La “superiorità” del tappo a vite nei vini di Walter Massa

Qualche giorno fa si è tenuto a Milano un evento, organizzato da Onav, dal titolo “Walter Massa alla prova del tappo”, in cui il conosciutissimo produttore piemontese – famoso principalmente per aver “inventato” il Timorasso – ha riproposto un tema che evidentemente gli sta particolarmente a cuore: le differenze di evoluzione in bottiglia dei suoi vini in rapporto alla modalità di tappatura degli stessi.

Già in passato avevamo partecipato a una degustazione simile, organizzata nel contesto del Mercato della Fivi a Piacenza nel 2018, e ne avevamo parlato a lungo sul nostro sito (clicca qui per leggere il post dell’epoca).

L’obiettivo di quella degustazione piacentina consisteva nel mettere a confronto sei bottiglie che contenevano vini della stessa annata, vinificati allo stesso modo, prelevati dalla stessa vasca ma sigillati con sei tappature diverse.

Anche in quella occasione il verdetto dei presenti in sala fu il medesimo registrato a Milano qualche giorno fa: le bottiglie chiuse con il tappo a vite hanno vinto la sfida dimostrando la migliore evoluzione in bottiglia dei vini.

Per l’evento milanese i vini “messi alla prova” erano il bianco Timorasso Derthona 2016 e il rosso Barbera Monleale 2016, entrambi tappati, in questo caso, con quattro modalità differenti tra vite e sughero.

“Sul bianco – ha commentato alla fine della degustazione Walter Massa – il tappo a vite ha fatto la differenza, sul rosso le differenze tra i calici erano più attenuate, ma il tappo a vite non ha perso punti, dà la stessa qualità del sughero che aveva risposto in maniera perfetta. Spero che finalmente vengano eradicati alcuni antichi pregiudizi, che ancora persistono tra i consumatori, soprattutto italiani e francesi, sul tappo a vite, ritenuto spesso erroneamente uno strumento usato solo nei vini di bassa qualità. Il tappo a vite sta entrando nei ristoranti italiani di fascia alta, i sommelier li stanno proponendo”. 

Ovviamente questo “verdetto” ha riguardato i due vini di Massa e non può valere per tutti i vignaioli d’Italia, che vinificano uve diverse, con tecniche differenti e in luoghi molto distanti tra loro. Però è sempre più evidente – guardando anche alle prove fatte da tanti altri produttori di vino, grandi e piccoli – che il tappo a vite sembra la migliore soluzione per chiudere in bottiglia e conservare nel modo migliore possibile tanti vini italiani.