l’Elogio della birretta

L’imminente uscita in libreria di Guida Birre d’Italia 2015 e il ricordo (ancora vivo) di alcune serate veronesi post-Vinitaly hanno trovato un punto di contatto nella mia mente e mi hanno definitivamente convinto di una cosa, sulla quale meditavo da tempo: dopo una giornata di degustazioni – o dopo una giornata “piena di vino”, in fiera o in altri luoghi e manifestazioni – l’unica cosa che alla sera desideri per rilassarti, dissetarti e condividere il cibo con qualcuno, è una bella birretta!

images-2Per birretta non intendo una birra piccola.

Birra-piccola è un ossimoro, un’idea inconcepibile (infatti non ne ho mai ordinata una in vita mia).

Per birretta intendo un bel bicchiere/boccale di birra che ti concedi per il puro piacere di berla e per sconfiggere la sete (che sappiamo essere una “brutta bestia” …).

Chiunque ha avuto modo di partecipare a qualche lunga sessione di degustazioni – quelle da 80-100 vini al giorno, per intenderci – ha sicuramente scoperto che alla sera, quasi paradossalmente (ma a ragionarci bene un motivo fondato c’è …), sei assalito da una “sete bestia”, da un’implacabile arsura, e l’unica cosa che ti fa gola – non considerando la volgarissima acqua – è proprio una bella birretta.

images-4So benissimo che quest’idea è fortemente condivisa da tanti collaboratori di Slow Wine, a cominciare da Jonathan Gebser e Fabio Pracchia. Ma anche altri colleghi sono attratti dalla birretta serale post degustazioni: penso a Gianni Fabrizio del Gambero Rosso, a Dario Cappelloni (ex Gambero Rosso), a tanti altri, ma soprattutto ad Antonio Boco (Winenews, in foto), che ammiro perché qualche tempo fa ha intelligentemente rilevato, assieme ad alcuni soci, lo storico marchio Fabbrica delle Birra Perugia mettendosi a produrre ottima birra nella sua città.

batzen

 

 Questo concetto di birretta tende però a escludere le birre artigianali in bottiglia e a privilegiare un’onesta birra alla spina, più spesso prodotta da un grande birrificio di qualità. Non dico una Heinecken o una Dreher ma penso piuttosto a una schiumeggiante Menabrea Bionda, oppure a una bella e gustosa Brooklyn IPA (se le degustazioni si sono tenute a New York), o meglio ancora al bel barilottino da 5 litri che ti portano alla meravigliosa birreria Batzen, in centro a Bolzano … . Con questo non voglio attirarmi gli strali dei tanti amanti-fans delle birre artigianali, verso le quali nutro sentimenti di amore e odio, ma però è così.

Riconosco al “movimento delle birre artigianali” il grande merito di aver affossato l’idea che la birra fosse quella cosa che generalmente ci veniva portata ovunque assieme alla pizza: un liquido pressoché privo di gusto, inutile, morto. Le birre artigianali – che non subiscono il trattamento-killer della pastorizzazione – sono vive, colorate, gustose, trasmettono gioia e vivacità, che sono poi le caratteristiche che connotano questo movimento, fatto (in genere) di persone allegre e simpatiche. La vivacità di questo mondo produttivo si sostanzia, nei fatti, in un’offerta sempre più ampia e articolata, che offre a chiunque la possibilità di trovare la “propria” birra.

images-3Per contro trovo che alcuni gusti – ritrovati in certe birre artigianali “di grido” – siano, per me, improbabili; non mi piacciono, li trovo inutilmente difficili e faticosi. Non mi convince inoltre il termine “artigianale” utilizzato per definire questi produttori: tranne rare virtuose eccezioni (per fortuna sempre più numerose) questi piccoli birrifici non producono le materie prime che utilizzano ma le acquistano dagli stessi fornitori delle birrerie industriali. Forse con il termine artigianale si volevano indicare le loro piccole dimensioni … va bene, ma allora bastava chiamarli “piccoli birrifici” e la cosa sarebbe stata più veritiera. Ultima cosa che contesto ai birrifici artigianali sono i prezzi, talvolta piuttosto alti, delle loro birre; se li confrontiamo con quelli di alcune buone bottiglie di vino (dietro alle quali c’è il lavoro di un anno intero, tra vigna e cantina) non c’è confronto … .

Insomma una Lambic, o una Gueuze, non sono esattamente la birretta che ti berresti dopo una tornata di degustazioni. A maggior ragione se durante la giornata sei stato attento a interpretare e a giudicare (male) dei vini che presentavano alcuni difetti evidenti – il brett, la volatile – che poi la sera te li ritrovi, volutamente ricercati e positivamente giudicati, nella bottiglia di birra artigianale che qualcuno ha ordinato!

4 birette 1Meglio allora una bella Forst Kronen bevuta nel giardino-ristorante antistante allo stabilimento di Lagundo – cosa che facciamo regolarmente ogni anno durante le degustazioni estive in Alto Adige – anche se qui le misure dei boccali, come potete verificare dalla foto, non rendono proprio l’idea di birretta