La Sicilia per Slow Wine 2023

Potrete incontrare le cantine premiate e assaggiare i TOP WINES della Sicilia alla la grande degustazione che si terrà a Milano sabato 8 ottobre 2022!

Il costo del biglietto d’ingresso è di 49 euro (39 euro per i soci Slow Food), e comprende anche una copia della guida Slow Wine 2023:

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A partire dalle 14 – e fino alle 20 – negli ampi spazi di Superstudio Più, in via Tortona 27, si apriranno i banchetti di assaggio con la presenza diretta dei produttori, a cui si aggiungerà una mega enoteca suddivisa per regioni gestita dai sommelier della Fisar: in definitiva ci saranno più di 1.500 vini da assaggiare, per la gioia di ogni palato.

La manifestazione si terrà in contemporanea con la prima giornata della Milano Wine Week, la fantastica manifestazione con cui Slow Wine ha stretto una proficua partnership.

Per saperne di più su tutti gli eventi previsti a Milano dal 8 al 16 ottobre clicca qui.

 

LA SICILIA DI SLOW WINE 2023

INTRODUZIONE ALLA REGIONE

 

I parametri tecnico-analitici prevendemmiali a volte non sono tutto. Lo scorso anno ci eravamo lasciati dicendoci particolarmente preoccupati per gli effetti che le condizioni climatiche talvolta estreme che avevano preceduto la vendemmia 2021 potessero riverberarsi negativamente sull’uva e a cascata sui mosti e sui vini. Certo non si può affermare che non sia successo niente, ma dopo dodici mesi ci ritroviamo a raccontare della positiva reazione del vigneto siciliano, e di come il lavoro dei nostri contadini, in vigna e sulle varietà autoctone, abbia fatto la differenza.

I vini premiati quest’anno, frutto della selezione operata durante le visite e della ulteriore scrematura fatta sia nella sessione regionale e infine in quella nazionale, sono in prevalenza rossi, per due quinti del totale provenienti  dall’annata 2021, un quarto dalla 2020 e a seguire la 2019 e una piccola percentuale della 2018. Etna Bianco equamente suddivisi tra 2021 (un terzo del totale) e 2020, con piccoli apporti delle annate 2019 e 2018; gli Etna rosso sono in prevalenza provenienti dai millesimi 2020 e 2019. Pur convinti delle sfaccettature e delle peculiarità dei bianchi etnei, dobbiamo sottolineare come risultino in qualche misura segnati dalla complessità dell’annata 2021.

Gli Etna Rosso, al contrario, hanno avuto delle prestazioni nettamente migliori in termini di facilità di beva, ma anche di complessità. I passiti delle isole minori, i Marsala di maggiore età e i Metodo Perpetuo sono risultati super convincenti, emozionanti e pieni di energia. Alcuni grandi classici dell’enologia siciliana, ancora più maturi, hanno affascinato per la complessità e la lunghezza infinita del sorso.

Crescono ancora, e manifestano spiccata aderenza territoriale, i bianchi provenienti dalle isole minori, in primis Zibibbo e Malvasia. Le elevate temperature dell’estate 2021, di cui si è più volte parlato, non hanno impedito ai Catarratto e ai Grillo di giustificare la loro importanza sia storica sia in termini di simbiosi territoriale. Maggiore piacevolezza e facilità di beva nei primi rispetto ai secondi, frenati da un filo di grassezza in più. Tra Frappato e Cerasuolo meglio i secondi, più definiti e succosi. Paradossalmente i primi sono su un binario che li ha condotti a una maggiore struttura e tannicità a discapito del frutto e della freschezza, probabilmente anche in questo caso a causa dello stress climatico che ha costretto ad anticiparne la raccolta.

Il Nero d’Avola ci ha favorevolmente colpiti per frutto e racconto varietale, sia a occidente sia a oriente, sintomo di un nuovo rinascimento. Il perricone,vitigno di complicata vinificazione, vive una fase di consolidamento della posizione. Abbiamo infine rilevato, senza volercene appropriare come nostra esclusiva visione, la grandezza dell’annata 2019 per profondità di racconto e piacevolezza di beva. Ma questo lo avevamo già intuito nelle precedenti edizioni della guida. Se è vero che in Sicilia i vitigni autoctoni resistono meglio al cambiamento climatico, non possiamo sottacere come altrettanto accada per certe incrostazioni culturali e di impostazione dei vini.

In taluni casi, attraverso grandi numeri e un pianificato impatto mediatico viene veicolata un’immagine del vino da varietà autoctone quasi avulsa dal territorio, che in alcune occasioni si traduce poi, per converso, nel giudizio di rivedibilità o non idoneità di altri vini che in realtà incarnano bene vitigno, territorio e storia. Ci auguriamo che il livello di maturità raggiunga il giusto piano di condivisione, e che tale approccio cresca rapidamente a beneficio di tutti i produttori.

I RICONOSCIMENTI ALLE CANTINE

 

LA LISTA DEI TOP WINES