La Valle D’Aosta per Slow Wine 2022

INTRODUZIONE

 

Possiamo affermare che la viticoltura valdostana continua la sua marcia sulla strada tracciata negli ultimi dieci anni: attenzione al territorio e vini fortemente espressivi e identitari, per un areale dalle caratteristiche pedoclimatiche uniche.

L’annata 2020, iniziata precocemente e segnata nella media valle dall’assenza di pioggia per circa 70 giorni, con temperature medie elevate (seppur inferiori al 2019), la si può ritenere comunque soddisfacente, sia dal punto di vista qualitativo, sia da quello quantitativo: anche i nostri assaggi hanno evidenziato vini interessanti che, in alcuni casi, avranno bisogno di qualche tempo di affinamento in bottiglia per esprimersi al meglio.

Questo 2021 è invece iniziato in maniera difficoltosa, viste le temperature che a maggio e giugno sono state decisamente inferiori alla media. Questo ha comportato una gestione agronomica molto difficoltosa, soprattutto per la presenza della peronospera larvata, che in alcune aree ha colpito molto duro, in particolar modo più in alto. In bassa valle, come oramai accade da alcuni anni, si devono registrare due forti grandinate nel mese di luglio, che inevitabilmente abbasseranno le rese.

Si registra un numero impressionante di nuove aziende: considerando le superfici vitate e le bottiglie prodotte, contare 65 attività tra cantine cooperative e realtà private fa sicuramente effetto: questo exploit è dato sicuramente dall’attenzione che le nuove generazioni stanno ponendo nei confronti dalla viticoltura e dell’agricoltura in generale.

L’approccio di queste nuove insegne, sia in vigna sia in cantina, è improntato a un maggiore rispetto nei confronti dell’ambiente, seppure nessuna abbia deciso di intraprendere il percorso della conversione biologica o biodinamica: in compenso constatiamo con gioia che la pratica del diserbo sta poco alla volta scomparendo, sintomo di attenzione e consapevolezza.

Ascoltando i racconti dei vigneron notiamo che, visto anche il cambiamento climatico di cui la Valle d’Aosta ha in qualche modo beneficiato nell’ultimo decennio, si sta ponendo l’attenzione al recupero di terreni un tempo vitati e poi abbandonati, non disdegnando anche un innalzamento altimetrico delle nuove vigne. Molte aziende della media valle, anche tra le maison storiche, stanno puntando l’attenzione su un vitigno che era diffuso fino a inizio Novecento e poi è rimasto solo nella bassa valle: il nebbiolo, che insieme ad alcuni vitigni autoctoni era stato indicato dal Gatta nel 1835 come una delle varietà più diffuse in regione.

Nonostante due annate non facili sul fronte commerciale, vista la perdita di due stagioni turistiche invernali che costituiscono un importante momento di vendita interna, l’attenzione verso la viticoltura regionale sta crescendo sia in Italia, sia all’estero. Importante in questo senso l’uso consapevole dei mezzi di comunicazione da parte delle nuove generazioni, ma anche l’importate lavoro che sta facendo il nuovo corso della Vival, l’associazione che raccoglie buona parte delle aziende.

Da voci che abbiamo colto pare che dopo anni di tentennamenti si sia deciso di percorrere la strada per costituire un Consorzio di Tutela che potrebbe rappresentare un ulteriore motore per far conoscere ancora di più questa piccola regione.

I RICONOSCIMENTI ALLE CANTINE

 

 

LA LISTA DEI TOP WINES DELLA REGIONE

 

 

 

Potrete incontrare le cantine premiate e assaggiare i TOP WINES della Valle d’Aosta nelle 2 giornate di degustazione a Milano il 9 e il 10 ottobre prossimo!

Guardate che i biglietti stanno andando a ruba e quindi vi conviene assicurarvi il posto in Paradiso con una certa velocità!!!! Slow sì, ma non esagerate.

Per maggiori info sull’evento cliccate qui sopra.