Leggere il paesaggio, ma soprattutto comunicarlo: la Valtellina

Leggere il paesaggio, ma soprattutto comunicarlo.

L’intento del nuovo sito del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina è molto chiaro. Basta un colpo d’occhio sull’home page per capire che il nuovo corso istituzionale guarda verso uno – ed inevitabile – obiettivo: raccontare, descrivere, far vivere e condividere il paesaggio viticolo valtellinese, per il suo essere un insieme straordinario di natura, agricoltura, saper fare, storia, attualità.

Sono tante le immagini che compongono questo nuovo strumento di comunicazione e promozione del vino. Immagini – funzionali, evocative –  che sono fotografia del territorio, dei suoi particolari, riflesso delle parole che le accompagnano.

Le parole, appunto, si legano alle immagini, quindi al pensiero di chi questo territorio lo vive con consapevolezza e vivacità. Il nuovo sito parla del Nebbiolo delle Alpi quale espressione di bellezza e di design strategico.

Si evoca alla biodiversità quale fattore dominante nella caratterizzazione agronomica e vinicola della Valtellina, grazie al dialogo tra le Alpi, l’energia del sole, la brezza del Lago di Como e il microclima del terrazzamento.

Un sito che parla di relazioni – quelle belle, da curare e attualizzare – tra la natura e l’opera umana, tra la vite e la roccia, tra il territorio aspro, selvaggio, alpino e l’arte del terrazzamento e la caparbietà di generazioni di viticoltori.

Si insiste sul concetto di “patrimonio”, lontano da retorica e luoghi comuni, mette l’accento sui riconoscimenti che il territorio ha ottenuto*, quale contributo per innalzare il valore immateriale del vigneto valtellinese e la consapevolezza che il vino è molto di più di come appare.

Il sito è proiettato al presente e al futuro del territorio, con un particolare sguardo ai tanti – sempre più – produttori. L’ultimo decennio, infatti, ha guidato la Valtellina verso una costante crescita di nuove realtà produttive, segno di un territorio che chiuso tra le montagne e stereotipi, è più che mai aperto, generoso,  al posto giusto al momento giusto (cit. Giacomo Mojoli, amico storico della Valtellina e di Slow Food).

I vini del resto – come testimonia anche la nostra guida – sono lo specchio di questa apertura, di un saper fare che è prima di tutto voler fare, voler guardare al confronto e al dialogo tra colleghi locali e non, voler vivere con orgoglio e protagonismo le unicità espressive del nebbiolo di questo angolo di territorio tanto alpino quanto mediterraneo. I vini – Sforzato incluso, l’iconico portabandiera di cultura, ricerca e stile valtellinese – sono tanto più attuali: ricchi ma moderati, complessi ma mai complicati.

 

* Dal 2018 il terrazzamento valtellinese rientra nel riconoscimento “L’Arte di costruzione dei Muretti a secco”, come Patrimonio Mondiale Immateriale dell’Umanità. Dal 2020 grazie all’impegno di Fondazione Provinea, il lavoro secolare che ha plasmato il versante retico della Valtellina ha ottenuto il riconoscimento a Paesaggio Rurale Storico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagini: Vini di Valtellina