Il succo della Vi.Te. I punti essenziali di convegni fondamentali

Il Vinitaly si è concluso da poco portando con sé tante chiacchiere, incontri e fiumi di vino. Quest’anno è stata un’edizione molto particolare con il primo padiglione, nella lunga storia di questa manifestazione, dedicato ai vini ottenuti da agricoltura biologica o biodinamica e, in generale, a quel movimento definito, non senza controversie, naturale. L’associazione Vi.Te. Vignaioli e Territori ha avuto un ruolo fondamentale per portare al centro dell’attenzione commerciale, punto fondante di una manifestazione come questa, il ruolo del vignaiolo e dell’espressione gustativa del suo lavoro; prima con lo spazio Vivit e da quest’anno appunto con Vi.Te, un padiglione unico condiviso con Vinitaly Bio.

 

Ma oltre a ciò l’elemento di maggiore novità è stato l’aver organizzato quatto convegni e altrettanti seminari di degustazione con protagonisti alcuni vignaioli presenti. Ho partecipato a tutti i convegni e dell’ultimo sono stato il moderatore. È stata una splendida esperienza con tematiche e interventi di valore assoluto che stridevano non poco con la solita baraonda là fuori. Tali convegni erano collegati uno all’altro con contenuti che amplificavano nella successione degli appuntamenti la figura contemporanea del viticultore. Una specie di concept album, in definitiva, che partiva dall’idea del vignaiolo all’interno del suo ecosistema, la pratica viticola nell’era del cambiamento climatico, l’economia del vignaiolo e la strategia di vendita del vino naturale, fine necessaria di una filiera che ha come obiettivo la sopravvivenza economica di un’impresa.

 

Vorrei sintetizzare per punti gli interventi dei protagonisti di questi incontri che sono stati nella prima giornata: Elisabetta Foradori, Sasa Radikon, Federico Orsi, Nino Barraco, Alessandro Dettori moderati da Sandro Sangiorgi. Nella seconda giornata: Francesco Saverio Petrilli, Gabriele Da Prato, Francesco De Filippis, Emanuele, Bianucci, Jan Hendrik Erbach moderati da Adriano Zago. Nella terza giornata: Corrado Dottori, Alessandro Dettori, Francesco De Franco, Valentino Di Benedetto, Stefano Amerighi moderati da Fabrizio Carrera. Nella quarta giornata: Arianna Occhipinti, Silvana Forte, Sandro Sangiorgi, Piero Guido (agente di commercio), Hiroto Sasaki (Japan wine consultant), Tommy Peng (China wine consultant) moderati dal sottoscritto.

 

Ecco dunque per punti una sintesi di questi incontri che ho segnato sul mio taccuino:

 

  • Il vignaiolo nasce con una presa di coscienza capace di definirlo come soggetto attivo del suo fare agricolo.

 

  • Il vignaiolo non è solo ma si relaziona con la famiglia, i suoi cari e gli amici originando una comunità che contribuisce all’opera agricola.

 

  • Il vignaiolo non può pensare a un’espressione enologica delegata, il centro dell’azienda è lui.

 

  • Il vino deve essere traino di altre forme di agricoltura (si pone l’esigenza di una realtà agricola complessa).

 

  • Esiste una volontà condivisa di sperimentare strade agricole diverse (vedi punto precedente).

 

  • L’azienda del vignaiolo deve essere un luogo di libertà dove i membri della comunità possono circolare liberamente (in riferimento ai trattamenti fitosanitari delle colture coltivate).

 

  • Il vignaiolo che opera in sistemi ecologici impazziti ha il compito di provare a metterli in discussione e cercare di cambiarli.
  • Se il cambiamento climatico è ormai inevitabile, il vignaiolo ha il compito di reagire attraverso la pratica.

 

  • Fondamentale è operare sul comportante del suolo, parte senziente del terreno.

 

  • Il mantenimento dell’humus risulta essenziale per mantenere in vita il pianeta e combattere cambiamento climatico.

 

  • Il vignaiolo deve entrare in relazione con gli altri agricoltori e mettere di nuovo a capo della filiera alimentare persone che conoscano o, ancora meglio, pratichino agricoltura.

 

  • Le strategie del vignaiolo devono anche passare per vie politiche, a tal proposito è importante un’educazione alla sensibilità ecologica.

 

  • Le scelte del vignaiolo naturale sono dettate da una sorta di antagonismo alla velocità contemporanea. Si tratta di vivere il proprio tempo secondo valori che non sono prettamente economici ma attingono alla socialità e alla cultura.

 

  • L’agricoltura non può prescindere da un’idea sociale. Per questo è importante coltivare il concetto di comunità locale con le sue economie e le sue relazioni.

 

  • Pensare in modo collettivo (comunitario) mette in discussioni i modelli economici dominanti.

 

  • È molto importante conoscere la differenza tra imparare e comprendere in modo da poter andare oltre il nozionismo diffuso così pericoloso per la formazione di una coscienza critica.

 

  • Il vino prodotto dai vignaioli naturali necessita di una soggettività attiva nel riconoscere la qualità e la vitalità di un liquido prodotto accompagnando la vocazione di un luogo.

 

  • Per i vini prodotti in sottrazione di interventi enologici è fondamentale diffondere la cultura del trasporto e della conservazione per curarli come un alimento.

 

  • Si deve puntare su una formazione continua e sempre più professionale se vogliamo diffondere tale vino e i valori che ne sono all’origine nella cultura del bere contemporaneo.

 

  • Di fondamentale importanza il confronto con i soggetti commerciali che operano come enotecari e ristoratori. A tale proposito è importante porli davanti al bicchiere e lasciare che si confrontino prima di tutto con il proprio palato.

 

Sono punti essenziali che responsabilizzano la viticoltura ben oltre il ruolo di produttrice di vino. Un ragionamento che merita ulteriori e futuri approfondimenti.