Il sorriso dell’Oltrepò

La migliore risposta all’ennesimo scandalo che infama le colline dell’Oltrepò è valorizzare il lavoro di tanti, tantissimi amici vignaioli e produttori che nella loro quotidianità tengono alta la bandiera di questa terra… Le pagine di Slow Wine da 10 anni a questa parte, con qualche via e va di aziende e con un lavoro costante di scoperte di nuove realtà, è un piccolo contributo a diffondere positività e energia pulita, contro ciò che è insano, ingiusto e controproducente.

 

Montelio vini
Photo Credits Alessandro Anglisani

 

A tutti gli onesti e capaci produttori va il più alto sostegno e invito a continuare sulla giusta strada, con il sorriso, l’orgoglio, la voglia di lavorare ancora più in squadra, magari lasciando in disparte quel vizio al piagnisteo incessante tipico in queste terre.

Di seguito alcune esperienze, virtù, buone pratiche che inondano l’Oltrepò del vino che mi sembra giusto mettere in luce.

 

DELEGAZIONE FIVI OLTREPÒ

A prova che lavorare in rete funziona sempre, mi piace evidenziare il ruolo della Fivi in Oltrepò, o meglio l’importanza e la centralità attribuita alla Federazione da un numero sempre più crescente di aziende. Sono ben 39 le cantine associate, animate da una voglia di esplodere, farsi sentire, condividere obiettivi e strategie comuni.

 

IL METODO CLASSICO PINOT NERO

10 anni fa, quando insieme ad altri amici collaboratori mi avventuravo nelle prime degustazioni di Slow Wine, l’affermazione di etichette di Metodo Classico di vera eccellenza tecnica e identitaria era limitata alle solite poche firme locali. Oggi non più. Questo dato di fatto è prova di un interesse generale, di una cura diffusa al particolare che è giusto riconoscere e che dà speranza a tutti. Non possiamo tuttavia non riconoscere il ruolo guida di aziende come Monsupello, ma anche Ballabio, Scuropasso, Calatroni, Anteo e molti altri.

 

GIOVANI E NUOVE REALTA’

Sebbene la cronaca, i prezzi bassi delle uve, il valore della terra sembra scoraggiare l’ondata di novità e il cambio generazionale, l’Oltrepò si arricchisce sempre di più di volti nuovi, esperienze fresche che incoraggiano il territorio. Sono diverse le nuove generazioni che si affermano con convinzione e coraggio nelle aziende di famiglia, come testimoniano – per citarne alcuni – Edoardo Scanavino (azienda Montelio), Jacopo Verdi (azienda Bruno Verdi), Chiara Torti (azienda Pietro Torti), Carlo, Stefania e Sara Padroggi (azienda Ca’ del Gè), Flavia Marazzi (azienda Scuropasso), Stefano e Cristian Calatroni (azienda Calatroni), Alessio Brandolini (azienda Alessio Brandolini), Alberto Fiori (azienda Valdamonte). Ma citiamo anche chi di storia familiare tra i filari non ne aveva e che, da zero, si è avventurato in questo settore, come il bravo Stefano Banfi (azienda Rocchetta di Mondondone).

 

INVESTIMENTI 

Premesso che credere e investire nella qualità non richiede necessariamente investimenti cospicui (in Oltrepò basterebbe un investimento culturale!), ritengo utile riconoscere il ruolo dell’azienda Vistarino, nella figura di Ottavia, a cui va il merito di aver costruito attorno alla propria storia, un “luogo del cambiamento”. La nuova cantina è, agli occhi miei e di molti, un luogo sacro del pinot nero, un riferimento per l’intero territorio che testimonia l’importanza di lavorare per la tradizione del grande vitigno con uno sguardo meticoloso al rigore tecnico e all’identità. Ne sono prova i suoi tre cru di pinot nero in rosso, tre vini iconici che guardano al futuro.

 

BUTTAFUOCO

Questo importante vino di territorio sta giocando una partita non facile, in cui falli e punizioni sono all’ordine del giorno dal momento che ad alimentarne il gioco ci sono anche grandi e non sempre trasparenti giocatori (oltre ad alcune persistenti inadempienze tecniche). Eppure la partita sembra guardare al successo, complice un gioco di squadra che funziona, come ci racconta il Club del Buttafuoco Storico, in prima linea in un’attività di promozione capillare. Coraggio e positività arrivano anche da aziende che hanno sempre saputo della potenzialità del Buttafuoco, tra queste Andrea Picchioni.

 

Bruno Verdi
      Photo Credits @brunoverdiwines

AUTENTICITÀ

Sono ben cosciente del vuoto che regna – purtroppo – attorno a questa parola, per effetto del suo abuso tanto nel mondo del vino quanto in quello alimentare. Autentico è tuttavia l’aggettivo che meglio si presta per descrivere alcune sfumature di un Oltrepò che sembra appartenere al passato, ad una nostalgica visione del vino, ma che, a miei occhi, è tanto più che mai attuale. Il riferimento va, ad esempio, al ruolo di Sergio e Cristiano Agnes, da sempre per Slow Wine, “i custodi della croatina”. Il loro ruolo di promozione del ricco patrimonio di vecchie vigne (alcune centenarie) è condotto con impegno, spontaneità e coerenza, valori rari, per anni in controtendenza, oggi da guardare con ammirazione, per la capacità di raccontare nella semplicità di una Bonarda Frizzante, la complessità di un territorio.
Altro contributo di autenticità va al grande Lino Maga, il cui valore iconico, la sua storia, le sue battaglie, servono all’Oltrepò per imparare a conoscersi e a ri-conoscersi.