa del fatto che fino al 2013 venivano utilizzate botti nuove per l’affinamento. Oggi Martin utilizza esclusivamente botti non di primo passaggio e cemento.