Il progetto Bulgheroni: globale, locale

Le parole dell’agronomo Alberto Antonini sgombrano il campo da ogni dubbio riguardo la qualità del progetto del Gruppo Bulgheroni in Toscana. «L’obiettivo di ogni tenuta è produrre vini di territorio – ci dice da un piccolo riquadro sullo schermo del computer – per fare questo dobbiamo seguire tre direttrici: vini di radice, ricercare la tessitura più che la concentrazione e uso calibrato del legno». Arrivato in Italia nel 2010, l’imprenditore argentino Alejandro Bulgheroni, ha, in poco tempo, preso possesso di alcuni terroir toscani tra i più vocati: Bolgheri, Chianti Classico e Montalcino, in rigoroso ordine alfabetico.

 

A queste tenute si aggiunge una costellazione di aziende sparse per tutto il globo terrestre: Uruguay, Argentina, Australia e Napa Valley in California. Eppure, ascoltando Antonini, sembra di sentire le parole di un artigiano della vigna. Massima attenzione alla vitalità del suolo e della salubrità biologica delle piante. Per ogni tenuta, l’azienda si è avvalsa della consulenza dell’agronomo cileno Pedro Parra, vero e proprio cacciatore di parcelle vocate.

 

In cantina il lavoro si caratterizza per fermentazioni spontanee, utilizzo di botti grandi e impiego quasi esclusivamente di vitigni che la singola esperienza enologica del luogo ha affermato nella tradizione. Alla mia domanda se nell’esperienza fino a qui acquisita i vitigni autoctoni si comportano meglio degli alloctoni, Antonini risponde da vero cosmopolita «Autoctono o alloctono non contano molto – taglia corto – la geologia non sa qual è il nuovo mondo e il vecchio mondo. Il fine è portare sul mercato ciò che ti viene bene non quello che è richiesto in un dato momento storico».

 

Gli assaggi confermano la positività impressa dalla narrazione dell’agronomo e di Stefano Capurso, direttore generale di Dievole. Tre vini sulla mia scrivana, due da Dievole, Castelnuovo Berardenga e uno dalla Tenuta Meraviglia, azienda bolgherese.

Il Campinovi Bianco 2018 è un trebbiano toscano in purezza. Affinato in grandi botti di legno per 12 mesi evidenzia una bella densità di centro bocca dove sprigiona aromi agrumati e fiori gialli. Il finale è molto pulito e un pizzico di sapidità in più non guasterebbe.

 

Il Bolgheri Superiore Maestro di Cava 2017 è un cabernet franc in purezza. Vinificato in tini tronco­–conici di cemento affina in botte grande di rovere francese. Molto piacevole la tessitura gustativa, dinamica e viscosa. Ottimo nel finale il succo che emana profumi di piccola frutta a bacca rossa.

 

Il Chianti Cl. Gran Selezione Vigna di Sessina 2016 è un 100% sangiovese. Affina 17 mesi in botti di rovere francese di 41 hl dopo aver fermentato in vasche di cemento grezzo da 75 hl. Esprime sorso potente e di appartenenza espressa attraverso una decisa spina dorsale acida che sostiene il vino per tutto il percorso gustativo donando aromi complessi di frutta rossa e cenni balsamici.