Negli Usa è il momento dei vini rosa italiani

Ieri, durante la tappa newyorkese dello Slow Wine Tour 2019, si è tenuta la solita conferenza stampa/dibattito con qualche decina di selezionati operatori del settore (giornalisti, importatori, distributori, enotecari, sommelier).

A coordinare la discussione, oltre a me e Giancarlo Gariglio (siamo i due editors della guida…), c’era Iacopo di Teodoro, italiano di nascita che vive da tempo a NYC dove è titolare della distribuzione Artisanal Cellars. Iacopo ha introdotto, non so quanto volontariamente, anche il tema della recente fortuna dei vini rosa italiani negli States che ha animato la platea, con alcuni interessanti interventi.

Intanto i numeri, da fonte ufficiale Agenzia ICE:

+6,5% l’incremento di vendite (in valore) del vino italiano negli Usa;

+31,8% l’incremento di vendite (in valore) dei vini rosa italiani negli Usa;

+21,1% l’incremento di vendite (in quantità) dei vini rosa italiani negli Usa.

Dati assolutamente incoraggianti, anche se purtroppo i vini rosa italiani rappresentano per ora solo il 6% dell’intero mercato di questa tipologia: vista in altro modo verrebbe da dire che ci sono ampi margini di crescita per i nostri vari Rosato, Cerasuolo e Chiaretto.

Questa tendenza del mercato è stata assolutamente confermata da Jenni Guizio, associate director of wine della Union Square Hospitality Group (che gestisce 5-6 ristoranti a NYC): per loro +15% di consumo di vini rosa italiani. Jenni ha aggiunto che la preferenza dei loro clienti va verso i vini leggeri e di prezzo non eccessivo, verso una tipologia di vini rosa italiani che assomigliano ai rosé provenzali francesi.

Nunzio Castaldo – titolare della Panebianco Imports, ottimo e attento importatore di vini italiani – concordava con gli intervenuti, aggiungendo però un’interessante considerazione, che sottoscriviamo pienamente: bisogna comunicare ai consumatori Usa che il mondo dei vini rosa italiani è ampio e variegato, che ci sono i Chiaretto della Valténesi e di Bardolino che si avvicinano per stile ai Rosé della Provenza, allo stesso modo dei Castel del Monte Bombino Nero; poi ci sono anche i più corposi e strutturati Cerasuolo d’Abruzzo e infine i Rosato della Puglia color corallo, così come i Cirò Rosato o i vini rosa dellEtna. Insomma, sosteneva a ragione Castaldo, bisogna far capire che la tradizione italiana prevede tipologie piuttosto differenti tra loro, per colore e struttura.

A corroborare il discorso – e, speriamo, a far riflettere e “agitare” i bravi produttori di vini rosa italiani – l’annotazione, riscontrata sul campo, sull’ultima tendenza della produzione vitivinicola di California e Oregon: la vinificazione in rosa del pinot noir.

L’assaggio dello splendido vino della cantina californiana Small Vines Wine, Russian River Rosé of Pinot Noir 2017, incisivo e tagliente, succoso e sapido, ci ha convinti che non è una stupidaggine ma un’idea seria.

Quindi, produttori di vino rosa in Italia, bisogna muoversi: questo mercato aspetta voi…

 

 

P.S. IMPORTANTE

Ho continuato a utilizzare, per tutto l’articolo, il termine “vini rosa” e non il nome più comunemente usato per definire questi prodotti – Rosato o Rosé – perché credo che sia inadeguato per due importanti motivi (uno legato alla semantica dei colori e l’altro alla possibile confusione tra le Denominazioni). Per capire meglio questa scelta segnatevi questa data: tra 3 settimane è prevista l’uscita in libreria del libro “I 100 migliori vini rosa d’Italia” – curato dal sottoscritto e da Giancarlo Gariglio e pubblicato da Slow Food Editore – e nelle prime pagine del testo troverete la spiegazione del perché li chiamiamo, e li chiameremo d’ora in poi, “vini rosa”… 🙂