Non c’è nulla da piangere, il Lacrima di Morro d’Alba è un vino simpatico e sorridente

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressochè unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà. Seguiteci 🙂 

 

IL LACRIMA

 

Il Lacrima è un vitigno italico a bacca nera diffuso anticamente in Campania, Umbria, Puglia e Marche, dove era utilizzato anche per produrre uva da tavola, molto gradita per la sua piacevole e inconfondibile aromaticità, che ricorda le spezie, i petali di rosa e di viola, il pepe nero.

In passato il nome Lacrima si è prestato a diversi casi di omonimia, generando parecchia confusione: nei primi scritti che lo riguardano – in particolare dei ricercatori Di Rovasenda (1877) e Molon (1906) – le differenze non sono chiarite.

Le attuali ricerche genetiche attribuiscono al Lacrima uno stretto legame con l’aleatico e una probabile discendenza da questo. Non ha nulla a che vedere invece con i vini della sottodenominazione Lacryma Christi della Doc campana Vesuvio, prodotti con altre varietà di uve.

Suggestiva è la genesi del nome: in epoca di piena maturazione (che si colloca in genere nella seconda metà di settembre) la spessa buccia – di colore nero bluastro, abbastanza pruinosa – si rompe con facilità, lasciando percolare stille di succo simili al pianto: delle piccole ma evidenti lacrime.

Attualmente il lacrima è presente soprattutto in provincia di Ancona, dove gode dell’apposita Doc Lacrima di Morro d’Alba – dal paese ritenuto sua culla naturale – e dove storicamente il vino è declinato al femminile: “la Lacrima”. Minime popolazioni sono registrate in Romagna, in Toscana e in Puglia, ma in questi casi le uve sono sempre utilizzate in assemblaggio con altre varietà.

La denominazione marchigiana prevede diverse tipologie, in cui è obbligatoria la presenza del vitigno per almeno l’85%, anche se più comunemente viene utilizzato senza aggiunte di altre uve: quella “normale”, più spesso vinificata senza utilizzo di legni di affinamento (ricorrendo talvolta alla tecnica della macerazione carbonica) e messa in commercio nell’annata successiva alla vendemmia: contempla pertanto vini freschi, dagli intensi e inconfondibili profumi varietali, di media corposità. Nel tempo è stata aggiunta la versione “Superiore”, che prevede quasi sempre il ricorso all’affinamento in legno, per vini di maggiore struttura e importanza di beva, che mantengono comunque i tratti varietali che poggiano su una polpa morbida e intensamente fruttata; è prevista infine anche la tipologia “Passito”, per vini in genere moderatamente dolci e ben strutturati.

 

Negli ultimi anni le migliori etichette di Lacrima vengono prodotte, con immanabile continuità, da almeno tre produttori. Parliamo di LORENZO MAROTTI CAMPI, che con il suo Lacrima di Morro d’Alba Orgiolo 2016 conferma da anni la maggiore qualità riscontrabile nella denominazione: è un vino esemplare per il profilo varietale, con eleganti note di fiori, di pepe nero e di frutta rossa ben coese e amalgamate tra loro; esemplare anche la compostezza del sorso, oltre al succoso e lungo finale sorretto da un tannino croccante. Di ottima qualità anche il “fratello minore” Lacrima di Morro d’Alba 2017, ben modulato e perfettamente equilibrato, con insistenti e persistenti note varietali.

Sono molto buoni i vini della storica azienda VICARI, oggi condotta dai giovani fratelli Vico e Valentina: la rotondità fruttata e le eleganti folate di rosa sono proprie del Lacrima di Morro d’Alba Da Sempre 2017, che nonostante la ricchezza del sorso ha agilità gustativa e piacevole asciuttezza; molto interessante anche la versione elaborata con Metodo Classico, il Lacrima di Morro d’Alba Rosé Sfumature del Pozzo Buono 2015, sottile e fresco, con bolla sottile e cremosa.

Così come quelli di PAOLO LUCCHETTI, in particolare il Lacrima di Morro d’Alba Fiore 2017, che si beve con grande piacevolezza e senza freni: brilla di freschezza e fragranza, che mettono in risalto una polpa morbida e succosa, di composta ed elaborata tessitura; una etichetta da non perdere anche per l’ottimo rapporto tra qualità e prezzo. Lo stesso produttore propone anche un ottimo Lacrima di Morro d’Alba Sup. Guardengo 2016, che fonde gli aromi varietali molto nitidi con un palato levigato, ravvivato dall’incisiva sapidità e da un tannino affusolato, oltre al Lacrima di Morro d’Alba Mariasole 2016, che ha abbandonato la densità delle origini, mostrando sempre tanta materia ma ben registrata, con tannino molto fitto in un palato di efficace dinamismo.

Un “grande vecchio” del territorio del Lacrima – uno dei primi a proporre le proprie bottiglie anche fuori dalla zona di produzione – è senza dubbio STEFANO MANCINELLI, che oggi affida il suo biglietto da visita al Lacrima di Morro d’Alba 2016, intenso e rotondo sia al naso che al gusto; Molto buono il Terre dei Goti 2013, un vino che non si fregia della Doc ma prodotto esclusivamente con lacrima, che ha alcool e grande struttura, a tratti si mostra possente ma conserva una piacevole scorrevolezza: spezie, frutto e note pepate sono ben amalgamate e appaganti. Di stessa qualità il Lacrima di Morro d’Alba Passito Re Sole 2013, una versione dolce che non stanca affatto, anzi è viva e fluente, con un profilo olfattivo ricco e variegato, molto intrigante.

Affidabili e di buona qualità, infine, alcune altre etichette prodotte da aziende del territorio: intendiamo il Lacrima di Morro d’Alba Sup. Castello di Ramosceto 2016 e il Lacrima di Morro d’Alba Ramosceto 2017 di MA.RI.CA.: mostra una bella carnosità al palato il primo, morbido e levigato, con un frutto denso e avvolgente che lascia una bella impronta di rosa e di amarene; freschissimo, con belle sensazioni di ciliegia il secondo, che poggia su un tessuto vibrante, leggermente aspro nel finale. Il Lacrima di Morro d’Alba Sup. Compagnia 2016, di BUSCARETO, mostra l’incisività dei legni di affinamento, che non offuscano però il profilo varietale, che avvolge un sorso pieno che si distende con fragranza; la versione di annata, il Lacrima di Morro d’Alba 2017, è ancora più convincente, per nitore varietale e compostezza, semmai pecca leggermente in agilità. TENUTA SAN MARCELLO propone due etichette ben diversificate tra loro: il Lacrima di Morro d’Alba Sup. Melano 2016 ha movenze carnose che tuttavia non appesantiscono la beva, che anzi è tonica e chiude con un vivo grip tannico, mentre il Lacrima di Morro d’Alba Bastaro 2017 esprime una bella florealità varietale a cui seguono note di frutti neri: il palato è morbido e levigato, peccato che il finale sia un po’ frenato dalla robustezza alcolica. Il Lacrima di Morro d’Alba Diana 2016, dell’azienda FILODIVINO mostra un bagaglio fruttato denso, con aromaticità viva e palato avvolgente e rilassato, che invoglia la beva. Infine le due etichette di VIGNA DEGLI ESTENSI: molto buono e per nulla banale il Lacrima di Morro d’Alba Piramo 2016, un mix di profumi di frutta dolce e floreali, dotato di verve gustativa, struttura e compostezza; ha maggiore concentrazione e polpa il Lacrima di Morro d’Alba Sup. Ius Lacrimae 2015, che si distende con fluidità anche se nel finale l’alcool ne frena l’incedere.