Nosiola: tanto poco coltivata quanto infinitamente buona. Le migliori etichette in commercio

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressoché unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo deciso, già da tempo, di proporvi su questo sito un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà.

Per visualizzare le “puntate precedenti”, ovvero i post pubblicati su altri vitigni, cliccate alla voce Vitigni d’Italia nella lista Argomenti qui a lato.

 

NOSIOLA

 

Vitigno dalle origini sconosciute, è presente nella storia trentina fin dai tempi del Concilio di Trento. Diverse le interpretazioni sul nome: negli studi del Settecento si parla di «uva dall’occhio bianca», da cui si arriverebbe al dialettale ociolet e quindi, attraverso ulteriori contaminazioni fonetiche, al nome ciaret o nosiolet.

Altre ipotesi chiamano in causa la presenza intorno alle vigne di piante di nocciolo, il colore degli acini dell’uva a maturazione, che richiamerebbe quello delle nocciole selvatiche, o i profumi di nocciola tostata sprigionati dal vino.

Singolare è anche la declinazione di genere del vitigno: nella valle dei Laghi l’uva e il vino si definiscono al femminile, mentre a Lavis e in Vallagarina hanno un determinativo maschile (noi preferiamo la prima declinazione al femminile, come faremo qui di seguito).

Si deve al Di Rovasenda (1877) la descrizione della diversità del Durel (durella) rispetto al trentino Nusiola, da tanti studiosi erroneamente ritenuti sinonimi dello stesso vitigno.

L’area d’elezione è la valle dei Laghi, anche se la nosiola è presente nel comprensorio di Lavis, in Vallagarina e nella val di Sarca. È diffusa, in maniera sporadica, anche nelle zone del Garda lombardo e veneto. È prevista in purezza nelle Doc Trentino Nosiola e Trentino Vino Santo (Presidio Slow Food); entra inoltre nella composizione delle Doc Garda Orientale, Valdadige e Sorni. Il vitigno è iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970.

Da tempo sosteniamo che la nosiola sia uno dei grandi vitigni a bacca bianca presenti in Trentino, che dà origine a molte delle etichette premiate con un riconoscimento nelle varie edizioni della guida Slow Wine. Purtroppo questo stride con la realtà viticola: è veramente minima la superficie vitata che i viticoltori trentini dedicano a questa fantastica varietà! Attualmente gli ettari vitati destinati a nosiola non arrivano a 70, a fronte di una superficie vitata destinata in Trentino alle varietà a bacca bianca di quasi 7.600 ettari. Se consideriamo l’intera superficie dei vigneti trentini (considerando pertanto uve bianche e rosse) la parte destinata alla Nosiola raggiunge la clamorosa cifra di 0,6%!

La pianta di nosiola si adatta bene ai terreni collinari, asciutti e soleggiati: l’attuale superficie vitata infatti si colloca per il 95% dei casi sopra la quota di 250-300 metri di altitudine, con circa il 10% collocato sopra i 500 metri.

 Ha un grappolo medio, cilindrico, allungato e compatto, normalmente alato. Gli acini sono medi, sferoidali, con buccia molto pruinosa, sottile ma consistente. Arriva a maturazione nel periodo compreso tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre.

Nelle vinificazioni tradizionali esprime profumi fruttati freschi, intensi e delicati a un tempo, con note di mela acerba e di nocciola. Sorretto generalmente da una buona vena acida, ha gusto schietto e fragrante, con una chiusura sapida. La versione Vino Santo, da uve appassite, colpisce per opulenza e grassezza, ben bilanciate da viva acidità.

 

Di seguito un breve elenco – in ordine alfabetico – delle aziende che producono etichette interessanti di Nosiola e di Vino Santo del Trentino (Presidio Slow Food), tutte recensite in Slow Wine 2021 (aggiungiamo anche l’indicazione del numero di bottiglie prodotte e del prezzo medio di vendita in enoteca).

 

CANTINA TOBLINO, Madruzzo (TN)

Nosiola L’Ora 2015 (6.500 bt; 16 €). Un lungo affinamento, in legno prima e in acciaio poi, dà ottimo equilibrio in bocca, ampia e dalla piacevole freschezza. Suadenti i profumi di frutta tropicale e la sottile nota di miele.

 

CANTINE MONFORT, Lavis (TN)

Nosiola Corylus 2018 (1.720 bt; 17 €). Si conferma ad alti livelli questa Nosiola a cui la macerazione sulle bucce dona finezza. L’entrata in bocca è sommessa, delicatamente aromatica, con un finale amarognolo su note officinali.

 

MARCO DONATI, Mezzocorona (TN)

Trentino Nosiola Sole Alto 2019 (4.000 bt; 13 €). Un vino denso, maturo, con simpatici tratti di decadenza.

 

EREDI DI ALDO COBELLI, Lavis (TN)

Nosiol 2019 (2.223 bt; 16 €). Svela l’anima più selvatica del vitigno, su cenni di erba sfalciata e sentori lattici. La beva è rigorosa nelle note saline, dai bei rimandi aromatici e dal finale fresco.

 

FORADORI, Mezzolombardo (TN)

Nosiola Fontanasanta 2018 (10.000 bt; 30 €). Interpretazione personale del vitigno: la macerazione sulle bucce dona finezza e incisività al quadro olfattivo, che si rivela coerente alla beva, salina e di insospettabile struttura.

 

KLINGER PILATI, Lavis (TN)

Nosiola 2018 (3.000 bt; 18 €). Da un vigneto storico con piante centenarie, una Nosiola di grande struttura che si colloca ai vertici della tipologia. Note idrocarburiche e di fiori essiccati si accompagnano alla pesca gialla. La beva è materica nel frutto, ben risolta nell’equilibrio dal finale sapido, con invitanti rimandi alla frutta secca e alla pietra bagnata.

 

LA VIS, Lavis (TN)

Trentino Nosiola 2019 (45.000 bt; 10 €). Profumi nitidi e croccanti, con rimandi floreali, di nocciola e di pesca bianca, introducono un sorso scattante e succoso.

 

MASO GRENER, Lavis (TN)

Nosiola 2019 (2.500 bt; 13 €). Si conferma una delle interpretazioni più felici della zona. Al naso esprime solari note di fiori essiccati e terrose. La polpa è compatta, di bella personalità, con importanti rimandi aromatici.

VINO SLOW in Slow Wine 2021

 

PISONI, Madruzzo (TN)

Nosiola 2019 (12.000 bt; 11 €). Interpretazione tipica e varietale, è piacevole per schiettezza e freschezza. Il sorso è citrino, sapido e dall’intrigante finale amarognolo. Al naso si esprime con note fruttate e un sottile sentore di sambuco.

 

POJER & SANDRI, Faedo (TN)

Nosiola 2019 (2.000 bt; 13 €). Un’etichetta storica che propone un profilo croccante, floreale ed espressivo.

 

FRANCESCO POLI, Vallelaghi (TN)

Trentino Nosiola Sottovi 2019 (7.000 bt; 13 €). Ottima interpretazione della varietà: elegantemente leggera, apre con sentori agrumati, mentre in bocca ha freschezza e salinità e chiude delicatamente con una nota di mandorla.

 

PRAVIS, Madruzzo (TN)

Nosiola Le Fratte 2019 (6.600 bt; 11 €). Una versione fresca e facile di Nosiola: sottili sentori fruttati e di nocciola aprono la strada al sorso croccante e ben bilanciato dalla piacevole chiusura amarognola.

L’Ora 2018 (3.300 bt; 19 €). In questo caso l’uva nosiola viene messa brevemente ad appassire e la fermentazione avviene in piccoli legni d’acacia. Sottili note floreali e di frutta disidratata fanno capire che il sorso sarà pieno e morbido, in perfetto equilibrio con la fresca acidità.

 

SALVETTA, Madruzzo (TN)

Nosiola 2018 (8.000 bt; 19 €). Vinificato con un’iniziale macerazione sulle bucce, alla quale seguono una lenta fermentazione e l’affinamento in grandi botti di acacia e rovere, risulta intenso nei gusti e negli aromi. Sentori di agrumi e leggeri cenni speziati affiancano una ben percettibile nota minerale. In bocca è rotondo, pieno e succoso, con un esaltante finale croccante.

VINO SLOW in Slow Wine 2021

 

VIGNAIOLO FANTI, Lavis (TN)

Nosiola 2018 (3.500 bt; 14 €). Ai vertici della tipologia, rara quanto imperdibile. Fiori gialli, accenni tropicali e note di gesso introducono un sorso maturo, sostenuto da un lieve amarognolo. Un vino di materia dalla lunga prospettiva.

VINO SLOW in Slow Wine 2021

 

VILLA PERSANI – SILVANO CLEMENTI, Lavis (TN)

Nosiola Raetica 2018 (2.000 bt; 22 €). Vino di identità e struttura, al riassaggio si apre su note di agrume per poi virare su sentori di zenzero e gesso. La beva è rotonda e succosa, salina nel finale che prospetta una notevole longevità.

 

ROBERTO ZENI SCHWARZHOF, Faedo (TN)

Trentino Nosiola Palustella 2019 (8.000 bt; 16 €). Singolare, spigoloso, con note aromatiche di fiori di campo, erba sfalciata e radici. Il sorso è vibrante e il finale ricco di sapore.

 

 

VINO SANTO DEL TRENTINO

 

 

CANTINA TOBLINO, Madruzzo (TN)

Trentino Vino Santo 2003 (4.500 bt da 0,5 l; 41 €). Etichetta in grande spolvero: nonostante sia il frutto di un’annata calda ha mantenuto equilibrio in bocca e presenta tipiche note ossidative amalgamate a quelle di frutta secca e disidratata.

 

PISONI, Madruzzo (TN)

Trentino Vino Santo 2006 (6.000 bt da 0,375 l; 38 €). Un vino che non ha bisogno di tanti giri di parole. Gli aggettivi ampio, complesso ed elegante bastano per descriverlo sotto ogni aspetto, gustativo e olfattivo. Il potenziale d’invecchiamento è assicurato, garantito dalle vecchie annate ancora in gran forma presenti in cantina.

VINO SLOW in Slow Wine 2021

 

FRANCESCO POLI, Vallelaghi (TN)

Trentino Vino Santo 2005 (3.500 bt da 0,5 l; 43 €) Un Vino Santo setoso, intensamente fruttato e assai complesso.

 

GIOVANNI POLI, Vallelaghi (TN)

Trentino Vino Santo 2007 (3.200 bt da 0,375 l; 34 €). La dolcezza è ben sostenuta dall’acidità e i profumi rimandano ai frutti a polpa gialla e al miele, senza dare stucchevolezza.

 

SALVETTA, Madruzzo (TN)

Trentino Vino Santo 2015 (300 bt da 0,375 l; 51 €). Francesco Salvetta crede nella freschezza e nella gioventù che questo vino deve avere. Il suo è infatti un esemplare succoso, ricco di profumi di frutta gialla polposa e miele. Ben bilanciata la dolcezza, che non rende stucchevole il sorso.