La carica dei vitigni tradizionali in Toscana

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressochè unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà. Seguiteci 🙂

 

LA CARICA DEI VITIGNI TRADIZIONALI IN TOSCANA

 

Il carattere imprenditoriale della viticoltura anni Novanta, se da un lato ha avuto il merito di contribuire ad alzare il livello qualitativo della produzione enologica italiana, facendola risorgere dallo scandalo del vino al metanolo (1986), dall’altro ha però commesso l’ingenuità di estendere a gran parte del territorio nazionale un tipo di ampelografia ridotta, omologata su modelli internazionali commercialmente vincenti. Nessuno mette in dubbio la validità dei vini nati in quegli anni; essi hanno avuto anche il merito di attirare, secondo la logica del gusto internazionale, molti appassionati di vino nel nostro paese, soprattutto in Toscana.

Per fortuna l’enorme crescita culturale nel settore viticolo ha, col tempo, ribaltato questo atteggiamento e oggi il cosiddetto vitigno autoctono o meglio tradizionale – sul concetto “autoctono” vi sarebbe molto da discutere – è stato finalmente oggetto di un rinnovato interesse, sia per quello che concerne il campo della ricerca, sia per quello produttivo. Mai come quest’anno abbiamo ricevuto tanti campioni di vino ottenuti da vitigni tradizionali in purezza. Accanto agli oramai diffusi ciliegiolo, canaiolo e colorino, vogliamo sottoporre all’attenzione dei nostri lettori tre biotipi che si stanno diffondendo molto nella campagne toscane: pugnitello, foglia tonda e barsaglina. Siamo certi faranno parlare di sé in futuro.

 

Pugnitello

Vitigno vigoroso simile al montepulciano, è stato rinvenuto nel 1981 in località Poggi del Sasso a Cinigiano (Grosseto). Messo a dimora e duplicato in via sperimentale dall’azienda San Felice a Castelnuovo Berardenga, è oggi ampiamente diffuso.

Il migliore assaggiato quest’anno:

2Venti 2015Podere Anima Mundi

Via della Montanina 22, Usigliano di Lari (PI)

Tel. 345 277 62 27

 

Foglia Tonda

La sua zona di elezione è la vasta area del Chianti, infatti la sua prima attestazione risale alla fine dell’Ottocento nelle vigne del Barone Ricasoli a Gaiole in Chianti. Il suo utilizzo più frequente era quello in uvaggio con il sangiovese, a cui donava maggiore corpo.

Il migliore assaggiato quest’anno:

Foglia Tonda del Rinascimento 2015Piandaccoli

via Piandaccoli 7, Loc. Malmantile, Lastra a Signa (FI)

Tel. 055 0750005

 

Barsaglina

Vitigno originario della provincia di Massa-Carrara, progressivamente scomparso e sopravvissuto in certe aree appenniniche. Il suo espianto era legato alla difficoltà di resistenza alle patologie: oggi grazie al miglioramento delle tecniche colturali sta conoscendo una nuova popolarità anche fuori dalle sue aree tradizionali di crescita.

Il migliore assaggiato quest’anno:

Barsaglina 2015Mannucci Droandi

Via Rossinello e Campolucci 79, Frazione Caposelvi, Montevarchi (AR)

Tel. 055 9707276