Ma quanto è lunga sta Bussia?

Questo Laboratorio condotto da Alessandro Masnaghetti, il direttore di Enogea, che vanta una conoscenza ultra-capillare delle vigne di Langa (e di molte altre zone viticole italiane), si inserisce a pieno titolo nel solco di “Vino e territorio”, la parte più approfondita e specifica dei Master di Slow Food sul vino. Come Slow Wine abbiamo avuto modo di camminare tra i filari di questa reputata sottozona del comune di Monforte, la Bussia (Soprana e Sottana), di osservare le differenze di suolo, altitudine, esposizione, giacitura, ventilazione e così via: un articolato mosaico che dà vita a vini distinti tra loro ma accomunati da doti di finezza tannica e rinfrescante balsamicità, capaci di sfidare i decenni migliorando in bottiglia lustro dopo lustro.

 

La degustazione comprendeva i vini di Aldo Conterno (Barolo Bussia Cicala 2008), Franco Conterno – Cascina Sciulun (Barolo Bussia Munie 2006), Poderi Colla (Barolo Bussia Dardi Le Rose 2006), Attilio Ghisolfi (Barolo Bussia Bricco Visette 2006), Silvano Bolmida (Barolo Bussia Ris. 2006), Rocche dei Manzoni (Barolo Pianpolvere 2004), Giacomo Fenocchio (Barolo Bussia Ris. 2006).

 

Masnaghetti ha ben spiegato le differenze tra Bussia Soprana e Bussia Sottana, delineandone non solo i confini geografici ma anche e soprattutto le qualità che trasmettono ai vini: più ampi e caldi i secondi, più chiusi e freschi i primi. Al di là di tale prima demarcazione, la degustazione ha messo in luce la vera ricchezza di questo angolo viticolo italiano, ossia la diversità di stili e interpretazioni che si somma alle differenze di suoli e microclimi.

 

I cinque Barolo 2006, frutto di un’annata molto solida, classica, di grande fascino, più adatta forse a palati europei che americani in considerazione della sua austerità, ha riservato sorprese e conferme: la grande facilità di beva, pur in un’annata di notevole solidità, dei vini di Fenocchio e dei Poderi Colla; il frutto ampio e avvolgente del Munie di Franco Conterno, un terroir più caldo che agevola la maturazione del frutto; la magnifica linearità ed energia del Bricco Visette di Attilio Ghisolfi, un vino che forse abbiamo sottovalutato nella prima edizione di Slow Wine; la gradevole rusticità del Bussia di Bolmida.

 

Discorso a parte merita il Pianpolvere 2004 (vigna amata da Bruno Giacosa, ed è tutto dire) di Rocche dei Manzoni, un’altra magnifica annata interpretata alla perfezione, con tannini fini, fitti e dolci, grande riserva di energia, beva profonda, notevolissima lunghezza, con una sensazione di giovinezza assoluta. Chi l’ha messo via ha fatto un bel colpo. Per finire il Cicala di Aldo Conterno, un vino che si è disputato per decenni la palma del migliore cru aziendale con i vicini Colonnello e Romirasco. La vigna Cicala ha sempre dato vini chiusi in gioventù, reticenti nei primi anni di vita ma profondi, terrosi, balsamici. Questo 2008 non fa eccezione, ma va tassativamente dimenticato in cantina per diversi anni.