Il progetto “Zero Infinito” di Pojer & Sandri si arricchisce di nuove etichette

Chi conosce anche solamente un po’ questa storica azienda trentina, fondata nel 1975 da Mario Pojer e Fiorentino Sandri, sa che la cantina di Faedo è come la mitologica fucina di Efesto: un ribollire continuo di novità e progetti, di esperimenti ben riusciti e di nuove etichette, talvolta non necessariamente di vino.

Eh si, perché Pojer e Sandri non si preoccupano solo di produrre ottimi vini “normali” – la gamma conta più di una decina di vini fermi, e poi ci sono i Metodo Classico… – ma si dilettano anche con i passiti, i fortificati, i rifermentati in bottiglia colfondo, senza dimenticare la fantastica produzione di grappe e distillati e le preziose bottigliette di vari aceti (distilleria e acetaia sono annesse alla cantina).

Il progetto ZERO INFINITO prende avvio più di 10 anni fa, dopo l’assaggio, folgorante, di un vino da varietà resistenti (PIWI) portato in dono da un amico svizzero. La curiosità attorno a queste varietà di vite resistenti alle crittogame (che quindi non necessitano di trattamenti antiparassitari e fungicidi) cresce nei due soci e nel 2009 vengono messi a dimora – a Grumes, in alta Val di Cembra, a 800-900 metri di altitudine – i primi 4 ettari abbondanti della varietà solaris e di altri PIWI (muscaris, souvignier gris, ecc. – vedi foto a lato); allora l’impianto era illegale, poi la legislazione si è adeguata e oggi con queste uve si può produrre un vino “legale”.

Il tempo di cogliere le prime uve di qualità e nasce lo Zero Infinito, un vino frizzante prodotto con la tecnica della rifermentazione naturale in bottiglia, senza sboccatura (sur lie direbbero i francesi, o colfondo nel dialetto veneto di Valdobbiadene); un vino ancestrale prodotto con Zero impatto chimico in vigna e Zero impatto chimico in cantina.

Al contempo le vinacce delle uve PIWI vengono trasformate in grappa, la prima in Italia prodotta con questi vitigni, e una piccola parte del vino viene introdotto all’acetificazione. A breve, al termine del giusto periodo di affinamento in legno, avremo anche un brandy, ovvero un distillato di questo vino.

Il progetto si è poi arricchito di un’altra etichetta: da qualche mese infatti è apparso in commercio lo Zero Infinito Cremisi, una versione “gemella” dello Zero Infinito (sempre frizzante da rifermentazione naturale in bottiglia) da vinificazione in rosa di uve souvignier gris con l’aggiunta di una varietà PIWI originaria della Repubblica Ceca.

E infine qualche settimana fa sono state tappate le prime bottiglie dello Zero Infinito Perpetuo, un vino “concepito” nel 2007 con uve stramature macerate sulle bucce – secondo l’antica tradizione georgiana, ma senza utilizzare le anfore di terracotta – e vinificato con la tecnica siciliana del “perpetuo”, che in sostanza è un metodo Soleras portato all’infinito: da una botte sempre colma ogni anno si preleva una piccola quota di vino, che viene “rimpiazzato” da quello dell’ultima vendemmia. In questo caso il vino matura in piccoli fusti di rovere precedentemente utilizzati per l’affinamento del brandy prodotto in azienda.

Abbiamo assaggiato tutti i prodotti, e per la vostra curiosità possiamo condividere alcune impressioni.

 

Zero Infinito

Lo conosciamo da tempo e lo ritroviamo, in questa nuova versione di annata, così come ce lo aspettiamo: intensamente fruttato, brioso, allegro e piacevolissimo. Melone bianco è la prima impressione olfattiva, poi cresce imperiosa una nota di pesca bianca (quella che viene chiamata pesca tabacchiera). L’effervescenza è controllata, introduce un gusto con tanto frutto e marcata acidità, che sa di agrumi e cedro candito nel finale. Chiude con un piacevole tocco amarognolo.

 

Zero Infinito Cremisi

Verrebbe da dire “un vino per i bambini” tanta è la sensazione di ciliegia e fragola che sprigiona al naso (a Zelda e Giorgia, 14 e 11 anni, che si sono bagnate le labbra con un goccio di Cremisi, è piaciuto tantissimo…): fragole e ciliegie che sembrano appena colte, dolci e succose. Al palato avverti subito una spuma cremosa, poi esplode il gusto fruttato, sorretto da una ficcante e dissetante vena acida agrumata; il finale è secco e asciutto, come dev’essere! Muovendo la bottiglia i fondi risalgono verso il collo rendendo progressivamente più torbido e più scuro il bel colore cremisi chiaro del vino: “sembra l’acqua dove nuota uno squalo che ha appena azzannato la gamba di un uomo” (citazione di Giorgia 🙂 )

 

Zero Infinito Perpetuo

Si apre con eleganti sentori eterei e dolci di brandy e rhum, a cui presto si affiancano note di crema pasticcera e di albicocca disidratata. La bocca in entrata è asciutta e giustamente tannica: te lo immagini dolce e cremoso (dalle impressioni olfattive) e invece è perfettamente secco e incisivo, dinamico e ricco di gusto. Coloro a cui piacciono i vini ossidativi troveranno nel Perpetuo una versione inconsueta, interessante e molto piacevole.

 

Aceto di Zero Infinito

Straordinariamente buono, ricco di acidità volatile ben bilanciata da una intensa vena aromatica: è molto gustoso, pieno, quasi corposo.

 

Grappa di Zero Infinito

Assaggiata, subito dopo riassaggiata, poi ancora un po’ e infine l’ultimo “dito” prima di andare a letto: mai dormito tanto bene! Scherzi a parte “l’arte distillatoria” di Pojer & Sandri è rinomata e anche questa grappa – asciutta, profumata – non fa eccezione.