Ma “quando la tagliatella chiama”… è meglio San Crispino o Tavernello?

Un giorno a pranzo, io e mia figlia assieme a tavola per nutrirci – visto che abitiamo a Bologna – con un classico piatto di tagliatelle al ragù, di poca fantasia ma assai gustoso: tagliatelle fatte a mano e recuperate da una sfoglina amica e ragù cucinato e “portato in dote” da mia figlia.

Mentre, parlando di scuola e scrutini, stiamo assaporando le nostre tagliatelle la tv accesa in sottofondo propone i vari passaggi pubblicitari tra un telegiornale e l’altro: captiamo, sia io che lei, l’oramai famoso e ricorrente spot del vino San Crispino, quella con l’attore Cesare Bocci più conosciuto a tutti per impersonare il vicecommissario Mimì Augello nelle notissime puntate televisive del Commissario Montalbano (e pertanto viene subito da chiedersi: che c’azzecca un poliziotto siculo con una comunità agricola romagnola…?).

Comunque sia, lo spot si completa, nei pochi secondi a sua disposizione, con l’oramai affermata frase “e quando la tagliatella chiama… San Crispino risponde” e a quel punto mia figlia Zelda improvvisamente mi chiede: ma papà, è più buono il San Crispino o il Tavernello?

Il boccone mi si inchioda in gola perché, aldilà allo stupore per la domanda, mi angoscia il fatto di non avere una risposta da darle: non sono così preparato sull’assaggio dei vini in brick!. Per cui prometto: domani li assaggio e poi ti dico.

L’ho fatto – aggiungendo, già che c’ero, anche il brick dell’altrettanto noto Castellino – e quindi ora vi dico.SANCRISPINO

I profumi sono muti, decisamente minori rispetto agli altri due vini, con vaghe tracce di frutta rossa matura. La bocca è leggerissima, asprigna, quasi impalpabile: chiude dolcina e impercettibilmente fruttata. Mia figlia – che ha annusato e assaggiato un piccolissimo sorso di ogni vino – chiosa: “non sa quasi di nulla”.

TAVERNELLO

Zelda annusa ed esclama: “è profumato”, incredula che sia così. In effetti il vino ha buoni e abbastanza intensi sentori di frutta rossa fresca; purtroppo dopo mezz’oretta dall’apertura virano in non piacevoli sensazioni di cimice. La bocca è leggera, abbastanza gustosa, liscia, senza asperità; finisce presto, ma lasciando un tenue e piacevole ricordo.

CASTELLINO

Alla vista si presenta più scuro degli altri e lascia presagire maggiore struttura. I profumi sono dolci, di liquirizia Haribo, di frutta candita e di zucchero al velo vanigliato da pandoro. La bocca è ugualmente dolciastra con finale amarognolo. Sarà il legno a definire questo profilo gusto-olfattivo? Verrebbe da dire di si, che è stato usato del legno, magari in forma diversa dalla botte o dalla barrique… Zelda commenta: “al naso sembra un Recioto della Valpolicella, sa di Mon Chéri…” e io capisco al volo perché ogni volta che compro i cioccolatini con la ciliegia dentro finiscono prestissimo!

 

MORALE:

“Quando la tagliatella chiama”, fumante in tavola, le possibilità di abbinamento sono ampie: ci sono quelle rustiche e territoriali con un Lambrusco Salamino o Grasparossa, classiche con un Sangiovese di Romagna (uno giovane, non una più strutturata Riserva), global con un più noto Chianti Classico, “di moda” con un giovane Nebbiolo di Langa, “fighette” con un Pinot Nero di Borgogna, esclusive con un Rossese di Dolceacqua, estive con un Cerasuolo d’Abruzzo o con un Rosato pugliese, oppure “quelle che preferisco io” con una Schiava dell’Alto Adige, un Bardolino, un Valpolicella giovane o un Cerasuolo di Vittoria.

Insomma le possibilità in vetro da 0,75 sono tante e variegate mentre, senza offesa, quelle in brick arrivano un po’ dopo…

 

P.S.

Riassaggiati nei bicchieri in cui vengono normalmente bevuti – vedi foto sotto – i vini si dimostrano uguali al tasting nei calici di cristallo… 🙂