Inzolia o Ansonica? L’uva dai mille nomi che unisce la Sicilia alla Toscana

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressochè unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

 

INZOLIA o ANSONICA

 

Inzolia, Insolia, Insora, ‘Nzolia vranca, Inselida, Ansolia, Ansonica o Irziola come piaceva a Plinio il Vecchio, sono i nomi con cui viene declinato quello che sembrerebbe il più antico vitigno siciliano a bacca bianca e oggi diffuso principalmente nell’isola del sole e in Toscana ma, in piccolissime quantità, anche in Calabria, Lazio e Sardegna.

Esistono anche un’Inzolia nera (nata da un incrocio tra Sangiovese e un altro vitigno ancora non identificato) e un’Inzolia rosa (che è un biotipo di Calabrese), ma si tratta in entrambi casi di varietà ben distinte dall’Inzolia di cui stiamo raccontando.

Nessuna certezza forte dell’origine del vitigno che sembrerebbe portato dai greci in Sicilia (recenti studi tra l’altro hanno mostrato una stretta correlazione con le varietà Rhoditis e Sideritis) ma c’è anche chi sostiene la sua origine francese risalente alla dominazione Normanna dell’isola, poi diffuso in Toscana dai romani. Oggi si può trovare, infatti, sull’Isola d’Elba dove dà vita all’Elba Ansonica passito, sulle coste della maremma toscana e sull’Isola del Giglio  dove dà vini che profumano di macchia mediterranea dal finale sapido come la DOC Ansonica Costa dell’Argentario.

In Sicilia per molto tempo è stata vinificata in blend con altre uve (tra tutti il Nozze d’Oro di Tasca d’Almerita nato nel 1984 per celebrare i 50 anni di matrimonio tra il Conte Giuseppe e la moglie Franca) per ottenere vini strutturati adatti anche al passaggio in legno, oggi invece diversi produttori hanno provato a vinificarla con ottimi risultati in purezza (tra questi ricordiamo Duca di Salaparuta con il suo storico Bianca di Valguarnera iniziato a produrlo nel 1987) offrendo sia vini semplici ed immediati che intensi e strutturati.

Una varietà da molti sottovalutata (nonostante sia tra le uve ammesse nella preparazione del Marsala) che oggi dà risultati straordinari tra gli orange wine. Sulle coste dell’isola siciliana, in particolare a Menfi (non a caso la zona prediletta di questo vitigno è fra le coste della Sicilia Occidentale) sono state ritrovate alcune viti prefillossera a piede franco fra le dune di sabbia.

Segnaliamo al riguardo un video in cui potete vedere Filippo Buttafuoco, agronomo di Cantine Settesoli, alla scoperta di piante decisamente inusuali e curiose di inzolia.

 

 

In Calabria figura nell’uvaggio della DOC Bivongi come Ansonica e lo stesso nome viene usato in Toscana dove si vinifica sia in blend, ma anche in purezza, sia che si voglia ottenere un profumato vino di pronta beva o uno strutturato orange wine.

Il grappolo dell’Inzolia è di grandezza medio-lungo (lunghezza 18-24 cm), mediano o grosso, verde-giallognolo, talvolta con striature o sfumature rossastre. L’acino è grosso e talvolta medio, di forma regolare, buccia pruinosa di color giallo dorato o ambrato e ricca di tannino, con distribuzione regolare, spessa; polpa croccante. Quando giunge a maturazione, di solito verso inizio / metà settembre ha un grado zuccherino discreto e un’acidità bassa. Resiste bene ai comuni parassiti, meno all’oidio e alla peronospora ma mostra vigoria di fronte alla siccità ed alle alte temperature.

Di seguito segnaliamo quelle che, a nostro avviso, sono le migliori etichette – recensite in Slow Wine 2021 – di Inzolia o Ansonica proposte al momento dalle aziende siciliane, calabresi e toscane (in ordine alfabetico):

 

In Calabria:

Ansonica 2019 – Cataldo Calabretta, Cirò Marina (KR)

 

In Sicilia:

Menfi Inzolia Tivitti 2019 – Cantine Barbera, Menfi (AG)

Sicilia Inzolia Euphrasía 2019 – Tenute Cuffaro, Agrigento

Inzolia Zafaràna 2019 – Di Legami, Castellammare del Golfo (TP)

Inzolia 2019 – Funaro, Santa Ninfa (TP)

 

In Toscana:

Ansonaco 2018 – Altura, Giglio Castello (GR)

Ansonica dell’Elba Doc 2019 – Acquabona, Isola d’Elba (LI)

Ansonica 2018 – Campi Nuovi, Cinigiano (GR)

Ansonica Brissaia 2019 – Fattoria di Magliano, Magliano in Toscana (GR)

Costa dell’Argentario Ansonica 2019 – Il Cerchio, Capalbio (GR)

Odyssea 2018 – Macchion dei Lupi, Suvereto (LI)

Maremma Toscana Ansonica 2019 – Santa Lucia, Orbetello (GR)

 

 

Foto: gentile concessione di Cantine Barbera