Le malattie della vite

Le malattie della vite, conoscerle per prevenirle e controllarle, con l’obiettivo della compatibilità ambientale.

Proseguiamo nel nostro percorso alla scoperta dei nemici della vigna e parliamo oggi delle malattie della vite, che più di tutte possono condizionare lo sviluppo e la produttività della pianta e la gestione della vigna. 

Peronospora 

È la prima tappa del viaggio, perché, nel corso del ciclo vegetativo annuale della pianta, è il problema che si presenta per primo, in primavera. E anche perché, nel corso dell’ultima annata, è stata un vero e proprio flagello, provocando danni di varia entità che in qualche caso hanno azzerato la produzione 2023.

Sintomi da peronospora su pagina inferiore

È provocata dal Plasmopara viticola, un fungo originario del continente americano e segnalato in Europa dalla seconda metà dell’Ottocento. Colpisce tutti gli organi epigei. Sulla pagina superiore delle foglie si iniziano a distinguere delle macchie traslucide – dette macchie d’olio – che tendono progressivamente a espandersi. In seguito, sulla pagina inferiore si forma una lieve efflorescenza biancastra costituita dai conidiofori1. Progressivamente possono essere interessati anche fiori, acini, cirri e giovani germogli. Gli organi colpiti imbruniscono e disseccano rapidamente. 

Sverna nei residui della vegetazione dell’anno precedente sotto forma di spore durevoli dette oospore, le quali, alla ripresa vegetativa primaverile e in presenza delle giuste condizioni termo-igrometriche, determinano l’infezione primaria. Quest’ultima, in seguito, può innescare l’infezione secondaria: le spore del fungo prodotte sulle giovani foglie delle prime piante attaccate si diffondono rapidamente favorite dall’azione di piogge, rugiada o vento. 

Il danno è costituito innanzi tutto dalla riduzione della superficie fotosintetizzante e, di conseguenza, della capacità di elaborazione degli zuccheri. I germogli e i grappolini colpiti necrotizzano: la pianta li sostituisce con nuovi germogli prodotti dalla schiusura di gemme dormienti. Ne consegue un dispendio di energie sottratte alla produzione. 

Peronospora su foglia e grappolini

Una grave infezione nell’annata precedente determina l’incremento del potenziale d’inoculo2 per l’annata successiva: nei residui della vegetazione si insediano gli organi ibernanti, le oospore, che possono provocare la nuova infezione in anticipo e con maggiore virulenza. 

Condizioni predisponenti sono l’umidità relativa elevata e la temperatura mite, condizioni tipiche di inizio primavera. Per individuare con anticipo il verificarsi dell’infezione si è soliti applicare la cosiddetta regola dei tre 10: 1) la temperatura del mattino presto deve essere almeno pari a 10°C; 2) lo sviluppo dei germogli ha raggiunto almeno i 10 cm di lunghezza; 3) nelle 24-48 ore precedenti deve essersi verificata una pioggia peronosporica con almeno 10 mm di pioggia e bagnatura delle foglie per almeno 2-3 ore in assenza di vento.

Quando si verificano le tre condizioni contemporaneamente le spore del fungo iniziano a germinare e a produrre l’infezione. I primi sintomi si noteranno dopo che sarà trascorso un periodo d’incubazione, che sarà tanto più corto quanto più elevate sono le temperature medie (circa 11 giorni con temperature di 14°C, 5 giorni a 20° di media). Al verificarsi delle condizioni predisponenti è necessario intervenire con trattamenti adeguati e tempestivi, cha saranno diversi a seconda della modalità di conduzione agronomica, convenzionale o biologica. 

Può essere molto utile, nella logica della lotta integrata, adottare pratiche agronomiche finalizzate a ridurre l’esposizione della vigna all’attacco. In ambienti umidi, è consigliabile impalcare la spalliera più in alto in modo da ridurre il rischio che le spore del fungo dal terreno possano raggiungere gli organi vegetativi della pianta, trasportati dagli schizzi d’acqua piovana. Producono effetti positivi anche potature secche e verdi atte a favorire la circolazione dell’aria ed evitare il ristagno di umidità che favorisce l’insorgere delle patologie fungine. 

Oidio o Mal Bianco

Oidio su pagina superiore

La patogenesi è provocata dal fungo Uncinula necator, giunto anch’esso dall’America nel corso del XIX secolo, che è un ectoparassita: si sviluppa cioè all’esterno dei tessuti dell’ospite e si nutre attraverso particolari ife chiamate austori. Sono attaccati tutti gli organi verdi e i frutti. Sulla pagina superiore delle foglie, compare un denso feltro miceliare bianco-grigiastro; le macchie iniziali progressivamente ricoprono l’intera superficie fogliare ed evolvono in necrosi del tessuto.  

Anche gli acini sono suscettibili all’attacco. All’allegagione si ha atrofia e necrosi del frutto. Sugli acini verdi l’oidio provoca necrosi e mancato accrescimento del tessuto colpito; quindi rottura dell’epidermide che favorisce l’infezione successiva di botrite e marciumi acidi. Il fungo sverna come micelio o cleistotecio3 negli organi delle piante su cui si era insediato nell’annata precedente. Da qui si origina l’infezione primaria in primavera. Più pericolose, sono le infezioni secondarie che si sviluppano in estate, in periodi asciutti e con temperature tra 20-30°C. Quindi cronologicamente, l’infezione oidica segue quella peronosporica. 

Lesioni da oidio sugli acini

I danni possono essere diretti, con la riduzione della superficie foto sintetizzante, e indiretti, con la predisposizione all’attacco di botrite. Data l’attitudine epifita4 del fungo, il controllo si effettua efficacemente con prodotti di copertura5 intervenendo tempestivamente alla comparsa dei primi sintomi. Anche in questo caso, può essere utile adottare pratiche agronomiche in grado di limitare la diffusione dell’infezione. Vanno limitati al minimo gli apporti di azoto che rendono più teneri e aggredibili i tessuti vegetali. La potatura deve essere finalizzata ad evitare i ristagni di umidità nell’apparato fogliare. È necessario ridurre la sorgente d’inoculo6 ponendo molta attenzione all’eliminazione dei tralci infetti dell’anno precedente e dei germogli che presentano i primi sintomi di attacco.

Botrite o Muffa Grigia

La patologia provocata dal fungo Botrytis cinerea si sviluppa al termine della stagione vegetativa della vite. Segue, quindi, l’infezione da peronospora e poi da oidio, ed è molto temuta perché attacca in prossimità della raccolta e può compromettere la produzione, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. Come evidenzia il nome, il sintomo macroscopico è una muffa grigiastra che colpisce il grappolo e lo rende totalmente o parzialmente inutilizzabile. 

Botrite su grappolo di uva nera

La Botrytis è un fungo saprofita ubiquitario. Attacca moltissime specie vegetali, tra le quali la più rilevante è la vite. Colpisce solo organi senescenti, quindi alla maturità, in condizioni di umidità relativa molto elevata (circa 90%). È inoltre un parassita da ferita: difficilmente riesce a superare la barriera meccanica costituita dall’epidermide del frutto. La penetrazione è favorita dalla presenza di lesioni provocate da precedenti infezioni (oidio) o da fattori meccanici (grandine). Sono più esposte le varietà con grappoli serrati, in cui è molto limitata la circolazione dell’aria, e quelle a maturazione tardiva, che presentano ancora i grappoli sulla pianta quando iniziano le piogge autunnali. 

Anche in questo caso distinguiamo i danni diretti e quelli indiretti. I primi sono costituiti dalla perdita di produzione. I danni indiretti sono conseguenti all’aumento della concentrazione delle polifenossidasi, che accelerano le reazioni ossidative a carico dei mosti. Inoltre, la botrite è in grado di idrolizzare gli esteri prodotti dai lieviti con conseguente diminuzione degli aromi fermentativi. I grappoli parzialmente attaccati possono essere vinificati solo incrementando sensibilmente le dosi di solfiti. 

Grappolo colpito da Marciume nobile

La Botrytis però non è sempre deleteria. Quando il clima è caratterizzato da alternanza di periodi umidi, che favoriscono la penetrazione del patogeno, e periodi asciutti, che impediscono formazione dei conidiofori e quindi la caratteristica muffa grigia, l’infezione rimane larvata. In questo caso si parla di Marciume nobile che determina profonde modificazione nel metabolismo dell’acino: alterazione del colore, aumento della traspirazione con incremento della concentrazione degli zuccheri, incremento del contenuto in glicerina e molecole aromatiche. I vini ottenuti da queste uve sono i cosiddetti muffati; i più noti sono: Tokaji ungheresi, Sauternes bordolesi, Trockenbeerenauslese austriaci, Sélections de Grains Nobles alsaziani, Muffati Orvietani. 

Mal dell’esca o Apoplessia della vite 

È una malattia del legno dall’eziologia complessa. Gli agenti dell’infezione primaria sarebbero funghi dei generi Acremonium, Phaeoacremonium, Phialophora, Fomitipora e Phaeomoniella, che favorirebbero l’insediamento di agenti di carie del legno7 come Stereum e Phellinus. 

Sintomi di Mal dell’esca su foglie

I sintomi sono diversi: sulle foglie si distinguono aree necrotiche internervali, bordate di giallo o di rosso; nel legno si osservano necrosi bruno-rossastre e carie di consistenza spugnosa. La malattia può condurre la pianta alla morte in pochi giorni (colpo apoplettico). Più frequentemente la malattia può protrarsi anche per diversi anni. Può altresì colpire solo alcune parti della pianta. 

Lo stato vegetativo e la vigoria della pianta influiscono sulla capacità di penetrazione dei patogeni: piante giovani e sane sono più resistenti di piante senescenti, ma un eccesso di vigoria può rendere la pianta suscettibile. La tecnica terapeutica è basata sulla dendrochirurgia, l’eliminazione del legno infetto, che consente di recuperare la produttività di piante malate. 

Per prevenire l’insorgere della malattia è necessario adottare pratiche che evitino il ristagno idrico e l’eccessiva vigoria vegetativa. Perciò è opportuno limitare gli apporti di azoto, favorire un buon drenaggio del suolo, segnalare le piante infette, potarle dopo quelle sane per evitare di diffondere l’infezione, eliminare le piante non recuperabili. Inoltre, è opportuno ritardare il più possibile la potatura invernale per evitare di esporre i tagli alla penetrazione dei patogeni. Sulle piante più suscettibili vanno evitati i tagli sulle branche di grandi dimensioni; se inevitabili, vanno difesi immediatamente con mastici cicatrizzanti. 

Flavescenza dorata

Sintomi di Flavescenza dorata

È una malattia causata da un fitoplasma8, Phytoplasma vitis, presente in forma epidemica nelle regioni settentrionali d’Italia. Si insedia nei vasi floematici9 provocandone l’occlusione, l’ostruzione del flusso linfatico e il disseccamento degli organi della pianta. I grappoli avvizziscono, i tralci non lignificano, diventano gommosi e ripiegano verso il basso; le foglie ispessiscono e assumono consistenza cartacea. 

La fitopatia è trasmessa da un vettore, la cicalina Scaphoideus titanus, un insetto originario, tanto per cambiare, del Nord America. La difesa dalla malattia è perciò basata sulla lotta all’insetto, che può essere condotta proficuamente con mezzi biologici. 

Note a piè di pagina

[1] Conidioforo – Particolare ifa fungina da cui si generano i conidi, le spore utilizzate per la riproduzione asessuale. Ife – Filamenti uni o pluricellulari che nel loro insieme costituiscono il micelio, il corpo vegetativo dei funghi.
[2] Potenziale d’inoculo – Numero delle unità infettive (spore o altro) del patogeno presenti nell’ambiente e potenzialmente in grado di produrre l’infezione.
[3] Cleistotecio – Corpo fruttifero contenente le spore originate per via gamica.
[4] Epifita – fungo che sviluppa il suo micelio all’esterno della pianta ospite.
[5] Fitofarmaci di copertura – agiscono all’esterno dell’organismo vegetale con funzione essenzialmente protettiva.
[6] Sorgente di inoculo –organo, residuo vegetale o terreno che ospita gli organi di conservazione del patogeno.
[7] Carie del legno – Necrosi dei tessuti legnosi delle piante arboree che causa la progressiva degradazione e la compromissione delle caratteristiche fisco-meccaniche del legno.
[8] Fitoplasmi – guppo di batteri sprovvisti di parete cellulare; sono agenti di fitopatie e sopravvivono solo all’interno della pianta ospite.
[9] Floema – Fasci vascolari deputati alla traslocazione della linfa elaborata dalle foglie agli altri organi della pianta.

Bibliografia

  • Gabriele Goidànich – Manuale di patologia vegetale – Edizioni Agricole Bologna 1978 
  • Rachel Carson – Primavera silenziosa – Feltrinelli, Milano 2016 
  • Maria Lodovica Gullino – Spore – Daniela Piazza Editore, Torino 2014 
  • Alberto Matta, Roberto Buonaurio, Aniello Scala (a cura di Francesco Favaron, Felice Scala) – Fondamenti di patologia vegetale – Pàtron 2017 
  • Mario Ferrari, Elena Marcon, Andrea Menta – Fitopatologia, entomologia agraria e biologia applicata – Edagricole, Bologna 1998 
  • Domenico Rizzo, Massimo Ricciolini (a cura di) – Avversità della vite e strategie di difesa integrata in Toscana – ARSIA Regione Toscana 2007

Maurizio Paolillo è Dirigente scolastico, agronomo. Già responsabile scientifico di Porthos, è coautore de “Il vino ‘naturale’. I numeri, gli intenti e altri racconti” (Cooperativa Editoriale Versanti). Docente FISAR, scrive e collabora con diverse riviste e pubblicazioni di settore, è redattore della Guida Slow Wine per la Campania.

Questo articolo è apparso nel Numero #10 della nuova Newsletter Slow Wine, per chi ama il vino buono pulito e giusto.
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