La cattiva notizia del giorno non parla di Covid-19 ma di Prosecco Rosé

È stata approvata ieri, all’unanimità, dal Comitato Nazionale Vini del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, la proposta di modifica del disciplinare di produzione della DOC Prosecco che prevede l’introduzione della tipologia Rosé.

Ora si attende la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale e l’entrata in vigore del successivo Decreto Ministeriale, che ufficializzerà la modifica a livello nazionale avviando l’iter comunitario che culminerà con la definitiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Entusiastici e provvidi di ringraziamenti i commenti del Consorzio di tutela della DOC Prosecco.

Avevamo già espresso la nostra contrariata opinione attorno alla nascita di questa tipologia, assolutamente mai vista all’interno dell’esteso territorio di grande tradizione vitivinicola che comprende la Doc, pubblicando un paio di anni fa un illuminante articolo del prof. Michele Fino dell’Unisg di Pollenzo – clicca qui per leggerlo – subito seguito da un altrettanto interessante intervento di Gianpaolo Giacobbo, collaboratore veneto di Slow Wine, dal titolo fin troppo esaustivo: “Il Prosecco Rosé lascia l’amaro in bocca” (clicca qui per leggerlo).

In verità avevano anche scherzato su questa “catastrofe annunciata” chiedendo l’immediato raddoppio del fantascientifico e fortemente ironico progetto “Proseccodotto dell’Adriatico” (clicca qui per leggere).

Ora ci troviamo di fronte a questa inconcepibile realtà, che riempie il cuore (e prossimamente il palato) di tristezza.

Tutti parlano sempre trionfalmente di territorio (o meglio ancora di “terroir”) e di tradizioni (meglio ancora “quelle dei nostri nonni”) ma alla fine le ragioni dei schei valgono enormemente di più delle vacue parole.