Letture imprescindibili: Manuale di potatura della vite

header_guyot_simonitMarco Simonit è ormai diventato una sorta di icona dell’agronomia italiana. Intervistato, fotografato, assoldato dalle migliori cantine nazionali e internazionali. Noi di Slow Food possiamo tranquillamente dire che questo ragazzo friulano e il suo socio Pierpaolo Sirch, è stato “scoperto” da noi, nel senso che oltre dieci anni fa pubblicavamo ampie interviste ai due ragazzi terribili del Friuli. Siamo anche stati i loro primi partner nell’organizzare le Scuole di Potatura (che ora si svolgono alla Banca del Vino di Pollenzo).

Nati come “farmacisti della vite”, come piace a loro definirsi in modo scherzoso, hanno avuto una sorta di crisi mistica e si sono reinventati come maestri potatori per il loro bene e per quello della nostra viticoltura. La loro filosofia è molto semplice: la vite deve vivere di più, per ragioni di economia e per produrre uve di altissima qualità da piante mature. In questi anni le consulenze sono cresciute così come il loro impegno per insegnare ai giovani il mestiere del potatore e per far sì che questa figura possa avere una sua dignità (per questo sono nate le Scuole di Potatura, che oggi sono state esportate anche in altri paesi).

manuale-di-potatura-della-viteSecondo me ci sono riusciti alla grande, soprattuto Marco (Pierpaolo è diventato nel frattempo l’amministratore delegato di Feudi di San Gregorio), che è riuscito a coniugare il suo impegno nelle aziende, con quello didattico e con quello editoriale. Mi ricordo i primi incontri con loro, nel 2003, ci facevano vedere slide e disegni che spiegavano anche a gente ignorante come me come si doveva potare. Ebbene ora quegli appunti si sono trasformati in un libro bellissimo, che consiglio vivamente ai produttori di acquistare. Si tratta del Manuale di potatura della vite: Guyot. 300 pagine ricche di contenuti, consigli, tanti disegni esemplificativi. Un’opera che non dovrebbe mancare dalla libreria dei vignaioli veri.

È pur vero che tanti potrebbero obiettare che queste pratiche le fanno da quarant’anni e che non hanno bisogno di un professorino per andare in vigna. Ma siamo sicuri che tutto quello che ci hanno insegnato in passato sia sempre giusto? Io non lo sono, perché girando per le vigne vedo un bel po’ di gente che non si separa mai dal suo seghetto (che provoca tagli profondi nelle piante) e quindi qualche piccolo problema evidentemente persiste…

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