Ortrugo, un vino simpatico da ordinare (soprattutto se hai la erre francese…). Le migliori etichette in commercio

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressoché unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà.

Per visualizzare le “puntate precedenti”, ovvero i post pubblicati su altre varietà, cliccate alla voce Vitigni d’Italia nella lista Argomenti qui a lato.

 

 

ORTRUGO

 

 

Questa varietà a bacca bianca originaria del Piacentino è descritta per la prima volta agli inizi dell’Ottocento, quando il Bramieri la cita usando il termine Altruga – ripreso nel Bollettino Ampelografico del Ministero dell’Agricoltura del 1881 –, che stava a significare “altra uva” rispetto a quelle più importanti con le quali era assemblata.

L’odierna dizione Ortrugo è stata utilizzata per la prima volta da Toni(1927),che annovera la varietà tra «i principalissimi vitigni bianchi da vino della provincia di Piacenza». Molon (1909) gli riconosce similitudine con il vitigno chiamato Ortrugo de Rovescala dei dintorni di Stradella, nell’Oltrepò Pavese, ma anche con il Barbesino di Bobbio, che in realtà si è poi scoperto essere una varietà diversa.

Recuperato negli anni Settanta dall’azienda Mossi, in Val Tidone – e iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970 –, ha conosciuto un allargamento deciso della coltivazione in tutta la fascia collinare piacentina fino agli anni Novanta, a partire dai quali si è registrato un progressivo restringimento della superficie vitata. Resta comunque una delle varietà più importanti del Piacentino, che di recente sta incontrando – soprattutto nelle versioni Frizzanti – una buona richiesta commerciale.

L’Ortrugo è coltivato quasi esclusivamente nelle quattro valli della provincia di Piacenza (Nure, Trebbia, d’Arda e Tidone), dove è il vitigno a bacca bianca maggiormente piantato. È contemplato come tipologia in purezza dalla Doc Colli Piacentini. Quasi assente nella provincia di Parma, ha invece una discreta diffusione nell’Oltrepò Pavese.

Il grappolo è di taglia grande, di forma cilindrico-conica, molto compatto e a volte provvisto di un’ala; gli acini sono di media grandezza, sferoidali, con buccia pruinosa e coriacea di colore giallo verdastro, a volte leggermente punteggiata. In genere giunge a maturazione tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre.

Viene vinificato in genere nella tipologia Frizzante (90% delle bottiglie prodotte): il resto si divide in parti uguali di Spumante e Fermo. Le vinificazioni in Frizzante danno vini briosi, spesso segnati da profumi fragranti, di corpo leggero e con acidità sostenuta. La versione Ferma, prodotta senza utilizzo di legno, è più strutturata e alcolica, dal sapore asciutto e sapido e di buona e fresca aromaticità.

Di seguito un breve elenco – in ordine alfabetico – delle aziende che producono etichette interessanti di Ortrugo recensite in Slow Wine 2020. A seguire l’indicazione di alcuni altri vini prodotti nel comprensorio piacentino in cui l’ortrugo entra, con quota significativa, in assemblaggio con altre uve.

 

CROCI, Castell’Arquato (PC)

L’azienda Croci è nata nel 1935, sul colle Monterosso adiacente al borgo medioevale di Castell’Arquato, ed è gestita a livello famigliare da Ermanno Croci e dai figli Massimiliano e Giuseppe. Il grande amore per il territorio e il rispetto per la natura hanno portato i proprietari a credere nella produzione delle uve tipiche della valle, che grazie alla perseveranza di Massimiliano oggi si possono degustare in tutto il mondo. I 10 ettari di vigne che circondano l’abitazione e l’azienda si trovano a un’altitudine di circa 250 metri. Le viti sono allevate a guyot, in parte su terreni rossi argillosi, in parte su suoli con sabbie fossili del placenziano. In vigna viene praticato l’inerbimento e i trattamenti effettuati escludono l’utilizzo di sostanze chimiche, il tutto rispettando i cicli naturali. Il Lubigo 2018 (12.000 bt; 11 €) viene prodotto con il metodo tradizionale della rifermentazione naturale in bottiglia, senza sboccatura: è sapido e di buona acidità, con intense note di frutta matura e di cereali.

 

IL POGGIARELLO, Travo (PC)

Il Poggiarello rappresenta da oltre 30 anni la volontà delle famiglie Ferrari e Perini – tra i più importanti produttori della zona e oggi proprietarie anche della Romagnoli di Vigolzone – di proiettare l’enologia piacentina verso i migliori palcoscenici d’Europa e del Mondo. Per farlo si è puntato sui vini della tradizione ma anche sulle uve internazionali, ricercando prodotti raffinati, precisi e dalla beva armoniosa. La sede aziendale e il principale parco vitato si trovano tra Scrivellano e Statto, in comune di Travo, poco distanti dall’alveo del fiume Trebbia. Qui l’enologo e agronomo Paolo Perini ha individuato le parcelle migliori per realizzare la sua idea di vini piacentini: frutto varietale in evidenza, precisione stilistica, facilità di beva. È esemplare, da questo punto di vista, l’Ortrugo Frizzante Spago 2018 (30.000 bt; 10 €), dal buon frutto fragrante e di ottima acidità agrumata al palato.

 

SACCOMANI, Lugagnano Val d’Arda (PC)

Siamo a Diolo, su un crinale collinare interamente vitato nel comune di Lugagnano, in val d’Arda. Qui storicamente si vive di ciliegie e uva, sia da tavola che da vino sfuso. I giovani fratelli Luca ed Elisa Saccomani dal 2014 hanno preso in mano le redini dell’azienda di famiglia, convertendo la produzione alla bottiglia nel rispetto dei metodi tradizionali. Le vigne si estendono intorno alla minuscola sede aziendale, con esposizioni a est, per il 30 per cento su suoli sabbioso-calcarei, e per il restante 70 per cento sulle tipiche argille rosse piacentine. I sistemi di allevamento sono a guyot e cordone (in zona abbiamo anche no- tato sistemi mai visti altrove). Le varietà coltivate sono le tradizionali del territorio, con buona presenza anche di fortana e verdea. Spicca all’interno della produzione aziendale il fresco e delicato Ortrugo Frizzante 2018 (2.500 bt; 7 €), dai fragranti rimandi di frutta matura e di fiori.

 

DAVIDE VALLA, Ziano Piacentino (PC)

Davide Valla è un giovane vignaiolo con le idee chiare, che ha intrapreso un percorso produttivo che ci piace molto. Dopo precedenti esperienze, conduce dal 2007 l’azienda di famiglia nelle colline di Ziano Piacentino. L’amore per il territorio e i suoi prodotti emerge insieme alla sua filosofia produttiva, fatta di un’attenta cura della vigna e di vinificazioni in cemento e rifermentazioni in bottiglia, per preservare l’autenticità del prodotto. Le vigne sono situate nell’anfiteatro naturale di Ziano, suddivise in due corpi. Il principale, composto da vitigni a bacca rossa con piante di oltre 70 anni di età, sorge su terreni argillosi. Il secondo, dedicato ai vitigni a bacca bianca, si trova a poca distanza su terreni calcarei. In vigna si praticano interventi di azione preventiva per rafforzare le difese immunitarie delle piante con alghe e microrganismi, e ridurre così i trattamenti di rame e zolfo. È molto buono il Frizzante Dieci Lune 2018 (3.500 bt; 8 €), prodotto da sole uve ortrugo con una breve macerazione a contatto con le bucce: il naso è agrumato con retrogusto di nocciola, la bocca è di grande progressione e dal finale morbido e pieno.

 

CASCINOTTA DI RIZZOLO, San Giorgio Piacentino (PC)

Cascinotta 2018, da uve malvasia di Candia aromatica e ortrugo, macera otto giorni a contatto con le bucce: è lievemente aromatico, rotondo e di buona persistenza, con ritorni tannici.

 

IL POGGIARELLO, Travo (PC)

L’Alba e la Pietra 2014, singolare e misurato blend di malvasia di Candia aromatica, marsanne e ortrugo, è un vino bianco macerato sulle bucce che scorre sui binari dell’aromaticità e della morbidezza, con finale pulito e piacevolmente amarognolo.

 

TENUTA BORRI, Travo (PC)

Masera 2016 – assemblaggio di ortrugo, malvasia di Candia aromatica, moscato bianco, sauvignon e trebbiano romagnolo – è piacevolmente aromatico e dotato di un tratto austero e asciutto, mentre Mappale 25 del foglio 61 2016, da sole uve sauvignon e ortrugo, ha sorso lungo e sapido.

 

 

 

foto di copertina tratta da magazine.lorenzovinci.it