Le migliori etichette di Metodo Classico della Lombardia (escluse Franciacorta e Oltrepò Pavese)

L’Italia, lo sappiamo, può vantarsi di produrre vino con storica tradizione in tutte le sue regioni. Forse solo la Spagna ci eguaglia su questo campo.

Le bollicine, e intendiamo in particolare quelle “nobili” prodotte con Metodo Classico, non fanno eccezione a questo privilegio: se in passato, in alcune regioni italiane, erano piuttosto rare le etichette prodotte con questa modalità è vero che oggi – sull’onda dell’evidente affermazione che hanno avuto sia la produzione che il consumo di vini spumanti nel nostro paese – troviamo ottime bottiglie di Metodo Classico in quasi tutti i distretti vitivinicoli d’Italia.

Ed è proprio su questa produzione che si concentreranno questi nostri articoli, che contiamo di pubblicare con scadenza settimanale.

Slow Wine insomma va alla ricerca per voi delle migliori bollicine regionali: seguiteci!

 

 

LOMBARDIA

 

 

La Lombardia è senza dubbio la regione italiana che può vantare la maggiore produzione di buoni vini prodotti con Metodo Classico. Sul territorio regionale insistono infatti due tra le principali – per blasone, per numeri di produzione e per qualità dei vini – denominazioni italiane dedicate alla produzione di bollicine nobili: la Franciacorta e l’Oltrepò Pavese.

Ma oltre a questi due grandi distretti – nel primo, la Franciacorta, troviamo grande presenza di chardonnay, mentre in Oltrepò Pavese è soprattutto il pinot nero a fornire ottime basi per la rifermentazione in bottiglia – è possibile trovare buone bottiglie di bollicine anche in altri territori vitivinicoli della regione, dove vengono utilizzate più spesso alcune varietà autoctone.

Siamo andati in giro per queste zone meno conosciute della Lombardia per scovare ed assaggiare ottime etichette di Metodo Classico, che vi proponiamo qui di seguito seguendo una divisione territoriale (in ordine alfabetico).

 

Bergamasca

La cantina Medolago Albani di Trescore Balneario (BG) è situata nel cuore della Doc Valcalepio ed è una delle aziende vinicole più antiche del bergamasco: la bella cantina, come la vicina chiesa, risale infatti al Cinquecento e faceva parte di un romitaggio con attività agricola. Sono due i vini prodotti con Metodo Classico: il Brut, chardonnay con saldo di pinot nero, è ampio e fruttato, ha una bocca fresca e floreale e un bel finale rilassato. Il Brut Rosé invece viene prodotto solo con uve pinot grigio: si presenta con un elegante colore ramato tenue e una bocca che indulge sulle morbidezze fruttate.

Angelo Pecis dal 1982 gestisce l’azienda di famiglia, fondata dal papà Carlo, con l’aiuto dei figli Massimo e Lorenzo: e proprio quest’ultimo – fresco di studi in Viticoltura ed Enologia e con grande volontà di fare ricerca e innovazione – ha dato nuovo lustro alla produzione di Metodo Classico, sperimentando anche un “vino” con le bollicine ottenuto da varietà di mele locali. I vigneti sono distribuiti in due aree distinte: a San Paolo d’Argon, intorno alla cantina, e a Cenate Sotto: da qui arrivano le uve della “curiosa” varietà franconia con cui si produce, dopo lungo affinamento sui lieviti, il Rosé Brut Quadrifoglio 2014, che presenta note di piccoli frutti di bosco e un palato croccante. Per il Brut Maximus 2012 si utilizzano invece pinot bianco e chardonnay: dopo sette anni sui lieviti, porge un profilo incentrato sul frutto maturo e sulla freschezza; il perlage è cremoso ed elegante, la bocca equilibrata e di bella progressione.

 

Capriano del Colle

San Michele è indubbiamente l’azienda più moderna e imprenditoriale del piccolissimo comprensorio vinicolo di Capriano al Colle, che insiste sul Parco Agricolo Regionale del Monte Netto, altopiano a sud della città di Brescia. È stata fondata negli anni Ottanta dalla famiglia Danesi, già imprenditori agricoli del territorio; oggi è condotta in regime biologico dai giovani cugini Elena e Mario Danesi. Utilizzano l’internazionale chardonnay e il “locale” trebbiano per produrre le basi per il Brut Belvedere, un buon Metodo Classico che si propone nel calice con una sferzata di acidità e sapidità, avvolta da bollicine cremose e chiari cenni olfattivi di zafferano.

 

Garda

Il comprensorio vitivinicolo del Garda è ampio e piuttosto articolato: vi insistono alcune grandi denominazioni molto conosciute – come Lugana e Valténesi – e altre più piccole (per produzione) ma non meno significative.

La storia dell’azienda vitivinicola Pasini – San Giovanni prende avvio negli anni Quaranta, ma la famiglia Pasini si trasferì nell’attuale sede di cascina San Giovanni, a Puegnago del Garda, solo nel 1977. Oggi al lavoro c’è la terza generazione: Luca segue la pro- duzione, Paolo il commerciale, Sara l’amministrazione, mentre Laura è presidente. I vigneti sono distribuiti in tre comuni: a Picedo si trovano gli impianti di groppello, utilizzato per la produzione di due etichette. L’ottimo Dosaggio Zero Rosé Ceppo 326 2014 vede per la prima volta l’utilizzo per il 35% del vitigno erbamat accanto al groppello: è slanciato e verticale, incentrato sui frutti rossi, con note speziate e finale sapido. Molto buono anche l’Extra Brut Centopercento, che dopo un affinamento di 36 mesi sui lieviti sfoggia una bocca tesa, sapida, asciutta e molto gastronomica.

Al centro del paese di Calvagese della Riviera, minuscolo centro dell’entroterra gardesano, si trova la minuscola cantina fondata negli anni Cinquanta da Gino Zatti. Dopo un periodo di semi-abbandono dal 2011 Andrea Zatti, figlio di Giovanni e nipote di Gino, ha ripreso a gestire i 2 ettari vitati di proprietà con una mentalità più moderna. Con l’autoctono groppello si confeziona un Metodo Classico decisamente interessante: il Brut Rosé Sandrjolè 2016 si presenta nel calice con un bel colore rosa cipria; al naso esprime intensi sentori di piccoli frutti rossi mentre al palato risulta rotondo e morbido, sapido e gustoso.

 

Val Camonica

La Val Camonica – la lunga valle che parte dalle rive settentrionali del lago d’Iseo e si prolunga verso le montagne del Parco Naturale dell’Adamello – si sta dimostrando da tempo un ottimo territorio per produrre vini con Metodo Classico, tanto che alcuni cominciano ad intravvederla come il naturale prolungamento – verso altitudini più marcate – della Franciacorta. Tra i tanti produttori che in valle si cimentano con le bollicine nobili ne segnaliamo due, che operano in maniera differente.

La famiglia Beatrici, che conduce l’azienda I Nadre di Cerveno (BS), coltiva principalmente chardonnay e pinot nero sulle pendici della Concarena, il massiccio montuoso che separa la Val Camonica dalla provincia di Bergamo. Con le uve raccolte ad oltre 400 metri di altitudine confeziona due Metodo Classico: lo chardonnay viene destinato al Dosaggio Zero A Chiara 2015, che presenta note di frutta e crosta di pane, e avvolge il palato con una bollicina morbida e armoniosa, mentre il pinot nero in purezza è destinato a una nuova etichetta, il Dosaggio Zero Cris 2015, che si presenta con un colore tendente al rosa; il gusto è intrigante e spalanca le porte a un ritorno aromatico di piccoli frutti rossi e agrumi.

Enrico Togni Rebaioli opera invece a Erbanno, frazione del comune di Darfo Boario Terme, nella parte più meridionale della valle camuna: nonostante la giovane età è diventato un punto di riferimento virtuoso per i piccoli vignaioli del territorio. Da tempo si è impegnato con le varietà autoctone: con i pochi filari di erbanno, varietà che Enrico ha salvato dall’estinzione, produce il Dosaggio Zero Marti Cuntrare 2016, un Metodo Classico Rosé che conquista il palato che la beva prorompente e dinamica; saporito e affilato come una lama, restituisce nel sorso tutta l’essenza della Val Camonica. Partendo da un’accurata vinificazione in bianco della barbera, varietà che trova ampio spazio in valle, produce invece il Dosaggio Zero L’Attaccabrighe 2015, che riposa 30 mesi sui lieviti donando eleganza e cremosità alla bollicina.

 

 

 

 

 

 

 

Questo articolo, leggermente modificato, è apparso anche sulla rivista online di Civiltà del Bere.