Pieropan, il cuore di Leonildo e il balzo nel futuro

La famiglia Pieropan ha inaugurato a Soave una grande e bellissima cantina dedicata a Leonildo.

 

Tra le tante persone che gremiscono il giardino della nuova bellissima cantina di Pieropan per la sua inaugurazione ci siamo anche noi. La cantina è dedicata a Leonildo, Nino per gli amici, che l’ha fortemente voluta senza però riuscire a vederla finita. Dario, suo figlio, ci presenta un video in cui sono ripercorse le tappe fondamentali della costruzione di questa grande opera che si estende in orizzontale per quasi 10.000 metri quadri.

Un’opera imponente, realizzata con grande gusto estetico utilizzando materie prime locali di alta qualità. Un lavoro necessario per poter accogliere l’uva che proviene dai molti vigneti di proprietà. Un sogno per Leonildo, che dagli iniziali 5 ettari di proprietà aveva di anno in anno incrementato le proprietà aziendali fino agli attuali 70, sfruttando, come a tetris, ogni angolo a disposizione all’interno della suggestiva ma decisamente insufficiente cantina nel centro di Soave.

Leonildo, insieme alla moglie Teresita, ha acquistato il terreno su cui ora sorge la cantina e ha visto gettare le fondamenta. Quando è mancato, nel 2018, il figlio Dario ha deciso che, per rispetto del padre, non avrebbe mai più vinificato nel vecchio edificio che per tanti anni è stato la seconda casa del papà. La nuova cantina è sorta quindi attorno ai tini di fermentazione che Dario e suo fratello Andrea avevano caparbiamente fatto spostare nell’abbozzo della nuova cantina. Oltre alle grandi stanze dedicate alla fermentazione, la nuova casa del vino di Pieropan ospita dei suggestivi locali di affinamento dall’aspetto quasi lunare che senza dubbio meritano una visita.

Quando Leonildo prese in mano l’attività vitivinicola di famiglia era il 1960 e volle da subito apportare grandi innovazioni: concimazioni esclusivamente organiche (in un’epoca in cui si guardava alla chimica come grande segno del progresso) e potature drastiche per ridurre le rese. Tra le prime produzioni a beneficiare di questi notevoli interventi fu proprio Calvarino, un vino che, insieme a La Rocca, ha fatto conoscere Pieropan e il Soave nel mondo.

Il vigneto Calvarino fu acquistato dal fondatore Leonildo, nonno di Nino, nel 1908; il nome significa proprio “piccolo calvario” per la pendenza forte e la terra dura che lo rendono difficile da lavorare. Ma fu chiaro fin da subito che lo sforzo valeva la pena e che l’uva che proveniva da quella porzione di collina aveva una marcia in più. La prima a rendersene conto fu la mamma di Leonildo, Alice, che si prendeva la briga di scriverne a mano il nome sulle bottiglie precorrendo la storia che nel 1971 vedrà il nome Calvarino apparire in etichetta come primo cru bianco italiano.

“Calvarino è buono quando è pronto” soleva ripetere Leonildo per sottolineare come il carattere di questo grande vino abbia bisogno di tempo per emergere. Così, quando i figli Dario e Andrea entrarono in azienda agli inizi degli anni Duemila, furono proprio loro a chiedere al padre di lasciare il vino un anno in più in cemento prima di immettere il vino sul mercato. Un piccolo calvario da affrontare anche in cantina, visti i piccoli spazi a disposizione nella vecchia sede, ma Leonildo decise di fidarsi dei suoi ragazzi, che avevano buttato il cuore oltre l’ostacolo con l’ardire tipico della gioventù, e di esaudire il loro desiderio. Leonildo, uomo di grande saggezza, fu ancora una volta precursore dei tempi, puntando il faro sulla necessità di tempo che i vini di Soave hanno per esprimersi al meglio. Dalle parole e dai volti di Dario e Andrea emergono non solo il naturale amore dei figli per un padre, ma anche stima e riconoscenza profonda per il Leonildo innovatore, apripista e sempre pronto a nuove sfide.

Per suggellare l’apertura della nuova cantina la famiglia Pieropan ha voluto creare Calvarino 5, un vino in edizione limitata, realizzato specificamente per questa occasione attraverso un blend di 5 diverse annate.

L’assaggio di questo vino unico nel suo genere è stato anticipato da una degustazione che ha visto in sequenza alcune annate di Calvarino introdotte, insieme a Dario Pieropan, dal curatore della nostra guida, Giancarlo Gariglio.

A queste ci siamo permessi di affiancare anche gli assaggi di Calvarino di cui abbiamo goduto alcuni mesi fa, quando il gruppo dei collaboratori Slow Wine del Veneto ha avuto il privilegio di visitare in anteprima la nuova cantina. Vi proponiamo l’assemblaggio di queste memorie gustative in ordine di annata, in un’unica strabiliante verticale.

Calvarino 2020: ultimo uscito sul mercato. È immediato e croccante nei ricordi di fiori e frutta bianca; il sorso saporito si allunga sulle note succose della pesca.

Calvarino 2019: nonostante l’annata sia stata segnata dalla grandine la grande selezione fatta in vigneto ha regalato un assaggio carnoso che profuma di ginestra e tarassaco e si conclude in una lunga scia sapida.

Calvarino 2014: figlio di un’annata difficile in cui i Pieropan hanno cercato di lavorare con attenzione sulla parte olfattiva che infatti si dimostra ricca nei ricordi di gelsomino, albicocca e fiori gialli. Palato molto scorrevole, bellissimo sale finale.

Calvarino 2013: ha un’anima speziata in cui emerge un ricordo di zafferano. Il sorso è pieno e gioioso, sorretto da una freschezza piacevole e da una buona sapidità.

Calvarino 2010: austero, possiede una bella fittezza di fiore e frutta, ma, introspettivo, la vuole tenere per sé. Il sorso è diretto, senza fronzoli, con un gustoso finale di cedro ed una netta sapidità.

Calvarino 2011: offre un naso maturo, con una lieve nota di botrite che lo rende carnoso e dolce di cera d’ape e vaniglia. Il palato rivela una profonda freschezza, del tutto intatta, ed una sapidità avvolgente.

Calvarino 2007: le note evolute e dolci di pesca gialla matura e fiori gialli essiccati raccontano dell’annata calda e della luce in cui è nato questo vino. Il sorso è potente, quasi esplosivo nella grande sapidità che invade il palato.

Calvarino 1993: grande evoluzione, erbette aromatiche essiccate ed un accenno di fungo secco lasciano il passo ad un sorso vivo e deciso in cui il sale e la tensione acida sono ancora dominanti.

Calvarino 1992: con i suoi trent’anni sulle spalle è ancora un’interprete fedele dell’annata che fu fredda e piovosa. Fieno, fiori gialli essiccati aprono ad un sorso ancora molto teso da cui emergono la mandorla tostata, la polpa dell’albicocca ed un accenno di miele di tiglio.

Calvarino 5: dulcis in fundo, l’assaggio di questo vino unico nel suo genere, blend di 5 diverse annate: 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012. Grande la complessità che emerge dal calice, in cui ritroviamo erbette aromatiche, una forte nota iodata, ma anche tanti fiori ed il frutto giallo succoso. Elegante e maestoso nella dinamica gustativa è un figlio perfetto in cui le singolarità delle diverse annate si fondono in un insieme armonico e sfaccettato.