Maggio, un mese tutto in rosa

L’anno scorso, di questi tempi usciva la seconda edizione della Guida I migliori 100 Vini Rosa d’Italia, pubblicata da Slow Food Editore: un libretto che ha incontrato una grande fortuna, aprendo una finestra illuminante sul fantastico – quanto purtroppo poco conosciuto e frequentato, almeno nel nostro paese – mondo dei vini rosa prodotti nelle regioni italiane.

Quest’anno, per una serie di motivi legati principalmente al periodo di emergenza sanitaria che viviamo, non è prevista una nuova edizione cartacea della Guida.

La redazione di Slow Wine però non ha intenzione di “abbassare le luci” su questa tipologia di vini ma anzi – visto soprattutto l’avvicinarsi dei mesi caldi, in cui in genere i vini rosa scendono prepotentemente nel campo del consumo grazie alle loro caratteristiche – di metterla sotto i riflettori per tutto il mese di maggio.

Pertanto, cominciando da domani, dedicheremo post quotidiani sui vini rosa, con focus specifici sulle principali zone di produzione italiane; parleremo quindi del Chiaretto di Bardolino, del Valtènesi Chiaretto, del Cerasuolo d’Abruzzo, del Salice Salentino Rosato e dei tanti Salento Rosato e infine dei vini rosa prodotti sull’Etna. Non mancherà anche una puntata finale sui più interessanti vini rosa prodotti fuori da questi principali territori.

Ogni settimana quindi un approfondimento sulle caratteristiche e sulla produzione di ogni singolo territorio, seguito il giorno dopo dalle note di degustazione dei vini dell’ultima annata pronti per andare in commercio.

E poi anche altri post sugli aspetti più curiosi e interessanti del variegato e imperdibile mondo dei vini rosa. A proposito, perché li chiamiamo Rosa e non Rosati, come comunemente si sono chiamati in passato?

La spiegazione occupava le prime pagine della Guida, e ve la riportiamo in modo integrale: utilizziamo il termine “vini rosa” e non il nome più comunemente usato per definire questi prodotti – che tutti chiamano in genere Rosati – perché crediamo che il termine “rosato” sia inadeguato per due importanti motivi.

Il primo motivo è legato alla semantica dei colori. È vero e inconfutabile che i vini rossi sono di colore rosso; qualche problema di definizione sorge con i vini bianchi, perché questi sono in genere di colore giallo e non propriamente bianco. Comunque sia, se i rossi riportano al colore rosso, e i bianchi al colore bianco, perché i vini rosa vengono definiti rosati, quando questo termine non definisce il colore, che per tutti è rosa e non rosato (la rosa è rosa, la cravatta è rosa, l’auto è rosa, tutto è rosa se colorato di questo colore: nulla viene definito di colore rosato).

Il secondo motivo riguarda invece la confusione che si potrebbe creare quando si comprende la totalità dei vini prodotti di colore rosa: molti di questi vengono definiti in etichetta Rosati (siano essi Doc, Igt o Vini da Tavola), ma altri invece si chiamano Chiaretto, oppure Cerasuolo, perché la tradizione e la legge vigente li definisce in questo modo. Se adottassimo il termine Rosato per definire ogni vino rosa escluderemmo in sostanza queste altre denominazioni, che invece a pieno titolo entrano nel fantastico e variegato mondo dei vini rosa.