Il vignaiolo come custode del territorio: continua la petizione FIVI

Il vignaiolo custode del territorio: se n’è parlato anche durante l’incontro svoltosi alla Slow Wine Fair 2024, a cui ha partecipato Rita Babini, vignaiola presso Ancarani e segretario nazionale FIVI.

Vignaiolo come custode del suoloLa petizione della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti sulla figura del vignaiolo come custode del territorio e dell’ambiente – lo sapete – ci sta particolarmente a cuore, specialmente oggi che sono evidenti le drammatiche conseguenze degli eventi climatici estremi sempre più frequenti. Dopotutto non è un caso se abbiamo incluso il tema nel Manifesto del vino buono, pulito e giusto.

Il progetto di legge, approvato dal Senato in seconda lettura, deve ora essere recepito celermente dai Consigli Regionali.

Come ha affermato Lorenzo Cesconi, vignaiolo in Trentino e Presidente di FIVI, «ora è importantissimo che le Regioni si impegnino ad adottare in tempi rapidi norme e regolamenti finalizzati a dare piena attuazione alla legge nazionale, attraverso un processo partecipativo di tutti gli attori del mondo agricolo, compresi i Vignaioli Indipendenti, in modo che la figura dell’agricoltore custode del territorio non rimanga solo un’enunciazione formale ma possa realizzarsi concretamente. Fondamentale in questo senso sarà la garanzia di processi burocratici snelli, che non scoraggino l’iniziativa degli agricoltori, e di adeguate formazioni per garantire un quadro di intervento coerente sul territorio. Per questo motivo la nostra campagna prosegue, oltre alla petizione nazionale online su change.org, con la raccolta firme su petizioni regionali che consegneremo ad aprile ai Presidenti dei Consigli Regionali».

Abbiamo fatto due chiacchiere con alcuni vignaioli, da Nord a Sud: è emerso un sentire generalizzato sull’inesorabile spopolamento delle campagne e sul venir meno delle piccole aziende agricole, che trova riscontro anche nei dati del dossier per l’approvazione della Legge. Nella categoria degli imprenditori agricoli, poi, è emerso un considerevole squilibrio generazionale: il 70% del totale ha età maggiore di 50 anni, solo il 4% è al di sotto dei 30 anni.

Il pensiero dei delegati FIVI

Per Linda Salvetti (La Pietra del Focolare), delegata FIVI Liguria, «il viticoltore è un demiurgo capace di conservare, curare, regolare e disegnare il paesaggio rurale. Valorizza terra e territorio, lo fortifica attraverso quotidiane cure fatte di attenzione, diligenza e competenze che attraversano la tradizione e sposano l’innovazione. Contribuisce alla preservazione del territorio, protegge ed esalta le biodiversità e si impegna nelle nuove leggi legate all’eco-sostenibilità. Si assicura del drenaggio dei fossi o del controllo della stabilità degli argini o ancora, attraverso la conservazione dei muretti a secco e dei terrazzamenti protegge gli antichi sassi e si trasforma in attento architetto del paesaggio naturale. E ancora, e soprattutto con la coltivazione e la cura della vite, scongiura l’abbandono delle terre e valorizza i vitigni autoctoni».

Contribuire a preservare il territorio è una responsabilità molto sentita anche da Lorenzo Olivero (Olivero Mario), delegato FIVI nelle Langhe: «A differenza che in altre regioni d’Italia, la nostra è un’area molto densa. Siamo tanti a insistere anche su superfici relativamente piccole, il che presuppone, comunque, uno sforzo collaborativo che non sempre è facile. Basti già solo pensare ai lavori di sistemazione delle acque di superficie nei vigneti».

«La figura dell’agricoltore custode – dice Emanuele Pelizzatti Perego (Arpepe) – è perfettamente calzante nel territorio valtellinese, rimodellato dai nostri avi per avere degli spazi utili per la coltivazione non soltanto della vite, ma anche di grano saraceno, patate e altre colture. Dal 2003 siamo impegnati con la Fondazione Provinea nel sostegno della viticoltura terrazzata: tutto quello che viene lasciato dal viticoltore, in un territorio così fragile, è praticamente perso e si traduce in danni con un costo ingente per la comunità. Negli anni Settanta c’erano 3.200 ettari vitati, oggi sono soltanto 850: come vignaioli dobbiamo lottare con le unghie e con i denti per riuscire a recuperare piccoli pezzi, ma non tutte le amministrazioni e i cittadini, purtroppo, sono sensibili al problema».

Situazione analoga in Oltrepò Pavese, come sottolinea il delegato FIVI Alessio Brandolini: «la superficie vitata ha subito un inesorabile calo negli ultimi anni a causa della scarsa redditività del lavoro di vignaiolo. Sono ancora molte le aziende che non seguono tutta la filiera e conferiscono in gran parte alle cantine sociali; si aggiungano l’aumento dei costi di gestione e il rischio della flavescenza dorata, e il quadro è fatto. La stessa Provincia non taglia più erba né effettua la manutenzione dei fossi, rendendo il territorio poco attrattivo per i turisti, che pure girano più di un tempo, specialmente dopo il Covid».

Secondo Cataldo Calabretta, delegato FIVI Calabria, «nel nostro territorio gli agricoltori, e in particolare i vignaioli, sono quasi sempre i primi a lanciare l’allarme. Immaginiamo il riconoscimento della figura di custode dell’ambiente quasi come un volontario della Protezione Civile, perché intervenire per pulire fossi e canali equivale a mettere mano nel demanio pubblico, e non si può pensare di dover addirittura comunicare la cosa o, peggio ancora, chiedere un’autorizzazione. Gli agricoltori sono pochi e stanno diventando sempre di meno, le campagne si stanno spopolando: la vigne vengono abbandonate, e il rischio è che si propaghino incendi o malattie, senza considerare i pericoli di frane nelle zone incolte marginali e collinari. Penso a quanto accaduto nel 2018 o nel 2020, con vere e proprie “bombe d’acqua” e notti di piogge continue, con torrenti che si sono gonfiati all’improvviso, hanno divelto gli argini e portato via intere vigne. Penso agli incendi del 2020 in Aspromonte, con migliaia di ettari di boschi e agricoltura marginale di montagna andata distrutta per incuria».

Questo articolo è apparso nel Numero #9 della nuova Newsletter Slow Wine, per chi ama il vino buono pulito e giusto.
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