La mirabilia del Montepulciano e la bellezza della condivisione

La settimana scorsa ho partecipato ad una degustazione speciale, a dir poco unica, del Montepulciano d’Abruzzo di Praesidium, vino che trova i natali a Prezza in provincia dell’Aquila, in Abruzzo.

L’azienda Praesidium, nata nel 1988, da sempre chiocciola Slow Wine, ha sette ettari vitati nella Conca Peligna a quattrocento metri di altezza, produce 35.000 bottiglie ed è una perla della viticoltura artigianale abruzzese. “Praesidium” è il sostantivo del verbo “Praesse” da cui sembra il nome Prezza derivi ed il significato lo troviamo nel verbo presiedere, pertanto “a difesa” del territorio circostante.

Ad onorare la serata era presente Ottaviano Pasquale – proprietario della cantina – che ci ha tenuto compagnia con i suoi racconti di terra d’Abruzzo facendoci affezionare ancora di più alla veridicità di questa regione.

La serata epica si è tenuta nel ristorante SinOsteria gestito da Jun Ge, ingegnere di origine cinese, classe 1987, romano d’adozione, oste appassionato e zelante che insieme alla sua famiglia dal 2012 dirige questo ristorante di cucina tradizionale cinese – che per i veterani è conosciuto con il nome di Asia Inn – in zona Marconi-San Paolo a Roma. Oggi SinOsteria è l’evoluzione e progetto culturale di Jun dove si coniugano ricette della cucina tradizionale cinese – altamente interpretate con ingredienti locali – ad eventi di divulgazione della cultura cinese, selezioni di tè e caffè, ed una grande carta di vini Italiani artigianali che ben si sposano con le preparazioni. Jun, come la scrivente qui presente, è innamorato dell’Abruzzo e questa serata è stata un omaggio per l’affezione verso questa regione.

Le regole per la partecipazione prevedevano che i vini offerti fossero di sole annate pari, ogni ospite (14 in totale) doveva essere munito di 4 bicchieri da vino rigorosamente uguali e per il cibo ognuno portava quello che voleva (no pesce). L’appuntamento era per Martedì 22 Novembre alle ore 19:00, giorno in cui il ristorante sarebbe stato chiuso per turno.

È andata così:

**Bianco Terre Aquilane Lucì 2020**

Vino Slow – un Trebbiano D’Abruzzo da mosto fiore che rimane una notte in contatto con le bucce, fermenta con i suoi lieviti indigeni e trascorre un anno e mezzo sulle fecce fini prima dell’uscita. Questo contatto sulle fecce gli conferisce grande struttura, corpo ed un’intensità di aromi come fiori bianchi di montagna, mele selvatiche, miele di sulla, e mandorla. In bocca autorevole sapidità e profondità. Se lo avessimo bevuto alla cieca avremmo pensato che fosse un vino rosso.

**Torchiato di Trebbiano 2021**

Dalla torchiatura delle bucce del Trebbiano per il Lucì si ottiene questo sorprendente “vino torchiato” per l’appunto che si è mostrato al naso con un’esplosione di note di pesca e corteccia di albero, in bocca secco, fresco, con un finale leggermente amarognolo che gli conferiva l’unicità. Bevuto rigorosamente da frigorifero.

**Rosato Terre Aquilane 2015**

E i miei sensi sono andati in estasi. Lo conosciamo come Cerasuolo D’Abruzzo, a base di uva Montepulciano, -che però nel 2015 vista la stagione calda, la frutta matura ha regalato vini quasi pronti da subito- il colore è risultato troppo scuro per la commissione d’assaggio e per questo declassato a Rosato. Non ha fatto alcuna macerazione sulle bucce, è stato raccolto il trenta settembre con il risultato di una buccia spessa che ha concesso molto in colore ed in sfumature odorose con un buonissimo sorso salino. Bontà viscerale.

**Cerasuolo D’Abruzzo Superiore 2012**

Tappo, purtroppo

**Montepulciano D’Abruzzo Riserva 2018**

Annata corrente in vendita. La stagione 2018 è stata un’annata fredda con ondate di calore, la vigna ha subito la peronospora e si è dovuto intervenire con più trattamenti. Il vino spende due anni in acciaio e due anni in legno di rovere grande prima del commercio. Al naso fruttato, impulsivo, terroso e speziato, note di liquirizia, bacche di montagna e cuoio, in bocca piccante, fresco ed una lieve tostatura sul finale. Già pronto e godibile sin da ora ma immagino molto futuro avanti a sé.

**Montepulciano D’Abruzzo Riserva 2014**

Un vino più asciutto e verticale rispetto alla 2018 nonostante l’annata fredda dove si è perso la metà dell’uva e la produzione ridotta a 4.000 bottiglie. La poca uva raccolta ha consegnato un vino più concentrato con il risultato di un liquido odoroso con intense note di frutta matura, profondità da attendere, spezie e affumicatura. Strepitoso in bocca.

**Montepulciano D’Abruzzo Riserva A Marianna 2012**

Vino Slow – dedicato a Marianna, nonna di Ottaviano, che piantò questa vigna alla fine degli anni ’60, dove oggi si raccolgono due-tre grappoli per pianta. Il 2012 fu un’annata storica, grande nevicata a Roma e due metri di neve in Abruzzo, un’estate senza pioggia ma con riserve a sufficienza per le vigne. Il vino trascorre due anni in acciaio, due anni in botte di rovere e due anni in bottiglia, esce dopo 6-7 anni dalla cantina. Al naso complesso, intenso, di nuovo esuberante dalla frutta matura, polpa, pot-pourri, tostatura e spezie. Fragranza sostenuta da una meravigliosa eleganza.

**Montepulciano D’Abruzzo Riserva 2010**

Vino Slow – annata equilibrata che sfiorava la perfezione, il vino ha trascorso quindici giorni di contatto sulle bucce con tre rimontaggi al giorno. Al naso frutti di sottobosco come fungo porcino e tartufo, odori di foresta e muschio, note balsamiche e radice di genziana. In bocca succoso, dominante, caldo, con un finale piacevolmente tannico.

**Montepulciano D’Abruzzo 2008**

Un corpo più esile rispetto ai suoi fratelli, un profilo sensoriale sottile, sfumato di note di piccoli frutti rossi, in bocca succoso e vibrante, nel complesso molto fine ed elegante. Forse il più equilibrato della batteria.

**Montepulciano D’Abruzzo 2004**

Un’annata equilibrata “con estate regolare e piogge nei momenti giusti”. Ricordo l’eccitazione di Ottaviano che ha gridato “sta al massimo”, un vino dal corpo esile, più rotondo e morbido rispetto agli altri.

**Montepulciano D’Abruzzo 2002**

Sembrava la peggiore annata in assoluto, Enzo -il padre di Ottaviano- non voleva imbottigliare, è stato vendemmiato quasi a Novembre perché non usciva il sole a maturare l’uva, oggi si rivela un fuoriclasse. Fruttato, delizioso nelle sue sfumature fini, ricco di note balsamiche, speziate, mentolate, e boschive, liquirizia, borotalco e pepe bianco, in bocca leggiadro, fresco e vellutato. Un vino raffinato e riservato.

**Montepulciano D’Abruzzo 2000**

Una bottiglia “andata”, purtroppo, probabilmente per colpa di un tappo che non ha fatto il suo dovere.

**Montepulciano D’Abruzzo 1998**

Annata equilibrata, considerata molto positivamente come la 1997, un vino ancora oggi freschissimo che ha alleggerito la sua struttura diventando leggiadro, sottile con un tannino vellutato. Da aspettarlo ancora per un’altra decina di anni.

 

 

In conclusione, infiniti ringraziamenti all’amico Walter Bonifazi, appassionato ghiottone e degustatore errante, autore di questa serata insieme a Jun Ge, per avermi invitata e condiviso le annate 2000, 2004, 2008, 2010 e Cerasuolo 2012. A Jun Ge per la disponibilità del suo locale, e la condivisione del Rosato 2015, trebbiano torchiato 2021, riserva A Marianna 2012, Montepulciano 2018 e 2014.

Ad Ottaviano Pasquale che ha fatto il viaggio appositamente per questa “serata romana innanzi all’Abruzzo” portando il Lucì 2020, il Montepulciano 2002, 1998, ed una splendida Ratafià. Ai partecipanti tutt* per aver condiviso specialità abruzzesi come Pallotte Cace e Ove, Mazzarelle teramane, pecorini di Nunzio Marcelli e molto altro.

È stata una serata di pura condivisione e la bellezza di questo gesto che unisce, allea e crea fiducia, mi piaceva sottolinearlo, riconoscerlo e mostrargli gratitudine. E se vogliamo, prenderlo come “una traccia (di umanità) per non perdersi nella nebbia” considerato che “condividere è un dono, non un like”.