Il vino vecchio

Parlare di vecchie annate esercita un immenso fascino negli appassionati di vino. Questo fatto non è così scontato, dato che veniamo da un decennio nel quale le innovazioni tecnologiche, gli ingenti investimenti e l’allargamento delle zone vitivinicole sembrava dovessero cancellare il passato, prospettando una magnifica nuova realtà per i nostri vini, contraddistinti in modo crescente da calore e opulenza. Di fatto le conquiste della tecnica enologica sembravano poter sostituire le conoscenze agricole maturate attraverso l’osservazione e l’esperienza.

 

Ma per fortuna questo crescita, a tratti incontrollata, non ha di fatto raso al suolo la memoria storica del nostro vino. Tra l’altro questa tendenza  poco coincideva con un aumento della conoscenza dei territori, essendo indirizzata verso prodotti più standardizzati. Complice forse la famigerata crisi economica, il mondo enoico ha dato un freno a una crescita smisurata di bottiglie e aziende.

 

Così abbiamo preso di nuovo in mano i libri di Storia vitivinicola, gli Atlanti delle vigne e ci siamo messi a cercare le testimonianze del nostro passato. È meraviglioso scoprire che la sapienza contadina riusciva a individuare i migliori appezzamenti vitati, piantando dove l’esperienza e la capacità delle generazioni passate e di quelle presenti ritenevano opportuno. La conquiste del sapere avvenute negli anni sono preziose ma solo se integrate a questa conoscenza ancestrale imprescindibile. Ecco perché le vecchie annate sono affascinanti: hanno il respiro naturale dell’età e la forza della vocazione.

 

Seppure con qualche ruvidezza o qualche imperfezione un vino che è riuscito ad arrivare a noi, proveniente da venti, trenta o quaranta vendemmie fa reca in sé un’energia unica e inimitabile.