Il Manzoni Bianco alla prova del tempo con Slow Wine Veneto

Il Manzoni Bianco alla prova del tempo con Slow WineUna masterclass molto partecipata, quella sul Manzoni bianco visto nel suo scorrere nel tempo, organizzata nell’ambito dell’ormai tradizionale appuntamento con Treviso Slow Wine, che si è svolto il 21 gennaio scorso.

La degustazione che ho condotto insieme a Bob Checchetto, collaboratore storico della Guida, era dedicata al ricordo di Giorgio Cecchetto, che ci ha lasciato nel 2023 e che tanto si è speso per questo vitigno (così come per il raboso del Piave). Ognuno dei produttori presenti ha scelto un’annata con più di 3 anni di vita: l’intento era quello di raccontare come questo vitigno – l’Incrocio Manzoni 6.0.13 creato dal Professor Manzoni alla Scuola Enologica di Conegliano – evolve nel tempo. Dopotutto assaggiare le vecchie annate è sempre un momento importante di studio e confronto, che permette a tutti – produttori, appassionati, operatori del mondo del vino – di capire molte cose. E così è stato. 

Un vitigno poco produttivo, il Manzoni bianco, ma che si adatta molto bene a diverse condizioni di suolo e clima: figlio del Piave e dei suoli alluvionali, ciottolosi, può stare bene anche in collina (i Colli Euganei, ad esempio, sono un altro luogo di elezione), così come a quote più alte (vedi le versioni del Trentino, dove si esprime con maggiore eleganza rispetto alla carica estrattiva della pianura). I due vitigni dell’Incrocio Manzoni conferiscono elementi distintivi: il pinot bianco sicuramente nei tratti della finezza, il riesling renano nelle espressioni aromatiche. 

Manzoni bianco Slow WineMa veniamo alla degustazione con i vini proposti dalle cantine presenti in questa edizione di Treviso Slow Wine 2024.

Costa degli Angeli 2019, Case Paolin

La prima annata che assaggiamo nasce nei vigneti del Montello, da uve poco generose, ma di grande qualità. Questo vino è una certezza, e ci entusiasma spesso e volentieri: il profilo complessivo è ampio, grazie anche al giusto contatto con le bucce, che racconta di frutta tropicale, ma anche di mineralità sapida. Un connubio di sensazioni che ci dicono che il vino è ancora nell’espressione giovanile: lasciato nel calice esprime costante finezza, avrà ancora tanto da dire in futuro. 

Delico 2018, Sorelle Bronca (da magnum) 

Il Colli di Conegliano Docg è a prevalenza Manzoni bianco, con aggiunte di pinot bianco e di una piccolissima quota di riesling italico, uve allevate su terreni argillosi. I vigneti di San Pietro di Feletto sono entrati in produzione nel 1996 e hanno richiesto molti anni, oltre che soluzioni particolari (fra cui il taglio delle radici superficiali per lasciar andare le altre più in profondità) per arrivare a una costanza produttiva. Un leggero passaggio in legno, poi solo acciaio per lavorare sulla freschezza. Nei primi anni si esprime attraverso note aromatiche agrumate, che poi con l’invecchiamento si fondono a sensazioni di erbette aromatiche, idrocarburiche e minerali: è davvero in gran forma per come lo assaggiamo oggi.

Pedevenda Manzoni Bianco 2017, Ca’ Lustra Zanovello 

Un Manzoni bianco con piccola aggiunta di uve riesling e pinella provenienti da un unico vigneto situato a 400 metri di altitudine sul Monte Venda su suolo composto dal disfacimento di rocce vulcaniche, marne, trachiti e argilla. Si differenzia da tutti gli altri per l’evidente macerazione delle uve e per la sua evoluzione: colpisce per sapidità, complessità e persistenza, il sorso è pulito, vulcanico, esprime sicuramente il terroir di provenienza.

Costalunga 2015, Cirotto Vini 

Costalunga è un bellissimo unico vigneto di Manzoni bianco in quel di Cavaso del Tomba: l’ottima esposizione in collina, a oltre 300 metri di quota, permette di allevare uve di altissima qualità. Assaggio meraviglioso, come se il tempo si fosse fermato: profumi freschissimi di menta, salvia, agrumi, il frutto croccante invita al sorso. È qui che si cominciano a trovare un po’ di sensazioni più mature, tra note idrocarburiche e allungo sapido, c’è grande equilibrio della struttura. Il tappo a vite spiega molto degli aspetti di gioventù.

Manzoni Bianco 2013, Cecchetto 

I vigneti sono a Lorenzaga in quel di Motta di Livenza, su terreni alluvionali. È ancora pimpante e fragrante, armonico al sorso, rotondo; le note di idrocarburo nette, la frutta tropicale, la mela golden matura e la buccia di cedro, polposo, le note sapide che danno ancora freschezza, equilibrio e lunghezza: una chiara manifestazione di come questo vino possa dare risultati di valore anche dopo 10 anni.

Manzoni bianco 2001, Bonotto delle TezzeNovalis 2001, Bonotto delle Tezze

È prodotto con le uve di una vigna piantata nel 1986, quella più a nord della tenuta lungo il Piave, dove i sassi di grava emergono dalle zolle prendono il sopravvento sulla stessa terra. Un terreno povero in cui le viti trovano giusto equilibrio, limitando di molto lo sviluppo dei germogli e la quantità dei grappoli. Arriva sicuramente l’espressività del tempo nel bicchiere: parliamo di oltre vent’anni di vita, e di sicuro non ti viene in mente di lasciarlo lì, le note di miele e zenzero parlano di maturità, ma è ancora gradevole alla beva. 

Lo scorrere del tempo ha sicuramente un senso in questo vino, così come rilevano le differenze di suolo e ambiente. Espressività e freschezza del sorso sono due elementi ricorrenti, i contatti più prolungati con le fecce fini accentuano la diversità, da sempre sinonimo di ricchezza. La qualità delle uve è fondamentale nella sua ovvietà per questi produttori, che sicuramente non si arricchiscono con questo vino, anzi. Però imparano tante cose, come noi che abbiamo assaggiato: d’altra parte il vitigno è figlio di un professore e studiare nel tempo è la sua natura.