Paolo Manzone e Barolo Meriame, un binomio indissolubile

Non si può parlare di Barolo Meriame senza parlare di Paolo Manzone (e viceversa)! È questa la sintesi della verticale organizzata alla Banca del Vino di Pollenzo il 22 maggio scorso.

La cantina Paolo Manzone, ormai da diversi anni, aderisce al Club della Banca del Vino. Il vino dei produttori coinvolti nel progetto, che nasce come memoria storica delle eccellenze enologiche italiane, è conservato nelle cantine sotterranee di Pollenzo: si può attingere alle bottiglie esclusivamente con il permesso del viticoltore, et voilà! Questa degustazione, con ben 6 differenti espressioni d’annata del Barolo Meriame, ha rappresentato a pieno la mission della Banca del Vino. 

Meriame non è solo un cru né “soltanto” un Barolo, ma è soprattutto la casa di Luisella e Gian Paolo, è il lavoro quotidiano che fanno tra cantina e vigna, è il loro agriturismo bellissimo. Meriame è stato il loro punto di partenza, il traguardo dopo una corsa faticosa e lunga. È il sorriso sincero di Luisella che ti accoglie all’ingresso, è il loro sogno diventato realtà…

Meriame, insomma, è qualcosa di unico, che si può comprendere a pieno solo parlando e bevendo un bicchiere di vino insieme alla famiglia Manzone. 

L’azienda agricola familiare di Luisella e Gian Paolo è situata, appunto, nel cuore della MGA Meriame, in un grazioso anfiteatro. La casa e i vigneti appartengono da cinque generazioni alla famiglia della mamma di Luisella, ma solo con il prezioso aiuto del marito enologo Gian Paolo è iniziata la vera sfida con la vinificazione nel 1999. Oggi l‘azienda possiede circa 20 ettari vitati, suddivisi fra i comuni di Serralunga d’Alba (a 360 metri di quota), Sinio (a 500 metri di altitudine) e Roddino (600 metri di quota).

Dei circa 15 ettari complessivi di Meriame, una delle MGA del Comune di Serralunga, circa la metà appartengono ai Manzone, che rivendicano la menzione in etichetta già a partire dal 1999. Solo romantici e visionari, a quel tempo, potevano anche solo pensare di indicare la provenienza delle uve! Il Barolo da singolo cru proviene unicamente dalle viti più anziane (circa 75 anni), mentre i grappoli delle piante pià giovani (tra i 15 e i 20 anni) confluiscono nel Barolo del comune di Serralunga d’Alba. 

Serralunga style

Durante la degustazione è emerso il legame profondo con Serralunga d’Alba, che Paolo descrive come “perfetto resumè” del Barolo, fra forza e finezza. Un territorio unico, che dona al vino un’identità ben definità, in cui acidità e tannini sono protagonisti perfettamente bilanciati. Le bottiglie annue totali si attestano tra le 75 e 90 mila: quelle di Barolo Meriame sono soltanto 5 mila.

Legno grande o piccolo? Un po’ e un po’, da sempre. Ho iniziato con dei tonneau e con il tempo ho acquistato delle botti più grandi. Trentasei mesi in legno mi sembrano il punto di perfetto equilibrio! Da qualche anno utilizziamo anche anfore in ceramica per il Riserva. L’anfora è una grande bottiglia da 500 litri, perché affina più velocemente (meno ossidazione rispetto al legno, ma superiore alla bottiglia). Se normalmente il Barolo ha due vite – una in legno e una in bottiglia –, in questo caso ce n’è una terza, dunque tre evoluzioni differenti: la prima durante i 36 mesi in botte, una in anfora 18 mesi e poi l’ultima in bottiglia.

La degustazione del Barolo Meriame di Paolo Manzone

Tutte le bottiglie presentavano il tappo di sughero. 

Il Barolo Meriame 2019 ha il “classico” naso di Serralunga d’Alba e in bocca è setoso. Cento per cento eleganza langarola per il Barolo Meriame 2016, potente e fine. Malinconico e fascinoso il Barolo Meriame 2014, che pure sembrava non essere nato sotto una buona stella. Eppure – magia del vino e di chi ha saputo lavorare anche in un’annata difficile – il vino è semplicemente da wow! Al naso non si discosta poi molti da altri vini dello stesso millesimo: è terroso, con note di sottobosco, ma ha finezza e struttura. Curiosa la parabola del Barolo Meriame 2010, annata che invece era stata esaltata dalla critica sin da subito, ma che con l’evoluzione sembra essere un po’ cambiata. Il vino ha un tannino che forse non sarà mai completamente digerito, gli manca un po’ di spinta acida. Resta il dubbio di un problema di tappo: non è sicuramente TCA, ma pare qualche strana cessione di vena verde. Davvero molto equilibrato il Barolo Meriame 2009, che sembra un 2016, ma solo più evoluto (positivamente). Il naso spinge e presenta un’ossigenazione perfetta, mentre al palato emerge una dinamica pazzesca, con grande frutto, tannino pieno e una struttura che regala beva. Sul finale esce la parte speziata. Che complessità, che equilibrio! Il Barolo Meriame 2006 è di grande struttura. Al naso è forse quello più “avanti”, ma in bocca è un’esplosione di frutta, sempre caratterizzata da un gran bella freschezza.  

Il Barolo Meriame, in ciascuna delle espressioni assaggiate, regala equilibrio fra il tannino (muscolo) e l’acidità (scheletro). Come ci ha insegnato Paolo, l’armonia è essenziale: un terreno in salute è fondamentale per la pianta, per l’uva e (poi) per il vino. 

E il tappo a vite? È validissimo dice Paolo e darà sicuramente un grande aiuto a uniformare le bottiglie, anche perché oggi ci sono parecchi problemi condivisi con le chiusure naturali.

Però, è anche vero che il Barolo non è un prodotto standard e – come da consiglio – l’equilibrio è tutto, ma soprattutto permette di mantenere una posizione!