Peace and love: scoppia l’amore tra birra e vino?

IMG_3821Questa settimana su slowine.it ci siamo molto divertiti. Questo è indubbio. E abbiamo battuto ogni record storico di visite da quando esistiamo.

E la cosa più buffa, quasi stordente, per noi pennivendoli legati al mondo del vino, che questo successo, quasi fosse una nemesi divina (oggi è venerdì santo e sono particolarmente mistico), ci è arrivato da una bevanda minore: la birra.

Scherzo, dai suvvia! In realtà devo dire che ho imparato molto. Non solo che Lambic è maschile(ringrazio comunque i lettori che indignati ce lo hanno fatto notare), ma piuttosto che il mondo della birra è molto più digitalizzato di quello del vino.

 

I nostri vignaioli, forse perché più contadini, forse perché più reazionari (come tutti gli agricoltori), forse perché generalmente meno giovani, sono poco presenti in rete, tranne rare e felici eccezioni.

Quello, poi, che mi ha reso orgoglioso e felice è che le guide Slow Wine e Birre d’Italia sono sempre più sorelle e figlie di una visione profondamente comune. In entrambe il prodotto di cui parliamo non è giudicato semplicemente per la sua qualità organolettica, ma sono presi in considerazione diversi aspetti che interagiscono con la loro realizzazione.

Gli aspetti artigianali, contadini, la sostenibilità ambientale, il rapporto tra la qualità e il prezzo sono tutti concetti che diventano protagonisti del nostro giudizio.

L’accusa che ci piove addosso è quella di essere troppo complicati, cerebrali, farraginosi. Io preferisco ribattere che siamo più complessi e completi, che la qualità nel 2014 non è unidimensionale.

 

La nostre pubblicazioni indagano, visitano, raccontano. Se non fossero così complesse da realizzare allora non avrebbe senso acquistarle, perché come dicono tanti in rete si trova ormai tutto gratis.

Io ho l’orgoglio di dire che non è così nel nostro caso. Nessuno sul web vi offre un servizio completo come Slow Wine o Birre d’Italia: migliaia di assaggi, prove sul campo, equipe di collaboratori presenti su ogni territorio, rapidità nella segnalazione e recensione delle tante novità che si affacciano sul mercato.

Infine, i riconoscimenti che abbiamo studiato sono la diretta conseguenza di un nostro percorso filosofico, che è patrimonio dell’associazione enogastronomica più importante del nostro paese. Buono, pulito e giusto è figlio di Slow Food, ma mi piace pensare che sia anche un patrimonio condiviso da un’ampia parte degli appassionati di cibo, vino, birra del nostro paese e non solo.

 

Per questo mi pare che i dubbi sollevati da Dissapore ieri sulla chiarezza o meno dei riconoscimenti di Birre d’Italia siano leciti, ma figli di una lettura superficiale del nostro messaggio. Per noi Birra Quotidiana, Birra Slow, Vino Quotidiano, Vino Slow hanno assolutamente la stessa dignità organolettica di Grande Birra e Grande Vino. Questi quattro riconoscimenti hanno però qualcosa in più: tra questi cito i valori di immediatezza, il legame con il territorio, l’innovazione (nel caso Birre) che gli altri non hanno.

Sostengo con orgoglio la nostra diversità e unicità e insieme una vicinanza tra il mondo birra e vino che non sospettavo prima di questa settimana, ma che mi fa pensare che i due universi non siano in contrapposizione, ma che dalle reciproche differenze e dal reciproco rispetto possa nascere un movimento di appassionati che sa comprendere sempre meglio che dietro una birra o un vino si cela un universo di lavoro artigiano e contadino, che noi vi aiutiamo a scoprire con le nostre pubblicazioni.