Nino Franco: cent’anni vissuti attivamente. La degustazione

Lo scorso 31 ottobre la maison Nino Franco ha festeggiato i suoi primi cent’anni di attività.

Una Valdobbiadene tirata a lustro per onorare un opificio e un brand che svettano fra i protagonisti dell’enologia italiana nel mondo.

Un autunno dalle tinte primaverili ha accolto nel cuore pulsante della marca Gioiosa una “folla alla Belle Epoque”, people provenienti dai vari angoli del globo. L’intercalare delle lingue di Dante e di Shakespeare in uno spirito da melting pot ha dettato la colonna sonora di un’esperienza viva e palpitante, che ha avuto il suo culmine in una memorabile degustazione di “mostruosi” vini aziendali, frutto di un lungo lavoro di négociant.

Cartizze 1947, assai gustoso ed intrigante con un tocco di mandorla dolce a suggellare l’eccellenza di quello che è il gran cru del Prosecco.

Prosecco 1995 (il Primo Franco ante litteram) griffato da una sinuosa vena ossidativa ammaliante, gli umori delle Highlands e finezza a mille; grande freschezza e pennellate di marmellata di albicocche, sottofondo di fichi e lungo…lungo…lungo: una meraviglia.

Recioto della Valpolicella 1961: serico, leggermente oleoso, un fiume che scorre bucolico nelle nostre viscere; conquista per l’avvolgenza, il velluto e la maieutica bevibilità: unforgettable.

Amarone 1967, permeato da un misterioso file rouge animale che cattura i sensi, regno della carnosa prugna e della penetrante uva sotto spirito, deciso e sicuro come deve essere un tenore al Regio di Parma.

Cabernet del Piave Campomolino 1977: ma quando mai?! Ebbene sì, signori, mormora eccome, di vivezza scioccante e personalità pugnace, chapeau.

Prosecco di Valdobbiadene secco 1986: ancora una deliziosa, appena accennata, sotterranea, carsica ossidazione, che penetra e avvinghia; la mela, il limone, una tagliente lama che invita alle ostriche e ai tartufi di mare.

Prosecco di Valdobbiadene abboccato Grave di Stecca 1991: giallo che rifulge, floreale, delineato da nuances di pesca, pera e kiwi; suadente al gusto, s’infila nel palato per punteggiarlo di caleidoscopiche sensazioni.

Prosecco di Valdobbiadene Rive di San Floriano Brut 2000: puro e cristallino, impareggiabile cantore della straordinaria delicatezza del prosecco.

Prosecco di Valdobbiadene Grave di Stecca Brut 2007: irrompe la mela croccante, scampanellano le piccole pere di San Pietro, fioccano gli agrumi, il ribes, la prugna gialla; teso e vibrante come il violino di Uto Ughi nel sacro dell’Abbazia di Follina.

Tutto questo per dire che la P di Prosecco e la V di Valdobbiadene sono giganti di luce squisitamente propria.

Thank you so much, Mister Primo