Marchesi Alfieri, portavoce del barbera

Mario Olivero, direttore dell'azienda Marchesi Alfieri

Mario Olivero, dal 1999 enologo e direttore dell’azienda Marchesi Alfieri, è stato ospite della seconda serata di degustazione organizzata dalla Banca del Vino e si è fatto portavoce di uno dei vitigni più rappresentativi della regione Piemonte: il barbera.

Nel cuore pulsante del Piemonte vitivinicolo, esattamente nel luogo dove il Monferrato incontra le Langhe e il Roero, si erge il castello di San Martino Alfieri, sede dell’azienda. La vitivinicoltura è sempre stata un’attività rilevante per le famiglie che hanno abitato il castello; basti pensare che Cavour introdusse il pinot nero nelle vigne della famiglia Alfieri, su consiglio dell’enologo francese Oudart.

Tuttavia, la svolta avviene nel 1983, con il passaggio di proprietà della tenuta alle sorelle Emanuela, Antonella e Giovanna San Martino di San Germano. La produzione vinicola assume un ruolo centrale e, in poco più che un ventennio, l’azienda cresce sia da un punto di vista qualitativo, definendo in modo chiaro il proprio stile, sia da un punto di vista quantitativo, incrementando il volume della produzione da 30.000 a 140.000 bottiglie.

Il parco del castello si estende per più di 250 ettari, 21 dei quali sono vitati, mentre la restante parte è occupata da seminativi, boschi e un noccioleto. All’interno del parco vitato troviamo barbera, grignolino, nebbiolo e pinot nero.

La Barbera d’Asti dei Marchesi Alfieri

Le viti di barbera occupano la percentuale maggiore della superficie e sono ubicate nelle zone storicamente più vocate. I ripidi versanti collinari in cui le viti di barbera affondano le loro radici sono esposti prevalentemente a sud e degradando fino al fiume Tanaro.

La volontà aziendale consiste nel produrre vini a base di uve barbera che non temano il passare del tempo e che siano caratterizzati da un’impalcatura olfattiva complessa e da una struttura importante. Queste qualità devono andare di pari passo con freschezza e bevibilità, evitando concentrazioni eccessive, facendo un uso misurato del legno e preservando un’acidità importante, per scongiurare il rischio di ottenere vini complessivamente stucchevoli e sbilanciati.

 

Le etichette in degustazione

La degustazione, guidata da Mario Olivero e da Fabrizio Gallino, si è focalizzata sul barbera, in particolare sulla Barbera d’Asti Sup. L’Alfiera, etichetta iconica dell’azienda. Ad aprire e chiudere in bellezza, due sorprese a base di uve pinot nero.

 

Metodo Classico Extra Brut Blanc de Noir 2016  

Ultimo arrivato in casa Marchesi Alfieri, questo Metodo Classico 100% pinot nero – uva simbolo del profondo legame tra la famiglia Alfieri e i protagonisti della storia piemontese e italiana dell’Ottocento – è stato prodotto per la prima volta nel 2014 ed è nato dall’esigenza di avere un bianco in cantina che non temesse il confronto con i rossi aziendali.

È una bolla fine ed elegante, giocata sulla tensione acido-sapida. La nota agrumata, già presente al naso, persiste al termine dell’assaggio, lasciando una sensazione finale particolarmente piacevole.

 

Barbera d’Asti La Tota 2016

Le uve, provenienti da diverse parcelle del parco vitato, vengono vendemmiate e vinificate separatamente e poi, solo dopo la malolattica in acciaio, sono assemblate e affinate in barrique e tonneau.

La 2016 è stata un’annata equilibrata, che ha favorito una maturazione distesa e completa delle uve. Queste condizioni hanno contribuito positivamente al risultato finale: La Tota 2016 è un vino estremamente equilibrato, dalla potenza controllata. Al naso spiccano le note di frutta fresca e fiori, accompagnate da un iniziale accenno di spezie. Ciò che colpisce al palato è la presenza di un tannino particolarmente setoso, non invadente e ben integrato.

 

Barbera d’Asti Sup. L’Alfiera 2016

L’Alfiera nasce e prende il nome da una vigna storica di 5 ettari, su cui sono presenti alcuni ceppi risalenti al 1936. Dopo la fermentazione in acciaio e la malolattica in legno, il vino riposa per 18 mesi in barrique e tonneau di rovere francese, un terzo delle quali nuove.

Si presenta come un vino complesso, avvolgente, ma soprattutto equilibrato: a livello olfattivo cambia in modo importante durante la degustazione, regalando diverse sfumature aromatiche che vanno dalla frutta alle spezie. Il legno si percepisce, ma è comunque ben integrato e non è predominante. Al palato è pieno e stratificato.

 

Barbera d’Asti Sup. L’Alfiera 2011

La 2011 viene ricordata come un’annata nel complesso calda, cosa che ha influito notevolmente sulla velocità di maturazione delle uve.

Il colore dell’Alfiera 2011 è ben conservato, il profilo olfattivo è evoluto e dominato da note di frutta matura e cioccolato. Il legno partecipa, ma non sovrasta. Al palato dimostra una bella potenza, anche se è un vino più scuro e cupo rispetto all’assaggio precedente.

 

Barbera d’Asti Sup. L’Alfiera 2007

A causa delle elevate temperature e delle scarse precipitazioni che hanno caratterizzato il 2007, il periodo di maturazione delle uve è risultato più breve del solito e i frutti sono stati raccolti in anticipo rispetto alle altre vendemmie.

Nonostante l’annata calda, l’Alfiera 2007 si distingue per notevole equilibrio gustativo ed eleganza. Dopo pochi minuti dalla mescita si apre, liberando profumi complessi ed evoluti: la ciliegia fresca lascia spazio a sentori di frutta matura e sottobosco.

 

Monferrato Rosso San Germano 1998

Da uve 100% pinot nero, questo vino, nonostante i suoi 22 anni, ha energia da vendere. Il colore è assolutamente integro. Se al naso è capace di regalare delle belle emozioni, è al palato che dà il suo meglio, grazie a tensione e freschezza gustativa.

 

Marchesi Alfieri: vini in degustazione