La vita nuova di Avignonesi

 

Non si può certo dire che a Virginie Saverys manchi la determinazione. Arrivata a capo di Avignonesi nel 2009, l’imprenditrice belga, nel giro di un paio d’anni, ha rivoluzionato tutta l’impostazione aziendale. Non tanto per una questione di bilancio, la famosa azienda di Montepulciano, rappresenta, soprattutto per i mercati esteri, un punto di riferimento per il vino italiano di qualità, quanto per una sua profonda convinzione.

 

Legata a una statuaria tradizione, l’azienda divisa tra Montepulciano e Cortona, aveva dimostrato negli ultimi anni di muoversi quasi per inerzia, affidandosi più a un blasone ottenuto, con merito, nel passato, piuttosto che distinguersi per l’attenzione verso un mondo enologico in continua trasformazione.

 

L’arrivo di Virginie ha rappresentato una rivoluzione nel punto nevralgico dell’azienda: il vigneto. Con i suoi 115 ettari vitati, Avignonesi è stata convertita interamente in biodinamica, divenendo la più grande fattoria vitata che pratica questo tipo di approccio agronomico.

 

Il difficile compito è stato affidato a uno dei massimi esperti di agricoltura biodinamica in Italia, Adriano Zago che, alla fine del 2009, ha iniziato il recupero del vigneto aziendale. L’operazione non è tra le più agili, 70 ettari di alberello con impianti ad alta densità che contengono moltissime varietà. I terreni sono vari in particolar modo segnati da argille ei tufi. L’attenzione di Zago si è rivolta soprattutto al suolo.

 

“Siamo solo al secondo anno e i risultati sono confortanti-ci racconta- il suolo ha recuperato una bella struttura e perso l’asfittica compattezza che aveva, abbiamo insistito molto con i preparati 500 e 501.” Sono stati eliminati tutti gli agenti chimici in vigna, sostituiti da tisane e propoli oltre a rame e zolfo. “All’inizio i contadini si vestivano da marziani per spruzzare questi agenti naturali- ci dice divertita Virginie-la chimica invisibile, ma nociva, l’impauriva di meno.”

 

La determinazione con la quale l’azienda sta affrontando questo percorso è notevole. Al di là dell’approccio biodinamico, crediamo che l’esperienza di Avignonesi possa rappresentare un esempio di come una grande realtà se organizzata bene possa affrontare un approccio sostenibile alla produzione. Le conseguenze potrebbero essere significative per tutto il territorio e per aggiungere valore alle nostre denominazioni di origine.