Il mal dell’esca? Si può curare con la dendrochirurgia: parola di Marco Simonit!

foglia-vite-mal-esca-410x240Che cos’è la dendrochirurgia? Alla lettera è la pratica di cura e prevenzione delle patologie delle piante, nello specifico invece è la nuova frontiera per salvare i vigneti dal mal dell’esca (o mal d’esca), probabilmente la più grave e diffusa malattia che colpisce i vigneti di tutto il mondo, causata da una varietà di funghi che colonizzano il legno e i vasi linfatici della pianta compromettendo il passaggio dell’acqua e di tutti i nutrienti necessari alla sua sopravvivenza.

Si manifesta visivamente con l’insorgenza delle cosiddette “foglie tigrate” e con striature brune e necrosi varie nel fusto. La pianta può andare in evidente sofferenza o addirittura collassare in maniera repentina (nell’arco di un paio di giorni). In entrambi i casi si ricorre in genere all’espianto del ceppo malato, che causa il conosciuto fenomeno delle fallanze nei vigneti.

mal_esca_3A mettere a punto una tecnica letteralmente “chirurgica” per evitare che le piante ammalate siano estirpate e sostituite sono stati Simonit&Sirch Preparatori d’uva – al secolo Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, già diventati famosi per il loro metodo di potatura della vite e per l’istituzione delle Scuole di Potatura in tutto il territorio italiano (e ora anche all’estero) – che, dopo 5 anni di lavori e sperimentazioni in vigneti italiani e francesi, hanno presentato qualche giorno fa in Friuli i primi sorprendenti risultati raggiunti: il 90% delle piante trattate è guarito e tornato pienamente produttivo.

Ho potuto assistere dal vivo ad alcune “operazioni” su piante colpite da mal dell’esca nei vigneti dell’azienda Schiopetto, di Capriva del Friuli, seguiti da tempo dai Preparatori e considerati la “palestra” dove testare le loro pratiche. Sembrava, banalizzando un po’ il contesto, di essere in uno studio dentistico all’aperto: «in effetti – mi spiega Marco Simonit – il nostro intervento si può paragonare a quanto fa un dentista per curare una carie; invece che un trapano utilizziamo delle piccole motoseghe per aprire il tronco ed asportare la parte intaccata dal mal d’esca. La pianta, “ripulita e disintossicata” dalla malattia, riacquista nel giro di poco tempo vigore, riprende a fruttificare e torna pienamente produttiva già l’anno successivo».

Vi propongo una ripresa – piuttosto amatoriale – dell’operazione:

 

I risultati delle loro sperimentazioni – in 6 anni sono state operate 10.000 piante di 5 varietà (Sauvignon blanc, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Pinot nero) in vigneti italiani e francesi di 7 regioni viticole: Collio, Isonzo, Franciacorta, Bolgheri, Champagne, Borgogna, Bordeaux – sono incredibili: «in 4 anni – dice Simonit – il 90% delle piante di sauvignon trattate chirurgicamente nell’azienda Schiopetto (come quella che abbiamo visto operare dal vivo) sono tornate a essere pienamente produttive. Ancora meglio è andata a Chateau Reynon, in Bordeaux – dove – grazie all’interessamento e alla collaborazione con il prof. Denis Dubourdieu, recentemente scomparso, già direttore dell’ISVV Istitut des Sciences de la vigne et du vin dell’Università di Bordeaux – abbiamo ottenuto risultati positivi sul 95% dei ceppi risanati».

È evidente che il pieno recupero di queste piante ammalate ha un’enorme importanza sia per la qualità dei vini – è risaputo che una vite vecchia produce meglio di una nuova – sia per la ricaduta economica dell’operazione: recuperare, invece che estirpare, i vecchi ceppi consente all’azienda un notevole risparmio, dato che si evita il costo del reimpianto (estirpo delle viti malate, scavo della buche, impianto delle barbatelle, allevamento) e si ovvia alla mancata produzione da parte delle nuove piante per almeno 3 anni, che più spesso diventano realisticamente 5 o 6.

img_5719Come siete arrivati – chiedo a Simonit – a queste conclusioni, che viste “sul campo” sembrano tutto sommato molto logiche e assolutamente condivisibili (sembra tutto molto semplice, anche se magari non è facile da eseguire…): «facendo ricerche bibliografiche abbiamo trovato testimonianze di una tecnica per risanare le piante infette da mal dell’esca, che considerava l’eliminazione del legno cariato, che risale a più di un secolo fa. Abbiamo quindi pensato di sperimentare – con strumenti e conoscenze nuove – anche noi la dendrochirurgia descritta da Ravaz e Lafon, e praticata da Poussard già alla fine dell’Ottocento con risultati molto incoraggianti».

Perché queste buone pratiche siano state abbandonate mi risulta abbastanza evidente ed è, credo, conseguenza della logica “industriale” con cui è stata governata la viticoltura italiana dal secondo dopoguerra in avanti. In poche parole: sostituire “il pezzo” anziché perdere tempo a curarlo!

Credo che la bontà della dendrochirurgia stia senza dubbio nella sua efficacia ma prima ancora nella sua concezione “naturale” delle cose: prevenire e curare la malattia, invece che assistere alla morte e alla sostituzione di un essere vivente con un altro.

 

Qui sotto tre immagini: 1) la pianta malata, 2) la pianta operata, 3) la stessa pianta in ottima forma l’anno successivo.

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