La rivoluzione dei suoli secondo Fèlsina

«Ciascuno avverte. È in corso un epocale mutamento sociale. Coinvolge appieno l’agricoltura».

Con queste parole ha inizio il “Manifesto in progress” in cui Luigi Veronelli esprime la necessità di una rivoluzione agricola, partendo dalla coltivazione olearia.

A seguito del benvenuto da parte del moderatore della serata Giancarlo Gariglio, Giuseppe Mazzocolin della cantina Fèlsina definisce tale incipit come “il perfetto attacco musicale”, introducendoci ai suoi prodotti e dando il via alla degustazione.

La Banca del Vino diventa questa sera un luogo di riflessione.

Giuseppe, infatti, ci invita a riconsiderare l’importanza della rigenerazione dei suoli, rendendoci partecipi di un incontro emozionante fra il palato e le due varietà di cultivar di olio presenti nei bicchieri.

Pendolino e Raggiolo “in purezza” incarnano alla perfezione l’epifania del 2002, in cui Mazzocolin decise di dare una svolta alla propria filosofia di produzione.

«Da quel momento in poi, l’olio tradizionale di famiglia, il multivarietale, non venne più considerato all’altezza. O per lo meno, non fu più percepito come piena espressione del territorio e della pianta da cui traeva origine».

Chianti Classico, sangiovese – Fèlsina

 

«Come predicava Columella, agronomo e umanista romano,il miglior olio è sulla pianta” e per ottenere il massimo bisogna procedere per le vie più semplici. Dimentichiamoci di tutti i fronzoli in eccesso e riavviciniamoci a quel pensare naturale da cui ci siamo tanto allontanati». Queste le parole di Giuseppe a corollario della degustazione dei suoi oli.

Secondo Fèlsina la rivoluzione dei suoli è necessaria.

Con il rispetto del frutto ritroviamo una dimensione di riconoscimento reciproco, combattendo l’alienazione moderna e relazionandoci profondamente con il territorio che assaporiamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

D’altronde, se questo ragionamento vale per gli oli di Fèlsina, i vini presentati nel corso della degustazione non sono altro che portatori dello stesso messaggio. In una microverticale combinata di Rancia e Fontalloro, il Chianti Classico prende vita nei calici, aprendosi a sfumature sempre più complesse al calare delle annate.

Dal 2005 al 2016, passando per il 2010, questi vini si fanno portavoce del territorio in cui nascono, divenendo speculari e complementari l’uno dell’altro. Il Rancia si presenta in tutta la sua calda eleganza, esaltata dai persistenti aromi vegetali e di tabacco. Un sangiovese più rustico e schietto è invece riscontrabile nel Fontalloro, nato dalla volontà di disseppellire i misteri più fitti delle proprie radici.

I vini, così come gli oli Fèlsina, portano quindi in tavola ogni albero, prato o collina che caratterizza la vastissima biodiversità del Chianti, preservando al contempo l’essenza tipica dei singoli terroir di provenienza.