Pignolo, l’uva rossa più “robusta” del Friuli. Le migliori etichette in commercio

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressoché unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo deciso, già da tempo, di proporvi su questo sito un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà.

Per visualizzare le “puntate precedenti”, ovvero i post pubblicati su altri vitigni, cliccate alla voce Vitigni d’Italia nella lista Argomenti qui a lato.

 

 

PIGNOLO

 

Non si conosce con esattezza l’epoca della comparsa del Pignolo (probabilmente il Seicento), mentre si può fissare senza dubbio il suo luogo di nascita, coincidente con le colline di Rosazzo, in provincia di Udine.

Il vitigno, già citato nel ditirambo Bacco in Friuli pubblicato sul finire del XVII secolo dall’abate Giobatta Michieli, era presente nel 1823 nella sezione friulana del Catalogo delle Viti del Regno Veneto, compilato sotto l’amministrazione di Vienna. Agli inizi del Novecento è però vittima di un progressivo disinteresse – indotto anche dagli scritti del professor Zanelli e di altri studiosi – e ha rischiato di scomparire, nonostante quanto sosteneva al contrario il Poggi (1939): «di tutta l’antica viticoltura friulana il Pignolo è certamente l’esemplare degno di maggior rilievo e forse anche di una nuova diffusione».

Bisogna aspettare gli anni Ottanta, e il ritrovamento di alcuni vecchi ceppi nelle vigne dell’Abbazia di Rosazzo (in foto), per vedere la rinascita del vitigno e il giusto riconoscimento delle sue qualità.

Il Pignûl, com’è chiamato in friulano, non ha nulla a che vedere con il Pignola nera e con il Pignola Valtellinese. È rintracciabile, con sempre maggiore frequenza, nei confini della Doc Friuli Colli Orientali, l’unica che – dal 1995, dopo l’iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà di Vite del 1977 – contempla la tipologia in purezza. La zona d’elezione può essere circoscritta in quei terreni, composti di marne e arenarie, che si estendono intorno ai paesi di Prepotto, Albana, Rosazzo e Premariacco.

Il grappolo è piuttosto piccolo, di forma cilindrica e molto compatto. L’acino è medio-piccolo e tondeggiante, con una buccia spessa, coriacea e molto pruinosa, di colore blu-nero intenso. In vecchi impianti è ancora presente su piede franco. Si raccoglie di solito intorno alla metà di ottobre.

Il vino ha solitamente una veste rubino intenso, con profumi pieni ed eleganti di frutti rossi e spezie. Al palato rivela una buona concentrazione, sorretta da robusta alcolicità e buona acidità, con una trama tannica fitta, dolce e setosa.

Le interpretazioni “giovanili” – che in genere non prevedono l’utilizzo di botti di legno – sono interessanti e piacevoli ma è senza dubbio con il tempo che si apprezza il Pignolo.

È necessario, a nostro avviso, un giusto e non troppo prolungato affinamento in rovere ma soprattutto un lungo affinamento in bottiglia: solo così il Pignolo riesce a trovare la giusta armonia e a dare il meglio di sé (per capirci: le migliori bottiglie di Pignolo che mi è capitato di assaggiare negli ultimi 20 anni erano state prodotte almeno 10 anni prima del momento dell’assaggio…).

 

Di seguito un breve elenco – in ordine alfabetico – delle aziende che producono etichette interessanti di Pignolo, tutte recensite in Slow Wine 2021 (aggiungiamo anche l’indicazione del numero di bottiglie prodotte e del prezzo medio di vendita in enoteca). Così come in guida ne troverete molte recensite in maniera più estesa, altre invece più sinteticamente, con solo 3 termini. Tutte, però, sono decisamente buone!

 

CANUS, Corno di Rosazzo (Ud)

FCO Pignolo 2012 (3.400 bt; 33 €). Affinato in barrique. Il naso è articolato e ricco, speziato, balsamico e fruttato. Il sorso è lineare e croccante.

 

GIORGIO COLUTTA – BANDUT, Manzano (Ud)

FCO Pignolo 2013 (660 bt; 43 €). Affinato parte in legni grandi e parte in barrique, viene prodotto con uve colte in vecchie viti allevate a cappuccina: all’assaggio risulta essere cupo, fruttato, grintoso, tattile e coerente.

 

ERMACORA, Premariacco (Ud)

FCO Pignolo 2014 (4.000 bt; 25 €). Matura 36 mesi in barrique. All’inizio è chiuso e scuro, quasi timido. Poi si apre e si sentono la prugna matura e la marasca, unite alle spezie. I tannini sono morbidi e setosi, il sorso è pieno e persistente.

 

MOSCHIONI, Cividale del Friuli (Ud)

FCO Pignolo 2012 (6.000 bt; 51 €). Affinato parte in legni grandi e parte in barrique. È un vino concentrato, in cui la frutta matura cattura il naso come la bocca.

 

PETRUCCO, Buttrio (Ud)

FCO Pignolo Ronco del Balbo 2015 (2.000 bt; 28 €). Affinato in barrique. Prevalgono i profumi fruttati: è un vino che ricerca austerità, e in cui le morbidezze si riequilibrano con le durezze. La beva è carnosa ed espansiva.

 

RONCO DELLE BETULLE, Manzano (Ud)

FCO Pignolo di Rosazzo 2014 (1.000 bt; 56 €). Affinato in barrique. Naso fine con piccoli frutti neri e una leggera nota fenolica. In bocca è carnoso e speziato, con una discreta profondità e un allungo armonico. Un vino che riesce a domare per bene la consueta spigolosità del vitigno.

 

STROPPOLATINI, Cividale del Friuli (Ud)

FCO Pignolo 2013 (1.060 bt; 17 €). A contatto con le fecce fini per 36 mesi circa in tonneau di rovere francese di secondo passaggio, lo troviamo inizialmente timido al naso, per aprirsi poi con una complessità aromatica interessante. Ritorni speziati dolci e una frutta rossa matura, fanno da apripista a un sorso in cui il tannino incisivo e completamente svolto regala una beva tesa e piacevole.

 

 

VALENTINO BUTUSSI, Corno di Rosazzo (Ud)

FCO Pignolo 2015 (1.300 bt; 27 €). Denso, fruttato, ampio.

 

ALBANO GUERRA, Torreano (Ud)

FCO Pignolo Matteo I° 2010 (3.000 bt; 23 €). Avvolgente, speziato, elegante.

 

VISINTINI, Corno di Rosazzo (Ud)

FCO Pignolo 2010 (1.760 bt; 14 €). Solido, fruttato, energico.

 

 

P.S. scherzoso

Sono particolarmente attaccato, da un punto di vista sentimentale, al pignolo; sono friulano di nascita, e quindi ho un’attrazione “primordiale” per le  varietà della mia terra d’origine. Però vivo a Bologna da quasi 40 anni. Così tempo fa ho pensato che se dovessi mai cercare un titolo per un libro sulla mia vita (un libro che nessuno scriverà mai, ben s’intende) la prima proposta potrebbe essere questa: “dal Pignolo al Pignoletto” J