La Svizzera e i suoi vini

Anche quest’anno ho avuto l’onore di partecipare al Concours Mondial de Bruxelles (link). Dopo la Cina, sede della scorsa edizione, la più grande degustazione del mondo ha fatto tappa ad Aigle in Svizzera. Non ero mai stato in Svizzera e la mia conoscenza di questo paese era per così dire “aggettivale”, vale a dire il coltellino svizzero, l’orologio svizzero, la puntualità svizzera e così via, ma che esistesse realmente non lo avevo mai provato. E invece esiste ed è bellissima.

 

Aigle è un piccolo paese nel Canton Vaud. Siamo a un’ora e mezzo di treno da Ginevra, un tragitto consigliabile data la bellezza del paesaggio che incornicia il lago fatto di vigne, colline e montagne innevate, almeno in questo periodo. Qui la viticoltura è ovunque. Te ne accorgi perfino dal finestrino del treno che sfiora letteralmente alcune viti ad alberello messe quasi per gioco sopra una roccia. Allargando lo sguardo ti accorgi di una geografia ordinata con le vigne quasi tutte piantate sulla collina che prima in modo dolce e poi sempre più perpendicolare sale verso la montagna. Seguendo questi profili le vigne si arrampicano vertiginosamente grazie a muretti a secco di impareggiabile ingegno umano. Ne risulta un quadro bellissimo e irripetibile che vale il viaggio. Peccato per un diserbo chimico sotto fila molto diffuso che rovina in qualche modo questo colpo d’occhio.

 

Il Concorso 2019 si è svolto qui. Tornerò a parlare delle degustazioni in uno dei prossimi post. Ma ora voglio introdurvi alla Svizzera del vino, così vicina eppure sconosciuta per molti appassionati di vino. In Svizzera ci sono 15.000 ettari di vigna. Non sono molti ma basti pensare all’incredibile numero di varietà presenti per rendersi conto di quanto sia radicata la viticoltura da queste parti: sono infatti 252 le varietà registrate nel paese, una diversità tra le più avvincenti al mondo.

Tra le varietà domina lo Chasselas che con i suoi 3800 ettari, vale a dire il 26% della superficie vitata totale, è il vitigno principe del paese. Bacca bianca, aromi delicati di frutta in gioventù e mandorla con il passare del tempo, nonostante la bassa acidità dona un vino che sa sfidare il tempo ed è proprio nelle versione più vecchie che esprime tutta la sua qualità. Ricorda per queste caratteristiche la nostra Vernaccia di San Gimignano con un punto di viscosità maggiore. L’area di elezione è proprio Ginevra e per questo ci tornerò nei prossimi post. Molto diffuso è anche il pinot nero nell’area del Valais, così come il gamay sempre a Ginevra e ancora nel Valais. In queste regioni sono diffuse anche cornalin (da non confondere con quello valdostano che è un lontano parente ma con lo stesso nome) e petite arvine.

 

II Ticino vede la presenza diffusa di merlot e chardonnay, mentre la parte più a nord del paese di lingua tedesca oltre al pinot nero si connota per la presenza di riesling e muller-thurgau. Si parla naturalmente in generale visto che più o meno ogni zona vede la presenza molteplice di varietà piantate. È il caso anche delle regioni a nord ovest come il Vaud e i Tre Laghi che vedono la presenza di un bel miscuglio di vitigni.

 

In Svizzera poi sono diffusi anche vitigni particolari ottenuti da incroci. È il caso del Gamaret (gamay e reichensteiner), del Garanoir (stesso incrocio del precedente) e del Divona (gamarete e bronner). Sono vini che ricordando il Gamay per intensità di frutto e sorso leggero con spessore maggiore. A un primo incontro non mi hanno entusiasmato ma sarebbe necessario un ulteriore approfondimento.

 

Uno degli aspetti più interessanti di questo mosaico vitato è il fatto che i vini svizzeri sono molto gastronomici e possiedono una tale versatilità da poter incontrare qualsiasi tipo di cucina. Il sommelier Paolo Basso ha tenuto durante il Concorso una masterclass sugli abbinamenti rivelando questo potenziale dell’enologia elvetica. Se vorrete sapere di più sulla Svizzera e i suoi vini rimanete sintonizzati.

 

Foto di Jacopo Cossater