Perché non esiste una rivista indipendente sul vino in Italia?

Qualche settimana fa mi hanno regalato una rivista cartacea dedicata al vino naturale dal titolo Pipette. La direttrice è Rachel Signer ed ecco la sua presentazione dal sito web della rivista: Rachel Signer has been writing about the culture of natural wine for several years. Her work appears in Vogue.com, Vice MUNCHIES, PUNCH, Wine Enthusiast, Wine & Spirits Magazine, Sprudge Wine, and elsewhere. After living in New York for many years, she is now based in Australia with frequent travel to Europe.

 

Tra gli autori della rivista, che esce 3 volte l’anno, vi è anche Diletta Sereni, autrice italiana di Munchies, rivista on line che guarda alla gastronomia in modo originale e sfumature hypster. Il suo articolo sul numero due della rivista si intitola First times and Tortelli ed è dedicato a Giulio Armani, veterano del vino naturale in Italia.

 

Questo secondo numero, ignoro il primo, passa in rassegna i pilastri, umani e geografici, del vino naturale. Alice Feiring, la Georgia, la Galizia e la Slovenia con qualche interessante incursione in Italia, in Chablis e negli Stati Uniti. È proprio piacevole sfogliare la rivista. Pipette ha un formato maneggevole, con carta spessa e ruvida con notevoli contributi fotografici e disegni altrettanto avvincenti. Il suo respiro internazionale aiuta a comprendere il vino naturale secondo molteplici punti di vista ed estende un discorso che alle nostre latitudini risulta ormai ipertrofico. Insomma, in generale, uno strumento di giornalismo indipendente che si dimostra davvero utile per approfondire la conoscenza del mondo del vino.

Sono abbonato a Le Rouge et le Blanc altro storico cartaceo di incredibile profondità e competenza che attendo trepidante per leggere, da autori competenti e liberi, l’attualità più interessante della viticoltura francese proposta in una grafica minimale con foto in bianco e nero e cartine geologiche e di denominazione chiare e ben fatte. Di questo periodo Possibilia editore ha pubblicato svariate antologie in lingua italiana.

 

Riviste di carta, da consultare, leggere e perdere per poi cercarle di nuovo in un rapporto fisico con la pagina che, a prima vista, può apparire nostalgico o antico ma che rivela una forma di divulgazione della cultura del vino necessaria, perché indipendente, e da conservare perché l’autorevolezza degli autori – e la loro prosa – così come l’approfondimento degli argomenti trattati si presta a una frequente consultazione vuoi per confronto vuoi per apprendimento. È chiaro che avere un tale servizio ha un costo da pagare sia per i contenuti espressi sia per il tipo di materiale impiegato con tutte le competenze coinvolte.

 

 

L’era contemporanea ha consacrato altri supporti di divulgazione che si giovano della tecnologia a portata di tutti. Si tratta di una comunicazione del vino polifonica affidata al botta e risposta per una formazione del sapere frammentata in cui la bravura degli autori si conferma, oltre che per l’autorevolezza, anche per la capacità di intrattenere rimanendo in connessione. Non c’è niente di male anzi per un settore “al verde” come quello editoriale il continuo confronto con il pubblico è una fonte di guadagno preziosa sia per rimanere indipendenti sia per dare continuità alla propria voce critica.

Ma tutto questo non cambia la domanda di fondo: perché non esiste una rivista indipendente sul vino in Italia?

 

Per andare a vedere i siti delle riviste citate:

www.pipettemagazine.com

https://lerougeetleblanc.com/pages/articles.php

Possibilia Editore

www.munchies.com